Obama in arabia saudita, tra tentativi di disgelo e incomprensioni

23/04/2016 di Michele Pentorieri

La visita del Presidente degli Stati Uniti ha confermato quanto le relazioni tra i due Paesi siano al minimo. Tra gli argomenti trattati: Iran, Is e 11 Settembre.

USA e Arabia

Lo scorso Mercoledì, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama si è recato in Arabia Saudita per un colloquio bilaterale con Re Salman. L’occasione è stata data da un vertice al quale partecipano tutti i paesi del golfo persico (tranne l’Iran). Il Presidente USA non è stato accolto in maniera particolarmente calorosa – il Re non è andato neppure ad accoglierlo all’aeroporto -, sintomo di come le relazioni bilaterali siano, oramai, al punto più basso toccato nella recente storia americana. D’altronde, le frizioni tra Obama e l’Arabia Saudita non sono mai mancate durante il suo intero mandato, e le recenti dichiarazioni del Presidente americano, relative alla possibilità di desecretare diversi atti relativi agli attacchi dell’11 Settembre 2001, hanno aggiunto una nuova questione sul tavolo.

Il primo dei motivi di scontro, nonché il più ovvio, è la diversa visione dell’Iran. Obama è di fatto riuscito a riabilitare il Paese da un punto di vista politico ed economico, cancellando le sanzioni a suo carico e mettendolo in condizione di poter rivaleggiare con l’Arabia Saudita per il controllo del Medio Oriente. L’obiettivo di creare un equilibrio di potenza, volto a stabilizzare la zona è stato peraltro confermato dallo stesso Obama in un’intervista, nella quale ha dichiarato sostanzialmente che Riyadh dovrebbe “condividere” il Medio Oriente con Teheran. Ovviamente, le dichiarazioni hanno sollevato non poche polemiche all’interno della monarchia wahhabita che, già da tempo, aveva visto la privilegiata alleanza con gli Stati Uniti incrinarsi. Oltre a motivi geopolitici, le frizioni con Teheran riguardano anche il petrolio, soprattutto in questo periodo in cui la casa regnante saudita sembra a dir poco spiazzata dal calo dei prezzi del greggio.

L’altro nodo focale riguarda la lotta all’Is, che per l’Arabia Saudita semplicemente non è una priorità. Le attenzioni di Riyadh, semmai, sono volte a contenere l’Iran e la sua ascesa, limitandone la sfera d’influenza (vedi Yemen e Siria) e cercare di restaurare quel clima di delegittimazione internazionale che circondava il Paese sciita fino a pochi anni fa. Al contrario, Obama vorrebbe convincere Salman e gli altri petro-monarchi del Golfo ad un sostegno più massiccio nella lotta all’Is. Visto l’ingente flusso di denaro proveniente da molti cittadini del Golfo e volto a promuovere l’estremismo sunnita all’estero, tuttavia, non c’è per ora molto da sperare su questo fronte.

Ma la vera novità degli ultimi giorni è costituita da due questioni che riguardano gli attacchi dell’11 Settembre 2001. Sul primo fronte, alcuni familiari delle vittime hanno intentato un processo contro l’Arabia Saudita, chiedendo riparazioni economiche in virtù della nazionalità degli attentatori e del sostengo saudita ad al-Qaeda. Il Governo statunitense si oppone fermamente ad una buona riuscita del processo (che costituirebbe un pericoloso precedente) anche se all’interno del Congresso stanno aumentando i pareri favorevoli. L’altra -più preoccupante per l’Arabia Saudita- questione è rappresentata dalle recenti dichiarazioni di Obama circa la possibilità di desecretare alcuni fascicoli relativi agli attacchi. Ciò potrebbe scoperchiare il vaso di Pandora, gettando finalmente piena luce sul ruolo dei sauditi nella questione.

Al di là delle frizioni tra i due Paesi, ed in modo analogo al Governo israeliano, le élite saudite sembrano voler attendere la fine della presidenza Obama per poter “rinegoziare” l’alleanza. Sia Riyadh che le altre monarchie del Golfo sembrano piuttosto impazienti di vedere congedato dal suo incarico l’artefice della riabilitazione iraniana. In generale, quello che con ogni probabilità è stato l’ultimo viaggio di Obama in Arabia Saudita in veste di Presidente ha avuto poche conseguenze. Non che fossero attese svolte epocali, ma ora più che mai i due Paesi sono divisi dalle opposte visioni su temi di fondamentale importanza per il Medio Oriente: Iran e Is.

 

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Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
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