Nymphomaniac – Volume 1

15/04/2014 di Jacopo Mercuro

Nymphomaniac

“Forse, l’unica differenza tra me e gli altri, è che io ho preteso di più dal tramonto; colori più spettacolari quando il sole arriva all’orizzonte. Forse è questo il mio unico peccato”. – Joe (Charlotte Gainsbourg)

Solo gli stupidi non cambiano mai idea e lo sa bene il regista danese Lars Von Trier, che uno stupido proprio non lo è. Dopo due anni, il padre fondatore di Dogma 95, torna in modo prepotente sul grande schermo con il suo Nymphomaniac, dividendo, come sempre, pubblico e critica internazionale. Le innumerevoli critiche, che hanno assalito il film di Von Trier, non sono di certo una novità; lo è invece lo stile con cui il regista si è mostrato al mondo, accantonando i dogmi stilati nel manifesto del suo movimento.

Dogma 95 è un movimento fondato nel 1995 da Lars Von Trier e Thomas Vinterberg ed è considerato, dagli stessi, una scialuppa di salvataggio per un cinema sempre più alla deriva e ostaggio delle nuove tecnologie. Chi sposa la causa di Dogma 95 è costretto a fare un vero e proprio voto di castità, cercando di restituire al cinema la purezza delle origini, come Carl Theodor Dreyer, anch’essi danese, cercava di fare nei suoi film.

Von Trier rispecchia perfettamente lo stereotipo del genio, un incompreso che fa cinema a suo piacimento, libero dai giudizi della critica e del pubblico. Un uomo che sembra trovare la serenità attraverso la sofferenza, esaltando le sue idee non convenzionali che, puntualmente, disattendono le aspettative. Con Nymphomaniac infrange (di nuovo) il voto di castità di Dogma 95; allo stesso tempo mantiene la sua aurea provocatoria, intraprendendo un percorso che esplora fragilità e perversioni dell’animo umano. Il ruolo di protagonista è affidato alla sua più grande ossessione: una donna, creatura che affascina il regista proprio per la sua incapacità di comprenderla e controllarla.

Nymphomaniac è diviso in due volumi, che a sua volta è stato suddiviso in capitoli (il volume 1 ne conta 5). Joe (Charlotte Gainsbourg e Stacy Martin per la parte giovanile), è una donna ossessionata dal sesso, nel quale si rifugia per combattere la sua infelicità, ma i risultati non sono quelli sperati. Svenuta e mal ridotta, viene trovata a terra dal signor Seligman (Stellan Skarsgård), un uomo distinto che la soccorre e la accoglie in casa. Nell’abitazione, Joe, inizia a raccontare la travagliata storia della sua gioventù. Seligman, più volte, cerca di interrompere il racconto della donna, invitandola a riposare, ma è la stessa Joe che, in modo ostinato, porta avanti il racconto. La donna, più che in una semplice storia, s’immerge in un libero sfogo, il suo racconto prende vita attraverso gli oggetti presenti nella casa di Seligman, dai quali trova ispirazione per rievocare aneddoti delle sue esperienze passate.

Il livello tecnico, raggiunto da Lars Von Trier nel suo ultimo lavoro, è qualcosa di magnifico. Come se fosse necessario, si conferma un grande regista e non solo un semplice provocatore, figura alla quale è stato più volte rilegato nei suoi anni di carriera. La musica si fonde prepotentemente alle scene, passando dal metal dei Rammstein alla polifonia di Bach. Se la colonna sonora è stata magistralmente inserita, svolgendo un ruolo fondamentale, il vero colpo di genio arriva dalla tecnica di montaggio. Von Trier si gioca il suo asso nella manica, come fosse un allievo diretto di Ėjzenštejnmadotta un montaggio degno della scuola sovietica, grazie soprattutto all’aiuto di Molly Marlene Stensgaard. La grande forza di Nymphomaniac è proprio la sua forma, l’alternarsi d’immagini piene di significato, composte dalle sequenze di inquadrature vive nel mondo illusorio, gettano lo spettatore ad una continua riflessione intellettuale. In modo frequente, le scene, escono dal presente del racconto per entrare nel mondo dell’immaginazione, continuamente stimolata dal regista.

I complimenti, oltre che al regista, vanno fatti agli attori, che, come sempre, sono stati messi a dura prova da Von Trier. I lavori del regista danese sono sempre estenuanti per il cast, al quale è continuamente chiesto di spingersi al limite delle proprie capacità. Shia LaBeouf, uno degli attori di Nymphomaniac, nei giorni in cui stava girando il film disse: “Von Trier è pericoloso. Mi fa paura. E sto andando al lavoro adesso, ma sono spaventato”. L’intero cast sembra essere riuscito a far fronte all’onda d’urto del regista; in particolar modo Charlotte Gainsbourg e Stacy Martin, che hanno interpretato la protagonista Joe, un ruolo difficile quanto scomodo. Doveroso citare anche la parte di Uma Thurman, alla quale sono bastati pochi minuti ed un monologo superbo per confermare le sue doti. Ancora una volta Von Trier ha utilizzato i personaggi per parlare di se; ne è un esempio la scena in cui, la compagna di avventure sessuali della protagonista, abbandona improvvisamente lo stile di vita adottato per abbracciare il tanto odiato amore; la stessa cosa che ha fatto Von Trier, che, con il suo ultimo lavoro, ha rinnegato, in parte, il suo modo di fare cinema, accettando anche i tagli imposti dai produttori, cosa che in passato non avrebbe mai accettato.

Nymphomaniac, al contrario di quanto si possa credere, non è un banale racconto erotico, è un lavoro pieno di significati e rimandi storici, alcuni evidenti altri meno; racchiude tutti i suoi precedenti film, evocando il mondo nella sua totalità: arte, relazioni, persone, religione, civiltà e natura. Molti dei suoi precedenti lavori, oltre che lenti e di difficile comprensione, non hanno raggiunto il livello qualitativo di Nymphomaniac, che a mio parere potrebbe essere il suo personale capolavoro.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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