Nuovo governo? Nuovi dubbi

23/03/2013 di Giacomo Bandini

Le incertezze – In tempi come questi dove i dubbi sovrastano le certezze la scelta di Napolitano espressa oggi pomeriggio di affidare il futuro governo del Paese a Pierluigi Bersani si costella anch’essa di domande. La principale, quella che in realtà viene formulata da un mese a questa parte, è “Quanto durerà il prossimo governo?”. Traducibile anche con: “Quando si torna a votare?”. Ecco, il nuovo premier in questo momento è probabilmente assillato dai medesimi dilemmi. Un futuro incerto dunque si prospetta, dove dominano ancora una volta la paura di non farcela e di rimanere sempre un passo indietro rispetto alle altre democrazie occidentali.

Ripartire – Come si può ripartire a fronte di una situazione simile? Un’altra domanda tanto per restare in tema. Ripartire appare difatti assai arduo, soprattutto se il Movimento 5 Stelle continuerà a farsi inseguire, ricattando a tutto tondo. Non convincono per altro i proclami del Pd di fermezza nei confronti dei grillini. L’inseguimento sta avvenendo, eccome. Il tempo però stringe. L’Italia è in piena emergenza riforme e non può assistere ancora a lungo al giochino degli scambi politici. Cipro in questi istanti e la Slovenia prossimamente ci dimostrano che per tutelare i meccanismi finanziari sistemici le ricette utilizzate fino ad oggi vanno rinnovate. Ci stanno mostrando il vero volto dell’Europa: una fragilità strutturale piena di falle. Occorre prendere precauzioni fin da subito e dimostrare all’UE la  nostra volontà e le nostre rinnovate capacità. A maggior ragione dopo il fallito tentativo di Monti. Un altro dei primi passi che cercherà di compiere il nuovo governo sarà quello di ottenere la riforma elettorale tanto acclamata. Acclamata quanto rischiosamente inutile. Come è stato varie volte ribadito nei nostri articoli la sostituzione dell’attuale legge elettorale con una migliore rischia di sortire effetti solamente dal punto di vista numerico se non si ridisegna adeguatamente l’architettura istituzionale del Paese. Questo deve essere per Bersani il vero punto di partenza, prima ancora delle giustissime leggi sul conflitto d’interessi e il falso in bilancio.

 Il prossimo step– Quale sarà allora la soluzione cercata da Bersani? Innanzitutto è necessaria una premessa. L’incarico conferitogli da Napolitano è limitato già in partenza. È proprio Re Giorgio a vincolare il prossimo governo ai  numeri. Il Presidente della Repubblica vuole avere la certezza assoluta sull’ottenimento del consenso da parte delle Camere per quanto riguarda la fiducia sul  governo, auspicandosi che questa gli venga conferita il maggior numero di volte possibile. Magari incominciando proprio da quelle riforme di cui abbiamo parlato poc’anzi. In prima analisi e a breve termine dunque il pallino del gioco è ancora nelle mani del Quirinale. Per poco però. Il prossimo passo è proprio l’elezione del nuovo inquilino del colle e anche da questa nomina dipenderanno svariati scenari. L’incognita qui rimane quella delle pressioni di Berlusconi per una figura estranea al centrosinistra, accusato di aver monopolizzato la carica negli ultimi 20 anni. Il nome di Prodi nel frattempo circola con maggior frequenza e se fosse proprio il suo nome ad emergere dal voto a Camere riunite la durata di Bersani al timone potrebbe allungarsi.

Considerazioni fondamentali – Per comprendere meglio gli scenari futuri è obbligatorio compier un piccolo passo indietro. Le elezioni infatti hanno messo in evidenza alcuni concetti dai quali non si può prescindere se si vuole ipotizzare quale direzione prenderà il corso degli eventi e come verrà giocata la partita del sostegno a Bersani. In primis, il Paese pare spaccato in tre parti ben distinte. Unico segnale di movimente proviene dai sondaggi (ma ci fidiamo ancora?)e sembra essere la potenziale crescita del Movimento 5 Stelle se si tenesse entro pochi mesi una nuova tornata elettorale. Il governo di conseguenza è capitato quasi casualmente nelle mani del centrosinistra che si ritroverà costretto a contrattare la fiducia su ogni singola azione. Non è proprio la soluzione auspicabile per eccellenza. Il secondo assunto di base vede ancora il ritorno alle urne al primo posto fra le potenziali strade. Il problema relativo a tale situazione concerne la possibilità di votare nuovamente con il Porcellum, nel caso peggiore di mancato accordo sulla ridorma elettorale. Ciò non deve assolutamente accadere. Pena un potenziale ulteriore stallo politico-istituzionale in caso di Senato non governabile. Terza cosa da apprendere dopo il risultato di pareggio del 25 febbraio è la carenza di sostegno dei mercati verso la difficoltà a governare questo Paese. L’ennesima dimostrazione di incapacità politica e l’ennesimo stop alle riforme determinerebbe il collasso del sistema economico e la conseguente dipartita della nostra partecipazione all’UE. Potrebbe causare lo scioglimento stesso dell’Unione. Non possiamo permettercelo.

Inseguire o responsabilizzare – Inseguire i potenziali alleati sul loro campo non rientra fra le strategie migliori dei manuali di guerra e la storia insegna che le imboscate fanno perdere molte battaglie. Bersani rischia di cadere proprio in questa trappola viste le premesse gravitanti  intorno la sua prima esperienza da premier (forse brevissima). È innegabile la necessita di ricercare un compromesso fra tutte le forze in gioco per permettere l’avanzamento dei lavori di ristrutturazione nazionale. Il tutto deve invero avvenire in un clima di responsabilità e non di ricatto come pare alla luce dei fatti. Non bisogna sprecare un’altra occasione per sentirci dire che in Italia non cambia mai nulla e che la speranza ormai è perduta.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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