La Prima Repubblica, in fondo, non è ancora finita. Quando il nuovo è già vecchio

16/11/2013 di Andrea Viscardi

Nuovo Centro Destra, Alfano e Colombe

Il nuovo centro destra italiano – La notizia del weekend è, senza ombra di dubbio, la rottura definitiva tra falchi e colombe all’interno del PdL. Poco importa, all’opinione pubblica, che l’Unione europea abbia bocciato la legge di stabilità. Angelino Alfano ha annunciato un nuovo gruppo, quello del “Nuovo centro destra”. Ecco, nella più classica delle mosse politiche italiane, non poteva mancare il termine “nuovo”, già utilizzato, poche settimane prima, per lanciare la Nuova Alleanza Nazionale di Storace. D’altronde, in tempi di magra fiducia dell’elettorato italiano, l’aggettivo nuovo è un di più di cui vantarsi. Ma sarà veramente, così nuovo?

La nuova (mai passata) prima repubblica? – Il problema della situazione politica italiana deriva, anche, da una verità che nessuno vuole ammettere, o sulla quale non  viene mai posta l’accento quanto si dovrebbe. Tutti parlano, infatti, di principio della terza repubblica. Premettendo che, da un punto di vista di analisi politica e istituzionale, non è mai esistita alcuna Seconda Repubblica, ma solo una transizione ventennale corresponsabile dell’ingovernabilità del Paese, veramente la prima Repubblica è finita con Tangentopoli. Da un punto di vista istituzionale e di soggetti politici, certo, non può sorgere alcun dubbio. I principali partiti italiani dell’epoca, sono caduti ad uno ad uno – o hanno assunto ruoli marginali – vuoi per mani pulite (DC e PSI), vuoi per il passare dei tempi che ha obbligato un rinnovamento (PCI). Ma la realtà dei protagonisti politici, ci dice che, fatta fuori la prima linea della classe dirigente dell’epoca, si diede spazio ai gregari che, riciclandosi di partito in partito sono gli stessi che, oggi, vorrebbero far passare come nuovo qualcosa che, in realtà, nuovo non è affatto. In ogni partito italiano, a distanza di vent’anni, questi, rappresentano la maggioranza dell’establishment politico.

Fabrizio Cicchitto, uno dei volti del "nuovo" centrodestra
Fabrizio Cicchitto

DC in ogni dove – Prendiamo ad esempio calzante – non me ne vogliano le bianche colombe – il nuovo soggetto capeggiato da Angelino Alfano ed alcuni dei suoi personaggi di spicco, che dovrebbero rilanciare e rinnovare il centro-destra italiano. Il primo nome che risalta alle cronache è quello di Roberto Formigoni. Classe 1947, rappresenta uno dei casi più evidenti di postdemocristiano presente in Parlamento. Aderente sin da giovane alla DC, fondatore del Movimento Popolare, figura di spicco di CL, l’ex (indagato) Presidente della Regione Lombardia, decide nel 1995, di aderire all’erede della Democrazia Cristiana, il Partito Popolare Italiano, salvo, viste le prospettive non proprio entusiasmanti, rifugiarsi con il collega Buttiglione nei Cristiani Democratici Uniti, di cui è presidente nel 1996. Quindi i mandati in Lombardia. Qui si avvicina a Forza Italia (prima), alla Casa delle Libertà e al Pdl. Eletto al Senato nel 2006, decide di rimanere in regione. Cosa che non farà nel 2013, scelta quasi obbligata visto lo scandalo sanità. Altro democristiano di vecchio pelo è Giovanardi, che inaugurò la sua carriera politica nel movimento della balena bianca nel lontano 1969.

Ma anche il PSI… – Il secondo personaggio, per meglio far comprendere il melting-pot del riciclo all’Italiana, si chiama Maurizio Sacconi. Quasi coetaneo dell’esponente ciellino più famoso d’Italia, l’ex Ministro del Lavoro iniziò la sua carriera nel Partito Socialista di Bettino Craxi. Poi, dopo lo scandalo mani pulite e lo scioglimento, fonda la Sinistra Liberale. Quindi, l’illuminazione. Dopo 5 anni passati all’OIL, la sinistra non va più tanto a genio: nel 2001 entra in Forza Italia. Il resto è noto a tutti. Per non parlare di Cicchitto, lui, pensate un po’, iniziò addirittura nella CGIL, prima di passare al PSI (eletto deputato, la prima volta, nel 1978). Nel 1994 fonda il Partito Socialista Riformista e quindi aderisce al Partito socialista di De Michelis. Nel 1999, visti gli scarsi risultati, il passaggio a Forza Italia.  A salvarsi, data l’età anagrafica, sono pochi, principalmente la Lorenzin, Rocella, in parte Lupi e Alfano (che iniziarono comunque, come sostenitori della DC). Un capitolo a parte, tra “i vecchi” per Quagliariello che, bisogna concederglielo, aderì a Forza Italia sin da subito, dopo una brillante carriera nel Partito Radicale, affascinato dalla spinta liberista del soggetto di Silvio Berlusconi e il cui lavoro, nell’ultimo anno, è stato sicuramente degno di nota.

Futuro passato, nuovo già vecchio – Resta però una domanda principale. Come potranno, soggetti di questo tipo, creare qualcosa di nuovo nel panorama del centro-destra italiano, provenendo, chi più chi meno, dal vecchio estabilshment politico formatosi sotto l’ombrello della Prima repubblica, chi nella DC, chi nel PSI? La risposta, onestamente, resta un mistero. Il futuro dirà se, un dubbio di tal tipo, verrà risolto positivamente. Certo che dopo vent’anni, ci si aspetterebbe, nel panorama dei vertici politici italiani, un maggiore ricambio generazionale.

Non si possono insegnare nuovi trucchi ad un vecchio dogma – Dorothy Parker

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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