Le nuove voci sulla legge elettorale: in arrivo un autunno bollente?

22/10/2014 di Luca Andrea Palmieri

Rimbalzano sussurri sulle novità dell’Italicum: premio di maggioranza solo per i singoli partiti e addio alle coalizioni: se così fosse, il clima politico potrebbe diventare d’un colpo incandescente

Su queste pagine ci siamo lungamente occupati della riforma della legge elettorale. Battezzata dal mondo giornalistico Italicum, la proposta del governo Renzi è stata di fatto la sublimazione del Patto del Nazareno con Silvio Berlusconi. Il sistema proposto permetteva infatti la governabilità, favorendo le coalizioni ma punendo i partiti minori grazie a una soglia di sbarramento piuttosto elevata. Una legge perfetta per indirizzare il paese verso il bipolarismo, limitando l’impatto del Movimento 5 Stelle – che non fa alleanze – e chiudendo la porta ai “casi Udeur” che hanno limitato in passato sia sinistra che destra.

Eppure l’Italicum è scomparso dai radar dell’azione parlamentare da più di 200 giorni, nonostante la Camera si sia già espressa, com’è noto. Il blocco al Senato però non è figlio di una mancanza di volontà della camera alta stessa: è il contesto politico che, evolvendosi in fretta, ha messo in secondo piano la legge elettorale. La versione ufficiale è che la sua approvazione definitiva debba succedere alla riforma del Senato. Scelta logica: un Senato diverso richiede un sistema elettorale diverso. Eppure è evidente come questa non sia l’unica questione. Troppi i dubbi sull’impianto, troppe le resistenze interne, troppe le incognite sull’evoluzione della struttura politica del paese, mai stata fluida come in questi anni.

Un pensieroso Angelino Alfano. Le nuove voci sulla legge elettorale potrebbero regalargli ben più di un grattacapo.
Un pensieroso Angelino Alfano. Le nuove voci sulla legge elettorale potrebbero regalargli ben più di un grattacapo.

Tutti hanno dovuto muoversi con prudenza, ed in effetti negli ultimi mesi il contesto è cambiato molto. Dopo marzo, quando v’è stato il voto alla Camera, si ricorda il boom del Pd alle Europee e la trasmigrazione della Lega verso destra, ormai in forte vicinanza con le posizioni di partiti come Fratelli d’Italia. Fattore, quest’ultimo, che aumenta le difficoltà di Berlusconi. L’ex Cav. si trova oggi non solo a dover fare i conti con la crisi economica e di voti del partito, ma anche a dover fare i conti con un potenziale alleato ben più difficile da gestire che in passato. Una situazione che lo schiaccia sempre di più verso il fronte dei moderati, dove già la concorrenza di Renzi si sta facendo serrata.

Ancora mancano segnali parlamentari, ma visto il contesto è evidente il potenziale di una crisi del Patto del Nazareno: quantomeno dal lato del Pd, con Renzi che si ritrova davanti un avversario/alleato spompato ed alle prese con un momento critico. Meno facile che, viste proprio le difficoltà, sia Berlusconi a rinunciare alla trattativa. Intanto, qualcosa si sta muovendo: pare sia in arrivo – anche se ancora manca una qualsiasi ufficialità – una grossa novità nell’impianto della riforma elettorale. Via le coalizioni fin dal primo turno, il premio di maggioranza lo dovrebbero conquistare solo i singoli partiti. La novità, detta così, manca di particolari essenziali (per esempio sulle soglie, o sul possibile cambio della struttura dei seggi). Inoltre, per quanto sia stata ripresa dai principali quotidiani (a partire dal Sole 24 Ore, con un commento autorevole come quello di Roberto D’Alimonte), non è ancora ben chiaro da chi parta la proposta.

Una risposta a prima vista sembra facile: dal PD, l’unico partito nel paese con un bacino elettorale che basti a cogliere i vantaggi del nuovo sistema. L’impianto attuale già prevede che liste e coalizioni prendano il premio dal 35% in poi: la ripetizione del risultato di maggio permetterebbe ai democratici di presentarsi da soli. Contando un calo fisiologico, la possibilità di un premio di maggioranza singolo diventerebbe ancora più appetibile. Lo sarebbe molto meno per Forza Italia oggi, a meno che Berlusconi non pensi di avere in mano le carte giuste per recuperare l’immenso bacino di voti bruciato negli ultimi due anni. Eppure, pare che l’idea sia stata concordata proprio dai vertici dei due partiti. Chi potrebbe giovarne è il Movimento 5 Stelle, che pure contesterà ancora l’impianto della riforma, anche per altre questioni – come l’assenza di preferenze. Fatto sta che gli stellati se riuscissero a risolvere gli innumerevoli problemi interni, potrebbero tornare fortemente in gioco.

Questo perché si creerebbero le condizioni per superare anche il bipolarismo, in vista di un bipartitismo potenziale, ma non sostanziale per via dell’attuale situazione politica. Immaginando che il Pd si mantenga intorno al 35-40%, che il M5S tornasse al 25% e Forza Italia riuscisse a riunire parte delle destre oltre il 20%, potrebbero esserci sempre tre partiti a concorrere per il ballottaggio. Fatto sta che è difficile prevedere gli sviluppi elettorali futuri.

La spinta a destra della Lega di Matteo Salvini potrebbe schiacciare Berlusconi sempre più verso Renzi
La spinta a destra della Lega di Matteo Salvini potrebbe schiacciare Berlusconi sempre più verso Renzi

Rimane una questione fondamentale: se sono due i singoli partiti che concorrono per il premio di maggioranza, è evidente che le forze politiche minori si trovino schiacciate verso i partiti maggiori. Che scelta fare? Restare piccoli, anche entrando in Parlamento, condannandosi all’opposizione perenne o al massimo al sostegno esterno? L’alternativa sarebbe di fondersi, quantomeno in periodo elettorale, al partito maggiore, che però a questo punto avrebbe il coltello dalla parte del manico. Le possibilità, per fare un esempio, sono di trovare alle elezioni candidati di Sel con il simbolo del Pd, o la creazione di un nuovo contenitore, senza singole liste all’interno, che rifletta le alleanze, rappresentandole in proporzione ai risultati passati (in questo modo oggi avremmo solo una manciata di candidati della sinistra radicale). Per il partito di Vendola tra l’altro queste opzioni potrebbero anche non esser percorribili: non a caso le voci sulla fusione del Pd con Scelta Civica, Popolari ed i fuoriusciti da Sel, in vista di una sorta di “partito nazione”, prenderebbero tutt’altra luce nell’ottica di questi cambiamenti.

La questione principale però non riguarda le prospettive future, anzi: è strettamente attuale. Basta fare due calcoli. Se il premio di maggioranza andasse ad un singolo partito, come si svilupperebbero le soglie? Come dice lo stesso D’Alimonte, è plausibile che vengano ritoccate verso il basso (ci si può spingere a preventivare un 4,5% per tutti, vista la fine delle coalizioni). Percentuale che il Nuovo Centro Destra non è riuscita, seppur di poco, ad ottenere alle ultime europee.

Per Alfano e i suoi dunque le alternative sarebbero due: o rassegnarsi al “ritorno all’ovile”, facendosi riassorbire in toto da Forza Italia, o scegliere tra il rischio-sparizione e una posizione completamente marginale. E’ evidente che la situazione sarebbe inaccettabile per il leader siciliano. Sorge così una riflessione: non è che Renzi ha deciso di accelerare in vista di elezioni a inizio 2015, magari subito dopo l’approvazione del Jobs Act? Quel che è certo è che, se queste prospettive si concretizzeranno, ci aspetta un autunno molto caldo.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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