La nuova strategia energetica europea: i riflessi della crisi ucraina

05/06/2014 di Vincenzo Romano

Gas Russia ed Europa

L’Ucraina comincia a pagare il debito sul gas russo. Notizia di qualche giorno fa, Gazprom ha ricevuto una prima tranche per l’equivalente di poco meno di 600 milioni di euro per i mesi di febbraio e marzo. Mosca ha risposto positivamente, rinviando al 9 giugno il nuovo meccanismo di pagamento anticipato sulle forniture che sarebbe dovuto entrare in vigore lo scorso 3 giugno.

L’amministratore delegato di Gazprom Alexei Miller ha affermato che il nuovo sistema potrebbe anche non essere messo in atto. Tutto dipenderà dalla capacità del governo ucraino di ripagare interamente il passivo accumulato fino a inizio aprile, pari all’equivalente di poco più di 1,6 miliardi di euro. Le forniture di aprile e maggio dovrebbero essere pagate entro il 9 giugno.

Il ricatto dell’energia. È ormai del tutto evidente che un eventuale blocco delle forniture all’Ucraina potrebbe avere ripercussioni anche in Europa. Ecco perché la crisi ucraina ha posto in maniera perentoria nel dibattito europeo la questione della sicurezza energetica. Quest’ultima è tra i punti in agenda del vertice G7 partito ieri sera, 4 giugno, a Bruxelles che, per la prima volta in 16 anni, non vede sedere al tavolo la Russia di Putin.

Il Documento sulla Sicurezza Energetica in Europa. A tal proposito, appare di forte rilievo il documento programmatico adottato dalla Commissione Europea lo scorso 28 Maggio con il titolo “Strategia europea di sicurezza energetica”. Tale documento può esser definito come una sorta di agenda politica che definisce le azioni per i prossimi anni, e si fonda su uno studio approfondito di tutte le dipendenze energetiche dei singoli Stati membri.

Vladimir PutinIl rapporto è articolato in una serie di target da raggiungere nel breve, medio e lungo termine. Il minimo comune denominatore degli stessi riguarda gli strumenti da adottare per rendere operative queste strategie: oltre allo (scontato) rafforzamento del mercato interno, che permetterebbe una forte diminuzione del costo dell’energia grazie alla creazione di economie di scala, l’agenda pone molta enfasi sul rafforzamento degli strumenti di politica estera (quelli diplomatici, per intenderci) per raggiungere gli obiettivi contenuti nel rapporto.

Gli obiettivi di breve periodo. Nel breve periodo, la strategia si propone una serie di stress test con lo scopo di verificare come il nostro sistema energetico possa reagire ad un’eventuale interruzione improvvisa dell’offerta di gas. Vengono, poi, contemplati strumenti come: l’aumento dell’ammontare delle riserve di gas e petrolio, il rafforzamento delle infrastrutture di emergenza, la riduzione della domanda energetica di gas e la diversificazione delle fonti energetiche.

Nel documento si evince chiaramente il riferimento alla vulnerabilità dei paesi dell’est Europa nel approvvigionamento energetico. Indirettamente si fa riferimento anche alla Russia che, come sopra ricordato, può stabilire la quantità di flussi di gas verso l’UE e soprattutto le modalità di pagamento degli stessi. Per ovviare a tali carenze la Commissione assume un ruolo fondamentale di supervisione e coordinamento attraverso meccanismi di solidarietà ed emergenza previsti dal rapporto. Vengono, infine, stabiliti una serie di interventi diretti volti ad assicurare un livello minimo di interscambio tra paesi e/o regioni colpiti da gravi interruzioni nelle forniture.

Gli obiettivi di medio-lungo termine. Oltre alle proposte di breve termine, la strategia propone anche obiettivi da realizzare nel medio-lungo termine. La Commissione ha articolato tale strategia come segue:

– Incrementare la produzione energetica all’interno dell’Unione Europea (attraverso lo sviluppo dell’industria delle rinnovabili, la produzione sostenibile dei combustibili fossili ed un rafforzamento dell’energia nucleare) e diversificare i paesi fornitori (diminuire la quota importata dalla Russia ed aumentare quella proveniente da paesi come la Norvegia, l’Arabia Saudita, l’Algeria);

– Aumentare l’efficienza energetica e raggiungere gli obiettivi proposti per il 2030;

– Completare il mercato interno dell’energia e costruire le infrastrutture mancanti che collegano diverse aree del territorio dell’Unione, soprattutto per far fronte ad una eventuale crisi energetica.

Politica Energetica e Politica Estera. Altro punto fondamentale toccato dal rapporto riguarda il binomio energia-politica estera. Nella fattispecie sono state indicate delle soluzioni e degli strumenti ben precisi che dovrebbero essere recepiti dagli Stati membri, in primis quello dell’inclusione dei temi energetici nelle agende dei summit internazionali a carattere strategico.

L’obiettivo è quello di coinvolgere maggiormente l’Unione, anche attraverso il ruolo del Servizio Europeo per l’azione esterna, per sostenere varie iniziative di diversificazione delle forniture da paesi terzi e la realizzazione delle relative infrastrutture di trasporto. Insomma, una politica estera europea al servizio di una chiara politica energetica.

Le proposte per una maggiore integrazione dell’azione europea in materia energetica – prima fra tutte l’Unione energetica proposta dal primo ministro polacco Donald Tusk – sono già sul tavolo per essere discusse. Le crisi internazionali che stanno acuendosi sempre più in questi giorni, tanto sul fronte russo quanto su quello libico, potranno essere paradossalmente fonte di stimolo per una maggiore coesione ed integrazione tra le politiche energetiche degli stati europei. O almeno, questa la speranza.

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Vincenzo Romano

Nasce a Sant'Anastasia, provincia di Napoli, il 2 gennaio del 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche all'Università di Napoli Federico II, dove si laurea con una tesi sul modello di sviluppo economico spagnolo. Attualmente è iscritto all'ultimo anno della magistrale in Studi Europei (Corso di laurea in Scienze Politiche dell'Europa e Strategie di sviluppo). Durante il primo anno di specialistica ha partecipato al Programma Erasmus di 6 mesi all'università Paris-Ouest-Nanterre-la-Defense di Parigi. Ha inoltre svolto uno stage di sei mesi presso l'UNESCO.
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