La nuova Lega di Salvini. Dalla disfatta al successo

06/05/2014 di Giacomo Bandini

Lega Nord, Salvini

La rinascita verde – Sembrava un cadavere agonizzante su cui nessuno avrebbe mai scommesso un centesimo. Una serie infinita di liti, una sequenza imbarazzante di accuse e minacce di epurazioni, il caso che ha coinvolto la famiglia Bossi e le casse stesse del partito. L’emorragia creata da tutti questi dissidi interni e, a quanto pare, anche esterni, ha contribuito a rimpolpare le fila dei “nuovi antagonisti”, il Movimento 5 Stelle nazionale e non nordico, sottraendo elettori sempre più indecisi e critici verso un’organizzazione che pareva destinata a saltare in aria definitivamente. Questa era la Lega Nord presa in mano da Salvini l’anno scorso, una specie di rottame indesiderato e indesiderabile. Oggi i sondaggi per le Europee ne sanciscono un successo insperato, alcuni valutandone il peso fino al 6%. Salvini ha dunque compiuto un miracolo?

Una piacevole Pontida – Il weekend del raduno di Pontida non ha conosciuto i fasti del passato. Probabilmente il clima di esaltazione, quasi messianica, degli anni ’90 non si vedrà mai più. In ogni caso è possibile dedurre che il partito del Nord abbia trovato un suo equilibrio ed una specie di pacificazione in vista del 25 maggio. Discordie e incomprensioni sono tutt’altro che sopiti. Poco tempo fa Bossi aveva rilanciato i propri anatemi contro il fuori-legge (e fuori-Lega) Flavio Tosi, reo di mantenere una linea totalmente indipendente dalle direttive dei veterani. Tuttavia il raduno si è svolto pacificamente e il nuovo segretario non ha per nulla sfigurato, in veste di portatore del nuovo verbo. Addirittura si è assistito ad un’apertura nei confronti del Sud Italia, testimoniata peraltro dal tour di Salvini in lande fin ora sconosciute ai comizi verdi, che sembra spezzare un po’ la rigidità mostrata in tutti questi anni dai discendenti dei celti.

Salvini, Lega NordUn nuovo attivismo – Procedendo ad un’analisi effettiva dei meccanismi della nuova Lega Nord si evince come fondamentalmente dal punto di vista contenutistico non sia cambiato nulla di sensibile da giustificare un successo così rapido. Le parole chiave sono rimaste le medesime: lotta all’immigrazione clandestina e condanna senza appello del sistema Euro, sia monetario che politico. Piuttosto è cambiato l’animo attivista della dirigenza. Un esempio di grande effetto è testimoniato, quasi banalmente, dal successo dei referendum lanciati. Essi si sono rivelati in grado di catturare efficacemente le istanze della popolazione e di incanalarne la rabbia; il primo a fare clamore è stato quello contro il ministro Fornero.

La tattica di Salvini paga – A mutare non è stato solo l’atteggiamento, bensì anche la strategia scelta, forse l’unica via da seguire. Il primo passo si è incentrato sul rafforzare nuovamente il legame, ormai perduto, con la base elettorale più fedele. Un nuovo senso di pulizia e di contatto diretto con il territorio eseguito nel migliore dei modi. In seguito Salvini ha operato la scelta opposta rispetto al predecessore Maroni. Invece di tentare la normalizzazione del partito, rendendolo inevitabilmente più moderato, il nuovo segretario federale ha puntato sul ritorno alle posizioni radicali. Una definizione chiara degli obiettivi e delle battaglie da combattere ha sortito l’effetto desiderato: ricompattare le pecorelle smarrite. È stato, in terzo luogo, abbandonato anche il cavallo di battaglia federalista su cui il Presidente della Regione Lombardia aveva puntato molto, uscendo malconcio. Il riferimento è al progetto federale. Dopo i fallimenti governativi si è ritenuto inutile offrire il fianco ad ulteriori critiche in tal senso.

La vecchia novità – Una continuità nella discontinuità. Così è possibile definire la nuova stagione leghista. Continuità nel ripescare i contenuti originari e nel riproporre vigorosamente tematiche a cui la base è sensibile. Discontinuità rispetto all’inerzia che recentemente aveva rischiato di frantumare una compagine politica ormai ventennale e capace di sorprendenti exploit alle urne. La nuova Lega di Salvini dunque è pronta a consolidarsi in vista delle Europee 2014 e, in caso di successo, potrebbe essere capace di consolidare ulteriormente la propria posizione in un Italia che sembra sempre più propensa alle conferme piuttosto che alle novità.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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