Nucleare: le trattative tra Iran e 5+1 entrano nel vivo

27/06/2015 di Michele Pentorieri

Persistono alcune divergenze, ma la volontà di Teheran e Washington è di arrivare ad un accordo che potrebbe avere importanti ripercussioni sull’assetto geopolitico della zona. Nel frattempo, Israele assiste impotente.

Iran Nucleare

Con l’obiettivo di trovare finalmente un’intesa definitiva sul nucleare, nel fine settimana si riuniscono a Vienna l’Iran ed il gruppo 5+1, ovvero i 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite più la Germania. L’auspicio è di trovare un accordo entro il prossimo martedì, ma non è detto che l’esito della riunione sarà positivo. In sostanza, l’accordo riguarda la promessa iraniana di sviluppare un programma nucleare a scopo prettamente civile, in cambio della revoca delle sanzioni che  martoriano l’economia iraniana. Le negoziazioni stanno condizionando in maniera notevole sia la politica interna dei due Paesi maggiormente coinvolti –Stati Uniti e Iran- sia le strategie di Israele, che ora più che mai vede il suo incubo di un Iran libero dalle sanzioni e riabilitato agli occhi della comunità internazionale prendere forma.

La posta in gioco per Obama è molto alta: ad essere in ballo è la sua credibilità in politica estera e, qualora il negoziato non portasse ad un accordo duraturo, il Congresso non sarà certo tenero con lui. D’altronde, già ora le voci critiche -provenienti dall’interno così come dall’esterno- verso il dialogo con Teheran non mancano. A ben vedere, la politica estera di Obama in Medio Oriente si trova a fare i conti con un paradosso: si dialoga con l’Iran sul nucleare e ci si coordina militarmente con esso –seppur in maniera rudimentale- in funzione anti-Is, ma si sostengono le forze anti iraniane in Yemen. Non è escluso, comunque, che la strategia di Obama sia quella di creare un equilibrio di potenza nella regione, non attraverso il via libera al nucleare iraniano, ma tramite la rimozione delle sanzioni. Alcune fonti dell’intelligence israeliana ritengono, infatti, che all’indomani della cancellazione del regime sanzionatorio Teheran sarebbe pronta ad acquistare sistemi di difesa ed armamenti militari in genere, soprattutto dalla Russia. In tale scenario, si scatenerebbe una corsa agli armamenti che coinvolgerebbe i competitor della zona -Arabia Saudita, Egitto e lo stesso Israele- che avrebbe il paradossale effetto di garantire la sicurezza di tutti. In pratica, poiché non esiste un attore nettamente più forte ed un eventuale attacco di uno di essi scatenerebbe una guerra dai risvolti apocalittici –vista la capacità militare raggiunta dagli altri- nessuno muoverà un dito. Realismo allo stato puro.

L’opinione pubblica mondiale si sta molto concentrando sul programma nucleare iraniano e sulla volontà di Teheran di portarlo avanti. Che la questione sia cruciale è lapalissiano, ma non bisognerebbe dimenticare che per l’Iran le sanzioni rappresentano un tema altrettanto importante. Poter finalmente contare appieno sul proprio potenziale economico rappresenta un’occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. In un discorso dello scorso 9 Aprile lo stesso ayatollah Khamenei, parlando delle richieste iraniane nell’ambito dei negoziati, ha menzionato la cancellazione delle sanzioni ancor prima delle ispezioni non invasive. Altro elemento fondamentale, il dialogo con gli Stati Uniti non è osteggiato dalla suprema guida religiosa, che ha anzi dichiarato di avere piena fiducia in coloro che lo portano avanti. In ogni caso, l’ayatollah ha dichiarato che la dotazione di armi atomiche è contraria ai valori islamici e che “non ci interessa condurre esperimenti nucleari”. Parlando infine dell’ipotesi di un mancato accordo, ha affermato che “non concludere un accordo è meglio che concluderne uno che vada contro gli interessi iraniani”.

Israele rema in senso opposto, reputando l’accordo pessimo. E’ vero, si afferma, che il programma nucleare iraniano verrà riportato ad uno stadio molto più arretrato rispetto ad oggi, ma nessun impianto verrà chiuso. Quindi, Teheran ha ancora tutte le carte in regola per costruirsi l’atomica. In realtà, il cammino che separa l’Iran dalla dotazione dell’atomica sarebbe, grazie a questo accordo, molto più lungo rispetto ad oggi. E poco credibili risultano i timori di Israele se si pensa che i siti nucleari iraniani saranno comunque soggetti ad ispezioni da parte di personale internazionale. Come se non bastasse, è difficile pensare che la sviluppata rete d’intelligence israeliana possa farsi scappare anche un piccolissimo passo dell’Iran verso lo sviluppo dell’atomica. Semmai, anche qui, la questione cruciale riguarda le sanzioni e le (mancate) richieste in ambito politico. I negoziati, ad esempio, non contengono pretese affinché l’Iran allenti i suoi legami con Hezbollah che, allo stato attuale, rappresenta la minaccia maggiore per la sicurezza di Israele, visti i missili dispiegati dal Partito di Dio nel sud del Libano. Con la cancellazione delle sanzioni, al contrario, il timore di Israele è che i finanziamenti agli uomini di Nasrallah aumentino. In ogni caso, visti i rapporti piuttosto freddi tra Obama e Netanyahu, quest’ultimo non ha grandi chance di condizionare l’accordo.

In sostanza, l’esito degli accordi ci dirà molto sulle future strategie dei competitor dell’area. La vera preoccupazione di Paesi come Israele ed Arabia Saudita non è tanto la fantomatica dotazione dell’atomica da parte dell’Iran, quanto l’affermazione sempre più forte di quest’ultimo sullo scenario geopolitico mediorientale. Dal punto di vista iraniano, la cancellazione delle sanzioni e la riabilitazione agli occhi del mondo possono costituire la chiave per i propri progetti egemonici. Motivo per il quale non verranno mai sacrificate sull’altare di un progetto nucleare a sfondo militare

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Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
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