Nozze gay. Dopo la Francia ecco l’Inghilterra. In Italia, intanto…

08/02/2013 di Edoardo Moschini

Anche l’Inghilterra ha compiuto il suo primo passo verso i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Con una netta vittoria – 400 voti favorevoli e 175 contrari – la proposta di legge presentata dal premier Cameron ha passato il primo vaglio della Camera dei Comuni. L’entourage del Primo Ministro esulta, definendo questa vittoria un grande passo verso la modernità. L’iter di approvazione è ancora molto lungo dal momento che la proposta di legge passerà ora alla Camera dei Lords, per poi tornare alla Camera dei Comuni per la approvazione finale. L’Inghilterra diventerebbe così – si parla del 2014 per l’entrata in vigore effettiva – l’undicesimo paese europeo a consentire i matrimoni tra coppie di sesso diverso, sull’onda che aveva spinto, poco tempo fa, gli stessi cugini francesi a seguire la medesima linea.

elton-john-e-david-furnishL’Europa si sta aprendo sempre di più ad un trend che la vede come il continente più “gay-friendly” del mondo; basti pensare che nei paesi scandinavi sono ormai in vigore leggi che parificano il matrimonio gay a quello tradizionale riscuotendo, tra l’altro, ampi consensi. L’Olanda – terra da sempre all’avanguardia in materia – aveva dato il via libera nell’ormai lontano 2001, divenendo di fatto uno dei primi paesi al mondo ad adottare una politica così aperta. Vi sono poi molti altri stati come l’Australia o la Germania che prevedono specifiche leggi e tutele per le unioni tra persone dello stesso sesso, non consentendo, però, la possibilità di contrarre matrimonio. I paesi del blocco americano, invece, sembrano rispondere in modo abbastanza uniforme sulle unioni “monosessuali”, con sporadici casi – come Canada e Argentina – dove sono consentiti i matrimoni.

In mezzo a tutto questo amore e a questa esplosione di liberalismo bisogna purtroppo segnalare situazioni che comportano una sostanziale apatia in materia come l’Italia, e , ancora più gravemente, paesi del blocco medio-orientale o africano dove sono previsti il carcere a vita o, addirittura, la pena di morte. L’Italia, nonostante si vesta di una patina di grande libertà e di rispeto per i diritti umani, rimane sempre legata ad una cultura di tipo arcaico sul tema delle nozze gay. Varie proposte di legge sono state presentate per consentire almeno la possibilità delle unioni civili, per vedere riconosciuti i diritti minimi alle coppie di fatto, ma sono puntualmente state respinte o cadute nel dimenticatoio.

Ciò che preoccupa è il continuo ostracismo da parte dei governi italiani, nessuno escluso, capaci unicamente di considerare “anormale” qualcosa oramai “normale” nei paesi più avanzati del Mondo. Intanto, Cameron, nell’esaltare la sua odierna vittoria, ha ricordato come questa non sia un indebolimento ma un rafforzamento per il matrimonio che deve potersi, giustamente esprimere in ogni sua libera forma.  L’Italia resta, quindi, insieme alla Grecia, l’unico paese privo di una regolamentazione legislativa, nonostante il caso sia stato sottoposto più volte alla Consulta – prima dal Tribunale di Venezia, poi da quello di Trento – che con una pronuncia ha dichiarato infondate le motivazioni poste alla base del ricorso (che si fondava principalmente sulla violazione degli artt. 2, 3 e 29 della Costituzione).

Perché siamo rimasti così indietro? Come mai la coscienza pubblica non riesce a rendersi conto che è un fenomeno naturale di evoluzione sociale al quale non possiamo sottrarci?

Le risposte potrebbero essere molteplici e svariate; da un lato  il Vaticano esercita sicuramente forti pressioni sul governo italiano, ma non si può ridurre il problema a questo. L’arretratezza legislativa deriva da una arretratezza culturale capace di mettere il popolo in difficoltà di fronte al “diverso”, e non solo il popolo meno istruito. Pensare, inoltre, quanto un argomento del genere sia uscito dalla campagna elettorale perchè considerato “troppo delicato” dai candidati, quindi da affrontare, nell’ultimo periodo, con la massima vaghezza, non può far altro che farci mettere le mani nei capelli. Alessandro Magno a Giulio Cesare erano bi-sessuali. Questo non ha impedito alla storia di esaltarli come i più grandi condottieri della storia europea, adorati dai loro eserciti e rispettati dai loro nemici. Chissà cosa direbbero oggi di loro.

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Edoardo Moschini

Nasce a Torino il 24/04/1985, e scopre fin da subito una passione per le materie umanistiche. Dopo essersi diplomato nel 2004 al Liceo Classico Gioberti di Torino si iscrive, sempre nel capoluogo sabaudo, alla facoltà di Giurisprudenza conclusa nel 2010 con una tesi di diritto penale sportivo sul doping. Nel 2010 si trasferisce a Roma, dove vive tutt'ora, per frequentare la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali presso la LUISS Guido Carli, portata a termine nel 2012. Ha collaborato nel 2012 con l'Ufficio GIP del Tribunale di Roma.
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