November 14: i Leoni di Highbury

17/06/2015 di Lorenzo

I calciatori azzurri sono venuti in casa vostra, nella vostra terra sportiva e per poco non vi hanno dato il più grosso dispiacere della vita (Bruno Roghi).

Leoni di Highbury

I calciatori azzurri sono venuti in casa vostra, nella vostra terra sportiva  e per poco non vi hanno dato il più grosso dispiacere della vita (Bruno Roghi).

Nel novembre del 1934, freschi della vittoria del Mondiale di calcio in casa, gli azzurri volarono a Londra per affrontare la nazionale inglese, in una delle partite che rimarrà nell’albo della storia del calcio. In quella che la stampa coeva definì non solo come una sfida tra le due migliori formazioni del mondo, ma anche lo scontro tra due modi diametralmente opposti di vedere la politica. Uno scontro tra ideologie, oltre che di pallone.

Il regime teneva molto all’evento, tanto che il commissario tecnico Vittorio Pozzo, conoscitore della lingua inglese, venne mandato in anticipo presso la Football Association per organizzare la storica “amichevole”. La FA, presieduta da Stanley Ruos, costrinse Pozzo ad accettare che il fatidico match tra le due squadre si giocasse il 14 novembre. Scelsero ottimamente la data così da avere dalla loro parte il freddo e una fitta umidità che rendeva il campo viscido e scivoloso. La “magnanimità” inglese di voler giocare a novembre e la loro voglia di umiliare i campioni del mondo in carica, preparò il terreno a quella che sarà poi ribattezzata dai quotidiani sportivi e non: “La Battaglia di Highbury”.La partita perse subito i suoi connotati di semplice amichevole e assurse in poco tempo ad uno “in or out” con evidenti riferimenti a termini bellici per definire la partita. L’Highbury diventò, per i quotidiani italiani, il teatro di un conflitto internazionale; per tutta riposta quelli inglesi, dall’alto del loro scranno di inventori e maestri del Football, solevano spesso equiparare tale partita alla finale dei Mondiali 1934, ai quali gli inglesi non avevano voluto prendere parte.

I leoni di HighburyIl match iniziò in salita per gli azzurri, i quali subirono immediatamente l’infortunio del centrocampista oriundo Luis Monti ma, non essendo allora previste le sostituzioni,  questi rimase in campo, anche se praticamente immobile. L’Inghilterra chiuse il primo tempo con il risultato di tre reti a zero. Si stava profilando una sconfitta memorabile per gli azzurri, la perfida Albione stava riuscendo nel suo intento di umiliare chi aveva osato sfidarla in casa propria.

La metamorfosi avvenne durante l’intervallo, allorquando il memorabile capitano Attilio Ferraris, calcisticamente noto come Ferraris IV, spronò i suoi compagni di squadra a tirar fuori il loro orgoglio recitando il suo storico ed arcinoto grido di battaglia “dalla lotta chi desiste fa una fine molto triste, chi desiste dalla lotta è ‘n gran fijo de ‘na mignotta!”. La ripresa dell’Italia fu uno di quei momenti che, calcisticamente parlando, si potrebbe definire da cardiopalma. Sulla scia delle squillanti parole dello storico radiocronista Niccolò Carosio, pioniere del microfono italiano, la rimonta italiana veniva trasmessa nel Belpaese a mo’ di impresa eroica. Il “Balilla” Meazza fece il resto con una splendida doppietta in soli quattro minuti e colpendo una traversa. Nel finale, l’altro oriundo, Mumo Orsi si divorò la palla del tre a tre, facendo così svanire la speranza del pareggio che, molto probabilmente, avrebbe fatto ammutolire tutto lo stadio.

Al fischio finale fu un tripudio di applausi che, sportivamente, arrivarono anche da parte inglese. La squadra di Pozzo non era riuscita ad imporsi , lasciando quindi ancora in mano agli inglesi la così tanto osannata “imbattibilità ed invincibilità”, ma erano riusciti a tenere la squadra inglese sotto scacco per quasi tutta la partita. Ceresoli, Monzeglio, Allemandi, Ferraris IV, L. Monti, Bertolini, Guaita, Serantoni, Meazza, Giovanni Ferrari, Orsi. I “Leoni di Highbury” uscivano così dalla cronaca, divenuta oramai troppo stretta per loro, per collocarsi per sempre nella leggenda.

Esattamente trentanove anni dopo, a Wembley, grazie ad un goal dell’attuale CT della Federazione Russa, Fabio Capello, l’Italia riuscì in quello che i “Leoni di Highbury” avevano solamente sfiorato: battere gli inglesi a casa loro.

 

 

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Lorenzo

Nato a Roma, appassionato di storia moderna, contemporanea e delle relazioni internazionali Si occupa di storia e di esteri.
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