Nouvelle Vague, il cinema verso la modernità

03/06/2015 di Jacopo Mercuro

Sul finire degli anni Cinquanta, il cinema europeo si trovava nelle condizioni di poter dar vita ad un rinnovamento.

Fino all'ultimo respiro

Negli anni ’50 l’Europa si dimostrava più aperta nell’abbracciare una nuova era; libertà sessuale, musica rock e nuove mode, divennero il simbolo di una generazione, si rispecchierà nella pellicola, a partire da quella francese, con il nome di Nouvelle Vague.

Chi studiava nelle nuove scuole di cinema, assorbì lo stile dei loro predecessori, raccogliendo l’eredità del Neorealismo e del cinema d’arte. Le innovazioni tecniche, come il reflex e le pellicole più sensibili, oltre ad offrire un risparmio economico, permisero di adottare uno stile più libero e un processo creativo più rapido. Sfruttando il montaggio frammentario e discontinuo, i più coraggiosi adottarono uno stile che si avvicinava molto al collage. A questa nuova tecnica, si affiancarono i piano sequenza, sequenze più lunghe, che permettevano di girare una scena in una sola inquadratura.

Nel dopoguerra, con il Neorealismo, le pellicole avevano perso i rapporto di causa/effetto e, sfruttando gli ambienti esterni e il cast composto da attori di strada, le storie offrivano un grande senso di realtà. Grazie alla nuove generazioni di registi, il senso di realtà, si spinse ancora più all’estremo.

Oltralpe, il calare degli spettatori, spinse il governo francese a sostenere i giovani più audaci. I principali esponenti della Nouvelle Vague, erano ragazzi che nascevano come critici dei Cahiers du cinéma, e credevano fermamente all’idea che il regista fosse il vero autore dell’opera. Il trionfo dei primi film ai Festival, come la vittoria per la regia a Cennes de I quattrocento colpi di Francois Trouffaut, li mise in luce all’interno del panorama internazionale. Manifesto della Nouvelle Vague, e delle sue innovazioni, resta ancora oggi Fino all’ultimo respiro di Jean-Luc Godard.

I giovani cineasti avevano delle limitazioni finanziarie da parte dei produttori, inducendoli a girare in ambienti reali, con attrezzature leggere, usando attori poco noti e troupe ridotte all’osso, con il vantaggio, però, di una ripresa più rapida e agile. La Nouvelle Vague (la nuova ondata), viveva sotto l’eco del realismo poetico, rifacendosi al cinema di qualità, come il noir americano. La nuova ondata aveva un pubblico molto giovane, affascinato da temi a loro affini come il rifiuto dell’autorità e l’impegno politico considerato sospetto, dove la maggior parte delle trame giravano intorno all’influenza di una femme fatale.

Il movimento, però, che si rifaceva in parte al cinema del passato, non aveva uno stile compatto, ma assomigliava più ad un’alleanza di autori differenti tra loro. Negli stessi anni, accanto ad essa, nacque un altro filone, quello chiamato Rive Gauche (la riva sinistra). Si trattava di registi più avanti con l’età, meno cinefili dei colleghi, ma comunque molto sperimentali, con la tendenza di assimilare il cinema dalla letteratura. La maggior parte di questi registi si erano messi in luce grazie ad alcuni brevi, ma originali documentari.

E in Italia? Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, l’industria cinematografica italiana, viveva in condizioni migliori rispetto alla Francia. La crisi di affluenza nelle sale fu contrastata con l’aumento del prezzo dei biglietti. Le importazioni americane calarono molto, favorendo i film di casa. Cinecittà tornò ad essere un fiore all’occhiello, attirando molte produzioni statunitensi, che si trovavano spesso a collaborare con le troupe italiane.

I registi più in voga continuavano ad essere Federico Fellini e Michelangelo Antonioni, ma la forte espansione dell’industria, favorì la crescita di molti giovani registi. I nuovi cineasti impegnati politicamente, si rifacevano ancora al cinema Neorealista, creando film con una spiccata critica sociale.

Pier Paolo Pasolini, dopo il grande successo come poeta, si mise dietro la macchina da presa. I film di Pasolini, furono visti dalla critica come un ritorno al Neorealismo, cosa sempre smentita dallo stesso autore, che criticava il Neorealismo per il suo essere troppo legato alle politiche della resistenza e al suo offrire un realismo solo superficiale.

Negli stessi anni si muoveva anche Bernardo Bertolucci, l’equivalente italiano della Nouvelle Vague, che firmò delle opere tecnicamente magnifiche.

Nel giro di poco tempo, il cinema italiano entrò in crisi. Lo Stato, nel 1965, intervenne come accaduto precedentemente in Francia, offrendo degli aiuti economici. Nonostante il periodo di declino, l’Italia continuava a far parlare di se, grazie al genere conosciuto con il nome di “Spaghetti Western”, di cui Sergio Leone era il maggior esponente.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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