La Norimberga egiziana: 683 oppositori politici condannati a morte

03/05/2014 di Matteo Anastasi

Egitto, record di condanne a morte

L’Egitto supera se stesso. Con la condanna a morte emessa il 28 aprile dalla corte di Minya per 683 oppositori politici, il Cairo ha oltrepassato il record stabilito il mese scorso, quando si era collocato al 1° posto nella poco nobile classifica delle condanne collettive alla pena capitale (529 sentenze).

Adly Mansour
Adly Mansour

I colpiti dal verdetto sono perlopiù islamisti sostenitori dell’ex presidente Mohammed Morsi, deposto dai militari lo scorso luglio. I condannati sono accusati di responsabilità nell’omicidio di un poliziotto proprio nel governatorato di Minya, 250 chilometri a sud della capitale. Quest’area era stata in estate teatro di feroci scontri tra sostenitori dei Fratelli musulmani – il movimento fondato nel 1928 da Hasan Al Banna per un Islam non corrotto dall’Occidente – ed esercito durante lo smantellamento di un sit-in a favore di Morsi: in quella circostanza persero la vita 624 civili e 8 militari. La lista dei condannati, come da prassi, sarà ora girata per un consulto all’autorità religiosa principale d’Egitto, il gran muftì di Al Azhar. In quell’elenco scottante spicca un nome: quello di Mohammed Badie, la guida suprema della Fratellanza. La sentenza finale è prevista per giugno e farà seguito a quella dello scorso marzo che ha sancito che dei 529 condannati a morte solamente 37 saranno uccisi mentre per gli altri si apriranno le porte del carcere a vita.

Secondo i dati dell’Egyptian Center for Economic and Social Rights, da luglio sarebbero oltre 3mila le persone uccise mentre 16mila sarebbero gli arrestati a seguito di scontri di piazza. Tali dati rappresentano un unicum nella storia contemporanea egiziana, da Nasser – che nel 1954 dichiarò la Fratellanza fuorilegge (fu poi riabilitata da Sadat negli anni Settanta) – a Hosni Mubarak. Proprio con quest’ultimo si era toccato il picco della repressione nel triennio 1993-1995, ma il trend attuale rischia seriamente di segnare un nuovo record di condanne. Le recenti sentenze di massa, infatti, non sono altro che la cartina di tornasole di un continuo abuso dei diritti umani denunciato a marzo da 27 Paesi Onu (l’Italia non ha preso posizione), allertati dalla repressione di ogni forma di dissenso. L’ultima voce levatasi è quella della Casa Bianca che si è detta «profondamente turbata» dalla sentenza della corte di Minya.

Difficilmente, tuttavia, se alle parole non seguiranno i fatti, l’Egitto potrà uscire dall’attuale caos politico-sociale.

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Matteo Anastasi

Matteo Anastasi (Roma, 1989) si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma e, sempre con lode, in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli. Per Europinione si occupa di storia ed esteri. Collabora inoltre con Cronache Internazionali e Mediterranean Affairs ed è co-fondatore del think thank di politica internazionale Il Termometro – Blog di opinioni e discussioni
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