Non riceveremo mai la nostra busta arancione

21/12/2015 di Federico Nascimben

Il Parlamento non ha approvato l'emendamento alla legge di Stabilità che rendeva possibile l'invio del documento che consente di avere un'idea di quanto ragionevolmente attendersi dal proprio assegno pensionistico

INPS Boeri

Gli italiani non riceveranno la propria busta arancione neanche l’anno prossimo. A questo punto il documento che permette ai contribuenti di avere un’idea di quanto ragionevolmente attendersi dal proprio futuro (?) assegno pensionistico rischia seriamente di non vedere mai la luce.

È stato il presidente dell’Inps, Tito Boeri, a renderlo noto a margine di un incontro presso l’Università Cattolica di Milano: “purtroppo il Parlamento non ha approvato l’emendamento che ci renderebbe possibile l’invio agli italiani della busta arancione che avevamo chiesto. Non costava nulla alle casse dello Stato, in quanto le risorse le abbiamo. Dobbiamo solo spostarle tra diversi capitoli di spesa. […] Noi non abbiamo oggi la possibilità di poter mandare a casa, a coloro che non hanno preso il pin, la famosa busta arancione, se non in quantitativi del tutto al di sotto delle necessità. Ritegno sia un fatto molto grave, perché questo era un diritto che gli italiani avevano fin da quando sono state cambiate le regole pensionistiche nel 1996”.

L’alternativa momentanea suggerita da Boeri è quindi quella di utilizzare il proprio pin e fare la simulazione, “poi cercheremo di trovare altri modi per fare arrivare questa corrispondenza a casa degli italiani”. Per ora ne saranno inviate solo 150.000 nei prossimi mesi.

In questo modo il Parlamento ha annullato quanto il presidente dell’Inps si proponeva di portare avanti a seguito dell’annuncio dell’operazione trasparenza di fine aprile – che riprendeva molti dei temi portati avanti dall’ex economista della Bocconi sul sito lavoce.info – secondo cui la consegna sarebbe dovuta iniziare a maggio e terminare entro quest’anno, sulla base dell’anzianità contributiva, per arrivare ad una platea di quasi 18 milioni di persone.

La classe politica si è quindi rifiutata di mostrare agli italiani la triste verità: non certo per un eccesso di paternalismo di Stato ma soprattutto per questioni elettorali. Negli ultimi anni diversi tentativi erano già andati a vuoto, ad esempio nel 2013 quando ministro del Lavoro era Enrico Giovannini, sicché i contribuenti non potranno avere idea di quanto realmente versato all’Inps e capire così quanto percepiranno un domani, e magari valutare anche come utilizzare alternativamente i propri risparmi e se ricorrere ad un fondo pensione privato. Tutte operazioni che riuscirebbero molto più facilmente usufruendo a pieno dell’imponente banca dati dell’Istituto di previdenza: secondo Giovannini il costo del recapito a casa era pari a circa 40 milioni di euro, ma di certo esistono forme digitali per abbatterne la spesa.

Nel frattempo Istat ci informa che nel 2014 la spesa complessiva per prestazioni pensionistiche è cresciuta dell’1,6% sul 2013 a 277 miliardi di euro, portando l’incidenza sul Pil al 17,2%. In sintesi, l’anno scorso sono state erogate 23,2 milioni di prestazioni a 16,3 milioni di persone che hanno ricevuto in media 17.000 euro all’anno. Fra le classi più elevate si registrano invece 770.000 persone che hanno ricevuto tra i 3.000 e i 5.000 euro di pensione al mese; 217.000 persone tra i 5.000 e i 10.000 euro e 13.000 persone hanno superato i 10.000 euro di assegno mensile.

P.S.: si segnala l’articolo di Giuliano Cazzola su Italia Oggi del 19 dicembre in merito al tema della distinzione tra spesa assistenziale e previdenziale.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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