Non solo Grecia, il Porto rico a rischio default

08/07/2015 di Marvin Seniga

La piccola isola del Mar dei Caraibi sembra trovarsi in una situazione sotto molti aspetti simile a quella di Atene. Con una particolarità, trattandosi di un "territorio non incorporato" degli Stati Uniti che, oggi, in tempi di campagna elettorale, sembrano avere posizioni più conciliatori di quelle dell’Europa verso la Grecia

Porto Rico

Non è solo la Grecia a sembrare vicina al tracollo economico-finanziario. Una piccola isola del Mar dei Caraibi, con poco più di 3 milioni di abitanti, sembra trovarsi in una situazione sotto molti aspetti simile a quella di Atene. Si tratta di Porto Rico, che dal 1898 rimane dipendente dagli Stati Uniti, ma che di fatto non gode di alcuna rappresentanza ufficiale nel Congresso USA. A Porto Rico la moneta ufficiale è il dollaro, i cittadini godono della nazionalità statunitense ma non del diritto di voto – almeno fintantoché risiedono nell’isola caraibica -, il capo di Stato è il presidente degli Stati Uniti e la stessa politica commerciale dipende dal paese nordamericano, per cui se un accordo su un’area di libero scambio tra Stati Uniti e Unione Europea dovesse essere raggiunto questo si applicherebbe anche per Porto Rico, sebbene questo ufficialmente non abbia mai partecipato ad alcuna discussione a riguardo.

Come la Grecia, Porto Rico è affetto da una grave crisi del debito – contratto interamente in dollari, la valuta ufficiale del paese caraibico – su cui però il governo portoricano non ha alcuna autorità. Come per la Grecia con l’euro, è impossibile per Porto Rico effettuare una svalutazione competitiva della propria valuta e ridurre, attraverso l’inflazione, il valore reale del debito. Il governatore dell’isola, Alejandro Garcia Padilla, riprendendo quasi alla lettera le parole di Tsipras, ha dichiarato come nella sua attuale forma il debito sia impossibile da rimborsare, e che ulteriori misure di austerity finirebbero per peggiorare ancora di più la già precaria economia del paese, aumentando pericolosamente gli squilibri sociali. Le parole di Padilla erano dirette principalmente agli Stati Uniti, che detengono la maggior parte del debito di Porto Rico e da cui l’economia portoricana dipende fortemente. Senza un intervento di Washington, una ristrutturazione del debito e una cancellazione almeno di una parte di esso, il paese rischia di trovarsi molto presto in una condizione di insolvenza verso i propri creditori.

Entrambi i paesi, dunque, si trovano alle prese con una crisi di insostenibilità, nelle sue attuali forme del proprio debito, nell’impossibilità di porre rimedio a questa situazione attraverso una politica monetaria espansiva non disponendo di una propria valuta e entrambi i governi continuano ad esser contrari rispetto ad ogni altra forma di austerity dopo quelle già adottate nel corso degli ultimi anni; politicamente invece le cose sono diverse, sotto alcuni aspetti anche in maniera sorprendente. La differenza principale riguarda sicuramente il fatto che la Grecia è dal 1981 a tutti gli effetti uno Stato membro dell’Unione Europea e partecipa attivamente a tutte le decisioni assunte in sede comunitaria. Porto Rico non fa invece parte formalmente degli Stati Uniti, e come abbiamo scritto, i portoricani sebbene dispongano della nazionalità statunitense non godono di alcuna rappresentanza al Congresso USA. Diverso sarebbe anche il peso politico di un eventuale fallimento della Grecia per l’Unione Europea rispetto a quello che avrebbe un fallimento di Porto Rico per gli Stati Uniti. Malgrado le innumerevoli rassicurazioni provenienti dal mondo politico un’uscita della Grecia dall’euro avrebbe delle ripercussioni negative sull’UE, quantomeno, da un punto di vista politico, mentre l’abbandono del dollaro da parte di Porto Rico passerebbe quasi inosservato a Washington.

Le differenze non si fermano qui, le più interessanti riguardano anche il modo in cui i principali attori politici degli Stati Uniti e dell’Unione Europea hanno reagito alle crisi dei due paesi. Negli Stati Uniti diversi personaggi di spicco della politica statunitense così come anche diversi candidati alle presidenziali del 2016 hanno preso posizione riguardo la questione del debito portoricano. La dichiarazione più incisiva è stata quella del candidato alle primarie democratiche del 2016 Bernie Sanders, il quale ha dichiarato come “il governo statunitense debba fare tutto il possibile per permettere a Porto Rico di ristrutturare il proprio debito, in maniera razionale, senza continuare a danneggiare ulteriormente la popolazione locale” aggiungendo che “è necessario che gli Stati Uniti riconoscano che le politiche di austerity e l’avidità delle grandi istituzioni finanziarie sono due dei principali motivi per cui Porto Rico si trova ad avere un debito insostenibile”.

Più diplomatica ma pur sempre disponibile a tendere una mano verso l’alleato in difficoltà è stata anche Hillary Clinton che ha riconosciuto come il congresso statunitense abbia il dovere di intervenire per aiutare il governo portoricano a ristrutturare il proprio debito pubblico. E lo stesso candidato repubblicano Jeb Bush ha dichiarato che a Porto Rico dovrebbero essere riconosciuti gli stessi strumenti garantiti agli Stati federali per sopperire alla crisi del debito.

Diametralmente opposte sono state invece le dichiarazioni del mondo politico europeo nei confronti della Grecia. Con l’esclusione degli alleati politici di Syriza in Europa come Podemos e Die Linke, e altri attori politici interessati solo a sfruttare una situazione di grave crisi per guadagnare qualche voto in più, gran parte della politica e delle istituzioni europee sembrano essere incapaci – si è visto oggi durante l’intervento di Tsipras al Parlamento Europeo – di usare gli stessi toni conciliatori che invece negli Stati Uniti molti dei principali candidati di spicco alle presidenziali del 2016 hanno usato nei confronti di Porto Rico.

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Marvin Seniga

Nato a Roma nel 1992, attualmente studia relazioni internazionali presso l'Università di Trento, dopo essersi laureato in Scienze Politiche presso la Luiss - Guido Carli. Oltre che di politica si interessa di sport e cinema.
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