Non esiste la parola “fine” nella lotta alla povertà

01/10/2015 di Isabella Iagrosso

Contro povertà e mortalità infantile, negli anni 2000, ci sono stati importanti progressi, ma non bastano. Sono infatti ancora lontani gli obiettivi dei Millennium Development Goals. Segno che c'è ancora molto da fare, per uno sforzo globale che non può aver fine

millennium development goals

Dall’1.8% del periodo 1990-2000 al 3.9% tra il 2000 e il 2015: più del doppio rispetto al periodo precedente: di cosa stiamo parlando? Del tasso annuale di riduzione della mortalità infantile (sotto i 5 anni). Questo è quanto afferma la nuova ricerca dell’UNICEF “Levels & Trends in Child Mortality in 2015”, che testimonia un crescente e continuo processo di accelerazione nella lotta contro un male sociale così radicato e complesso. La stessa agenzia Onu mostra come, grazie al considerevole declino della mortalità infantile, dal 2000 ad oggi siano state salvate 48 milioni di vite di bambini al di sotto dei 5 anni. Numeri impressionanti.

Proprio a causa del suo ruolo di importante indicatore del benessere sociale, la riduzione della mortalità infantile era stata inserita tra i Millennium Development Goals (MDGs), la lista degli obiettivi del nuovo millennio stilata dall’Assemblea generale dell’Onu nel lontano 2000, di cui avevamo già parzialmente trattato sempre in questa sede circa un anno fa. Ora, nell’anno conclusivo degli MDGs, è tempo di tirare le somme sugli obiettivi raggiunti e verificare se le promesse (simboliche) fatte ai bambini di tutto il mondo, siano state completamente soddisfatte. Possiamo affermare tristemente, ancor prima di analizzare nel dettaglio i dati, che i progressi, per quanto sorprendenti, non sono stati sufficienti a raggiungere il target prefissato dal MDG 4, che prevedeva una riduzione dei 2/3 della mortalità infantile sotto i cinque anni. Nonostante un taglio dei decessi del 53% a livello mondiale, permangono numerose, eccessive, differenze nel tenore di vita dei vari Paesi. Se nell’Occidente sviluppato e nelle regioni in via di sviluppo l’obiettivo è stato quasi raggiunto, nei paesi più poveri i progressi in percentuale non si sono nemmeno avvicinati al target prefissato, come a significare che il divario tra sviluppo e sottosviluppo continua ad aumentare nonostante gli sforzi.

Data la prospettiva dell’avvicinarsi della scadenza dei Millennium Goals, è stato intenso l’impegno profuso da parte di Stati, organizzazioni internazionali e leader politici in tutto il mondo. In particolare, proprio per non lasciare che gli obiettivi (non raggiunti) del nuovo millennio rimangano dei semplici sassolini in un mare di indifferenza, la comunità internazionale si è attivata nell’ambito di una nuovo progetto: gli “Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Substainable Development Goals)”. La nuova scadenza è fissata per il 2030 e il nuovo target da raggiungere nell’ambito della mortalità infantile è di 25 morti sotto i 5 anni su 1000 nascite.

In questo circolo infinito che è la lotta contro le ingiustizie e la povertà, da una parte vediamo la disponibilità da parte della comunità internazionale a collaborare, dall’altra non si può non rimanere interdetti di fronte a dei risultati che, seppur quantitativamente importanti, rimangono insoddisfacenti nel momento in cui ricominciamo a vedere le persone effettivamente come tali e non come numeri. Eppure la domanda rimane sempre la stessa: esiste una fine alla lotta contro la povertà?

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Isabella Iagrosso

Nasce a roma il 19/03/1994, iscritta alla facoltà di scienze politiche della Luiss Guido Carli. Appassionata di viaggi e di culture straniere. Da sempre coltiva l'interesse per tutto ciò che riguarda l'estero e le relazioni internazionali
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