Non è un paese per Tsipras

04/02/2015 di Francesca R. Cicetti

La sinistra italiana non vince mai in patria, ma solamente all'estero. Vince con Tsipras, con Podemos, con Pablo Iglesias e con l'attacco alla Troika. Esulta per i successi oltre confine, ma non ha imparato a sfruttarli dentro casa, e rivendica la paternità di Alexis come una mamma amorevole, fin quasi ad attribuirsi i meriti della sua vittoria

Tsipras e la sinistra italiana

Se il famoso carrozzone del vincitore fosse un elemento fisico e non figurativo, al momento registrerebbe un tutto esaurito. La sinistra italiana ha prenotato ogni posto libero, dopo la vittoria del neo premier greco Alexis Tsipras. Si è accomodata sui sedili e spera di lasciarsi portare per un po’. Anzi, spera che Syriza funga da collante. Un partito straniero per compattare il collage disordinato delle sinistre nostrane. Un motore di unificazione e di rinnovamento.

Ma a sinistra di Renzi, a dire il vero, non c’è molto. Qualche dissidente piddino, il Sel di Vendola e i redivivi Ferrero e Ingroia. Un non-gruppo che gioca di rimbalzo, in un botta e risposta continuo, senza una strategia condivisa. Probabilmente insufficiente ad assestare il colpo di grazia al patto del Nazareno, anche dopo l’accordo per l’elezione del presidente della Repubblica. La sinistra non può certo rinascere da frammenti scomposti, minoranze e giochi da salotto. Deve ripartire dalla società, dall’unità e dalla solidarietà. E l’esempio greco è un ottimo faro di ispirazione. Il leader quarantenne di Syriza si schiera contro l’asfissia oligarchica della Troika e le manovre che strangolano i paesi in difficoltà, rimanendo vicino ai suoi elettori come la nostra sinistra vorrebbe saper fare.

Va bene, infatti, applaudire il successo dei cugini greci, e va bene stappare champagne per festeggiare. Con le dovute precauzioni. La prima, quella di non lasciarsi sfuggire l’occasione. Tsipras va bene per la Grecia, e forse anche per l’Europa, ma non può essere un leader in l’Italia. Per andare avanti serve uno Tsipras italiano, senza adagiarsi sugli allori di una vittoria bella, ma altrui. E una figura che raccolga la sua giovane eredità (ancora) non esiste. Per rimpastare il destino della sinistra e non morire democristiani c’è la necessità di una leadership forte, comunicativa, che annienti gli schermi televisivi. Sulle carenze mediatiche dei radical si sono riempiti manuali. Sfruttare Tsipras sì, ma non per millantare superiorità, coccolandosi all’ombra del suo successo. Ispirazione, non bandwagoning. Inoltre, la ricetta per la ripresa della sinistra italiana non può ridursi a una somma appiccicosa di dirigenti di partito. Mettere insieme Vendola, Civati, Ferrero e chi per loro non basta. Somiglia al solito rimpasto degli ultimi anni. Una strada che ha portato a una nube disastrosa di sole sconfitte.

L’Italia non è paese per Tsipras. Non se significa cullare il suo successo e dimenticare che non è il nostro. Perché Tsipras, a differenza della frammentata scia della sinistra italiana, ha già vinto. I vendoliani, civatiani e cuperliani ancora no. D’altra parte è vero che, se in Italia non esistono Tsipras di turno, in Grecia non ci sono Matteo Renzi. Se così fosse, lo strapotere dell’uno e dell’altro sarebbe probabilmente ridimensionato. Intanto, è con il premier che il leader greco concorda le sue battaglie. Con buona pace della sinistra più a sinistra, che farebbe bene a mangiarsi le mani.

Fatto sta che la sinistra italiana non vince mai in patria, ma solamente all’estero. Vince con Tsipras, con Podemos, con Pablo Iglesias e con l’attacco alla Troika. Esulta per i successi oltre confine, ma non ha imparato a sfruttarli dentro casa. Rivendica la paternità di Alexis come una mamma amorevole, fin quasi ad attribuirsi i meriti della sua vittoria. L’Italia non è un paese per Tsipras, ma dall’avventura di Syriza può estrarre i semi di una pianticella della sinistra. Una pianta abbandonata a un terreno estremamente poco fertile, che va nutrita senza abbandonarsi all’orgoglioso incenso della superiorità morale. Qualcosa di buono può germogliare.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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