Non è un Paese per donne

13/05/2015 di Jacopo Mercuro

“Abbiamo lottato per i diritti di tutti gli altri. E' il momento di ottenere una volta per tutte e la parità di diritti per le donne negli Stati Uniti d'America” – Patricia Arquette agli oscar 2015

Hollywood e donne

 

Non è un paese per donne; non è il titolo dell’ultimo film dei fratelli Coen, ma il grido delle attrici hollywoodiane, rivolto all’industria cinematografica statunitense che, fin dalla sua nascita, si è dimostrata fortemente sessista.

Sono troppi i casi di attrici, usate come un mero strumento commerciale, trasformate velocemente in dive, e poi abbandonate al loro destino. L’età, a differenza dei colleghi uomini, è il peggior nemico delle protagoniste hollywoodiane che, con il tempo, vengono svalorizzate come fossero un oggetto nelle mani degli Studios.

In tutta la storia degli Oscar, solo quattro registe sono state candidate all’ambita statuetta, che è stata vinta solo da Kathryn Bigelow con The hurt locker. Ma qui si va ben oltre i festival e le premiazioni, non c’è bisogno di prendere ad esempio le più grandi manifestazioni cinematografiche, per capire la considerazione di cui godono le donne sul set.

Dati alla mano, Hollywood si dimostra un mondo medievale, in cui le attrici non hanno la stessa considerazione degli attori, sia per i ruoli assegnati, che per i salari. Lo studio del Center for the study of women in television & film, evidenzia come le percentuali di protagoniste donne sul grande schermo, prendendo ad esame cento film di maggiore incasso del 2013, siano troppo basse. Inoltre, le parti migliori, nella maggior parte dei casi, sono affidate ai colleghi uomini, riservando alle quote rosa, solo ruoli stereotipati e non degni di una società moderna.

Come nel caso delle minoranze, riportato alla luce da Alejandro González Iñárritu, con il suo discorso alla premiazione degli Oscar, la disparità di trattamento tra uomini e donne, è sempre troppo poco affrontato dagli addetti della carta stampata. Nel 2015 è una situazione insostenibile, che continua ad essere accantonata ad un angolo, senza che nessuno faccia realmente qualcosa per cambiare le cose. La verità è che nessuno è realmente interessato a cambiare un sistema centenario, che riempie le tasche dell’intera industria cinematografica, dai produttori ai giornalisti, è più comodo lasciare le cose come sono sempre state.

Lo scorso anno, Tom Carson, giornalista di GQ, con un articolo che recensiva il film Third person, definiva Olivia Wilde inadatta ad interpretare il ruolo di una scrittrice, affermando che: “Con quelle chiappe, chi ha bisogno di essere alfabetizzato? Chi lo desidererebbe?”. Parole sconcertanti, che avrebbero dovuto avere una grande cassa di risonanza alzando una feroce polemica, ma così non è stato. Olivia Wilde ha giustamente risposto stizzita a giornalista, e tutto è caduto nel dimenticatoio, in fondo, da quelle parti, sembra essere la normalità.

Non c’è dubbio, Hollywood è nata e continua ad essere misogina, e nessuno ha intenzione di cambiare rotta e fare un passo per evolversi ad un mondo civile. L’unico grido di ribellione arriva dalle dirette interessate, che continuano a portare avanti, una difficile battaglia per il raggiungimento della parità di sessi.

L’intero articolo, si potrebbe riassumere con le parole dell’attirice Keira Knightley: “Dove sono le storie che parlano profondamente di donne? Dove sono le storie di registe o di scrittrici? Esiste un grande sbilanciamento che non riesco a spiegarmi. Noi donne rappresentiamo la metà del pubblico pagante, che va al cinema a vedere i film e vuole vedersi rappresentata al pari degli uomini. Sono molto preoccupata dal fatto che la nostra voce proprio non venga ascoltata. Non riesco a capire perché, nei film in cui recitano, i problemi affrontati dalle donne riguardano principalmente la sfera domestica e familiare e non il contesto di lavoro. Non so cosa sia successo negli anni ottanta, novanta e in quelli seguenti, ma di certo qualcosa ha contribuito a ridurre il femminismo a un fenomeno di cui vergognarsi, quando invece era un movimento che lottava per parità di diritti, opportunità, rispetto e remunerazione fra uomini e donne. Ancora oggi, siamo molto lontani da tutto questo”.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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