Non c’è (buona) politica senza spazio reale

05/03/2014 di Francesca R. Cicetti

La rete, la politica, e lo spazio vitale

Ci sono modi e modi di fare politica. La partecipazione è il fondamento della democrazia, e anzi, come direbbe Giorgio Gaber, addirittura la base della libertà. Ma ha anche lei le sue regole. Per esempio, è il caso di iniziare a valutare i rischi dell’assenza di spazio fisico. È vero, si può partecipare alla vita del proprio paese anche attraverso la rete, comodamente seduti alla propria scrivania, e anni e anni di rivoluzione digitale non fanno che rafforzare questa nostra credenza. Si può, ma non è detto che si debba. Un esempio a caso, che ha scosso l’opinione pubblica solo qualche settimana fa: la fotografia di un libro bruciato, postata su Twitter perché l’autore, Corrado Augias, aveva più volte manifestato il suo dissenso riguardo metodi e comportamenti del Movimento Cinque Stelle. Un vergognoso giochino da Inquisizione, che evoca fantasmi minacciosi e addirittura, secondo alcuni, lo spettro del nazismo. Ma la situazione è davvero così preoccupante? Dobbiamo correre ai ripari, temere un colpo di stato? Se la pericolosità di un atto sociopolitico dipendesse da quanto se ne parla nei talkshow, dovremmo rispondere di sì, assolutamente. Ma la realtà è ben diversa.

augias-politica-spazio-vitaleLa verità è che, probabilmente, il sedicente piromane avrebbe esitato un istante in più se si fosse trattato di presentarsi a casa di Augias, con l’accendino in mano, scatenando un bel falò davanti ai suoi occhi o in qualche piazza italiana. Ben diverso è scattare una foto su un palcoscenico perfettamente organizzato, con la copertina del libro bruciacchiata quanto basta per far leggere il nome dell’autore, e passarla al grande pubblico tramite il social network di turno. La rete rende impavidi, spavaldi. Architettare gesti eclatanti e goliardici da casa propria è ben altra cosa rispetto al compierli di persona. Dal proprio personal computer, ciascuno può giocare alla rivoluzione. Persino gli insulti fioccano in rete, diretti a questo o a quel politico, senza distinzione di schieramento, con in comune solo una sgradevole volgarità e un’ovvia mancanza di contenuto. Indubbiamente, dover ripetere in un luogo fisico le offese così di slancio digitate su internet, fungerebbe da deterrente se non per tutti, almeno per una gran parte dei signori che si fanno scudo dello schermo d’un pc.

Ecco il paradosso della rete. Il più ampio spazio esistente al mondo è in realtà un non-luogo. Che genera delle non-relazioni. E, soprattutto, che vive di simboli, amplificando o riducendo esponenzialmente il significato di molti eventi. Il suo potere di connessione è stupefacente. Utilissimo, quando trasmette notizie in tempo reale, informandoci su quello che accade nel resto del mondo, nutrendoci di conoscenza, stabilendo un filo rosso preziosissimo, inviolabile. Piuttosto triste invece quando serve da teatrino per qualche scenetta politica o sociale, da palcoscenico per il fanatico o l’attivista di turno. E anche pericoloso, perché evoca dei simboli che rimbombano come esplosioni nella mentalità di alcuni superficiali.

Ci hanno raccontato che la rete avrebbe nutrito la democrazia, moltiplicando l’informazione. Non ci hanno detto però che, in aggiunta, sarebbe germogliato anche un culto spropositato per lo scenografico, per il colpo di scena, per  tutto ciò che è spettacolare e appariscente. Una tecnica che sembra funzionare, anche nella politica. Un solo, eclatante colpo di teatro, raccoglie più consensi (e più voti) di molto lavoro modesto e silenzioso. Forse, però, a volte dovremmo tornare alle origini, arpionarci ai fatti, a quello che accade nello spazio reale.

The following two tabs change content below.

Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
blog comments powered by Disqus