No alla grosse koalition, per il nuovo governo incarico a Bersani. Ma come?

22/03/2013 di Andrea Viscardi

Il discorsoQuesti i due passaggi fondamentali del discorso di Giorgio Napolitano, con i quali – sottolineando l’impossibilità di una grande coalizione – ha affidato l’incarico di formare un governo a Bersani, previa verifica di una sicura fiducia in Parlamento.“A tutti, credo di poter dire, è apparsa chiara la portata delle sfide da affrontare. In considerazione di ciò, si è ricavata  –  da parte della coalizione guidata dall’on. Berlusconi ma anche da parte di altri  –  l’esigenza di un governo di vasta unione, che conti innanzitutto sulle due maggiori forze parlamentari, ovvero  –  come si dice in linguaggio europeo  –  di grande coalizione. Ma le difficoltà a procedere in questo senso sono apparse rilevanti : per effetto di antiche e profonde divergenze e contrapposizioni, che si erano attenuate nel corso del 2012 in funzione del sostegno al governo Monti ma sono riesplose con la rottura di fine anno […] Ho pertanto conferito  –  in continuità con eloquenti, appropriati e non lontani precedenti  –  all’on. Pierluigi Bersani l’incarico di verificare l’esistenza di un sostegno parlamentare certo, tale da consentire la formazione di un governo che ai sensi del 1° comma dell’art. 94 della Costituzione abbia la fiducia delle due Camere. Egli mi riferirà, sull’esito della verifica compiuta, appena possibile“.

Napolitano, incarico di governo a BersaniMissione Impossibile – Facile a dirsi, quasi impossibile a farsi. La situazione in Parlamento continua a non sbloccarsi e Crimi, da parte sua, ripete come un disco rotto un secco no ad eventuali accordi con il PD. I montiani non basterebbero a garantire la maggioranza, mentre, il PdL, come scritto varie volte nei giorni scorsi, è stato escluso a prescindere dai possibili interlocutori. Per quanto la strada dell’intesa con il PdL possa ancora essere percorsa, lo stesso Napolitano ha parlato di grandi difficoltà tra le due coalizioni, di una rottura e di un inasprimento dei toni – a partire da Dicembre – che non hanno permesso un governo di grosse koalition. Difficile che Bersani faccia marcia indietro, soprattutto visto l’atteggiamento oltranzista mantenuto sino ad oggi. Comprensibile guardando al passato, un po’ meno pensando al presente ed al futuro. Il leader del PD vorrebbe sbattere in faccia al Parlamento le proprie responsabilità. Per la serie: se non ci date la fiducia si ritorna alle urne. E l’Italia non ha il tempo per farlo.

Casaleggio e Grillo – L’impressione è che, per poter portare un governo alla nazione, servirebbe un colpo di testa di Grillo. O dei suoi deputati in Senato. Un appoggio del M5S ad un governo del PD – diciamocelo chiaramente –  se il movimento non vorrà sparire nelle prossime elezioni,  non verrà mai dato. I sondaggi riportano Grillo (36%) – dopo Renzi (49%) – come il leader in cui gli italiani ripongono più fiducia. Gran parte di questi italiani prenderebbero come un tradimento un atto del genere. Dunque tanto vale aspettare, vedere fallire Bersani, e sperare che nelle prossime elezioni il sindaco di Firenze non diventi il candidato PD. Quello sarebbe l’unico rischio – in caso di fallimento delle forze politiche – capace di impedire al M5S di guadagnare la maggioranza.

Consultazioni – Bersani, quindi, si trova in mano una patata non bollente, di più. Da una parte Berlusconi che lo accusa di pensare solo agli interessi del partito e non a quelli del Paese, dall’altra Grillo che nega qualsiasi tipo di fiducia e auspica un accordo PD – PdL capace, a suo dire, di segnare la morte politica di entrambi i Partiti. Quel che sembra certo è che, senza un’apertura di alcun tipo da parte del Segretario, l’idea che un governo possa prendere piede è praticamente impossibile. A quel punto, però, Bersani dovrebbe essere consapevole di aver firmato, con le proprie mani, la definitiva condanna della politica “tradizionale”. Ma uno spiraglio, forse, c’è…

La possibilità – Una strategia possibile per il PD potrebbe essere quella di scendere a patti con il PdL. Non nel senso di creare un governo in collaborazione con il partito di Silvio Berlusconi, ma accettando, ad esempio, uno dei nomi proposti dal Popolo delle Libertà per il Quirinale. Un messaggio di questo tipo – magari accompagnato da alcuni tentativi di accordo comune sull’affrontare certe tematiche particolarmente delicate – potrebbe trovare il consenso del PdL.  Soprattutto perché, a conti fatti, un’eventuale accordo, per la presidenza della Repubblica, tra Monti e Bersani, basterebbe per portare un nome estraneo alle idee del duo Alfano-Berlusconi. Certo, le difficoltà sarebbero molte ed evidenti. L’alternativa, però, è un ritorno alle urne. Al momento l’ipotesi forse peggiore per l’Italia. Di sicuro un nuovo simbolo di irresponsabilità e avventatezza delle forze politiche.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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