Nixon-Cina: il pericoloso errore di Kissinger

09/06/2013 di Lorenzo Vermigli

Quando il riavvicinamento rischiò di saltare

Kissinger e Cina

Background – Nel 1972, la notizia che sconvolse il mondo fu la visita di Nixon in Cina. Un evento che segnò profondamente le relazioni tra gli Stati Uniti e l’allora terza potenza mondiale. Alla fine di quell’importantissima visita, le parti decisero di redigere un comunicato in cui affermavano, separatamente, i propri principi e le rispettive attese e margini di cooperazione futura. Tale documento è oggi noto come il Comunicato di Shanghai.

Dissidi interni – Nel folto staff che il Presidente Nixon aveva voluto portare con sé in Cina non potevano mancare (tra gli altri): Henry Kissinger (National Security Advisor), William Rogers (Segretario di Stato) e Marshall Green (Assistant Secretary of State for East Asian and Pacific Affairs). Era risaputo quanto Kissinger odiasse Rogers, se non altro perché quest’ultimo occupava quella posizione di Segretario di Stato tanto agognata. Kissinger voleva essere la “prima donna” della visita in Cina, ovviamente dopo Nixon. Ne risultò che in molti incontri con la delegazione cinese, Nixon preferì farsi accompagnare da Kissinger piuttosto che dal suo Segretario di Stato Rogers. Quest’ultimo fu più volte tenuto lontano dagli incontri più importanti, quelli in cui venivano toccati argomenti spinosi e dove la diplomazia e la strategia avevano un ruolo cruciale.

La bozza del Comunicato – Dopo che Kissinger aveva redatto una bozza del Comunicato (peraltro già approvata da Zhou Enlai), la passò a Rogers e Green, così, a titolo informativo. Ormai era Kissinger il vero artefice dell’apertura alla Cina, gli altri avevano solo il ruolo di spettatori. Tuttavia, dopo aver dato un’occhiata alla bozza, Green alzò gli occhi e disse a Rogers: “Signor Segretario, abbiamo un problema serio”.

L’errore macroscopico – Green fece notare a Rogers che nella bozza c’era un paragrafo che riaffermava tutti i trattati americani e gli impegni di sicurezza in Asia, compresi quelli con il Giappone, Corea del Sud, Filippine, Australia e Nuova Zelanda. Mancava però un riferimento importante: il Trattato di reciproca difesa con Taiwan, del 1955. Quel trattato era il fondamento degli Stati Uniti alla difesa dell’isola. Green affermò che l’ala conservatrice del partito non avrebbe mai approvato tale omissione e che Chiang Kai-Shek si sarebbe sicuramente arrabbiato, per non dire di più. Effettivamente, tale mancanza avrebbe comportato un “mani libere” della Cina su Taiwan. Tutto ciò rischiava di far saltare l’intero viaggio di Nixon in Cina, tanto più che la bozza doveva essere appprovata solo da Mao ancora.

La stizza di Kissinger – Quando Green e Rogers fecero notare tale mancanza, il più adirato di tutti fu sicuramente Kissinger. L’errore era suo e, per di più, era stato messo in evidenza dal sua acerrimo nemico. Che fare adesso? Dopo aver prepotentemente accusato Green e Rogers, Kissinger si recò dalla sua controparte cinese e gli disse che sarebbe stato necessario apportare un cambiamento (inserire il trattato con Taiwan). La controparte (Qiao, un collaboratore di Zhou) affermò che la Cina non avrebbe accettato nessuna significativa modifica al riguardo, mentre era disposta ad accettare piccoli ritocchi. Kissinger, trovandosi con le spalle al muro, propose quella che poi diventò la soluzione finale: tagliare completamente tutta la parte in cui gli Stati Uniti ribadivano i loro trattati e impegni in Asia, così che non ci sarebbe stata nessuna discriminazione e nessun sostenitore di Taiwan avrebbe potuto dir nulla. Nonostante il disappunto di Nixon, così si risolse la faccenda. Nixon ci teneva a inserire quegli impegni perché voleva rassicurare gli alleati degli americani in Asia (cosa che, così, invece, gli fu impedita).

Ancora rabbia – Dopo che tutto fu risolto, Kissinger continuò a prendersela con Green e Rogers per il loro tentato “sabotaggio”. Anche Nixon era inspiegabilmente arrabbiato con il Dipartimento di Stato per essersi approfittato della situazione. Green si giustificò così davanti a Kissinger: “ Guarda Henry, c’era un serio problema in quel comunicato e io volevo soltanto risparmiare al Presidente l’agonia di quello che sarebbe potuto succedere se non l’avessimo corretto”. Nixon non perdonò mai il suo capo della diplomazia e infatti nel suo secondo mandato promosse Kissinger a Segretario di Stato. Ma Taiwan deve ringraziare Green e Rogers.

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Lorenzo Vermigli

Nato a Massa Marittima (GR) il 13/02/1989, ma cresciuto nella ridente Follonica (GR). Ha frequentato il Liceo Linguistico Sperimentazione Brocca di Follonica e ha conseguito la maturità con 100/100. Ha studiato Scienze Politiche alla LUISS di Roma e si è laureato con una tesi sul fondamentalismo islamico (110 e lode). E' attualmente iscritto al secondo anno del corso di Laurea Magistrale in International Relations alla LUISS. Ha studiato all'Institut d'études politiques di Parigi e alla University of Pennsylvania di Philadelphia. Ha frequentato un corso di Security Studies presso l'Institute of Global Studies di Roma. Appassionato di calcio, storia e viaggi.
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