La strage di cristiani e l’UE: un silenzio inaccettabile

27/12/2012 di Andrea Viscardi

Goodluck Jonathan
Goodluck Jonathan, presidente della Nigeria.

In Nigeria la maggioranza cristiana è colpita, oramai giornalmente, da atti di violenza riconducibili a quella che è considerata una vera e propria jihad africana. A compiere questi attacchi sono diversi gruppi terroristici tra cui, il più importante – senza ombra di dubbio – è Boko Haram, colpevole, dal 2009, di circa 3000 uccisioni. È infatti questo il gruppo a cui si collega il commando artefice, la notte della Vigilia, dell’attentato in cui hanno perso la vita sei cristiani. Ma Boko Haram non è l’unico movimento terroristico presente sul territorio: solo il giorno prima del massacro, la formazione di Ansaru, aveva rivendicato il rapimento di Francis Colump, cittadino francese.

La situazione è paradossale se si pensa come la costituzione faccia della Nigeria uno stato laico, stato, per di più, in cui la maggioranza degli abitati (60%) è cristiana. Le violenze sono nate nel 2001, quando l’allora neopresidente Obasanjo non era stato in grado di opporsi alla pressione della maggioranza islamica del nord che voleva l’introduzione della Shari’a. Da quel momento i gruppi fondamentalisti hanno iniziato a reclamare ed attuare una “decristianizzazione” del Paese, che ha causato, nel corso di 12 anni, diverse migliaia di vittime.

Occorre precisare, in realtà, come negli anni successivi abbiano approfittato della situazione e si siano inseriti nelle violenze anche dei gruppi esterni i quali, in nome della Jihad africana, operano oggi in varie zone del continente, come il Mali, il Kenya, il Ciad e il Niger. È vero, però, anche il contrario. Tale situazione favorisce infatti l’esportazione di gruppi terroristici interni, come dimostra quanto avvenuto nell’ultimo anno proprio con Boko Haram.

La strage di Natale, comunque, era prevedibile. Gli attentati verso le chiese cristiane, nei giorni di festività, erano stati numerosi già nei due anni precedenti. Tale elemento sottolinea la totale incapacità e inadeguatezza del governo nigeriano – guidato attualmente dal cristiano Goodluck Jonathan – e del suo esercito, arretrato e mal organizzato per far fronte ad una situazione del genere. Ciò che, invece, è paradossale e inspiegabile, è il totale silenzio dell’Occidente innanzi a una persecuzione di questo tipo.

L’ONU e l’UE sono anni che affrontano l’argomento solamente di sfuggita e con poca incisività. La paura, forse, ma non diciamolo ad alta voce, consiste nel suscitare le ire islamiche e provocare episodi di violenza anche in altre zone. Paura che può essere compresa, ma non può giustificare un non intervento, almeno politico, molto più deciso. Soprattutto perché, in realtà, vi fossero interessi economici in gioco, le potenze interessate sarebbero molto più attente alla questione. Dimenticano, forse, come la Nigeria sia l’ottavo esportatore di petrolio a livello mondiale e quanto, oltre a questo massacro, a destabilizzare l’ambiente vi siano le azioni del Movement for the Emancipation of the Niger Delta, espressione della frustrazione di un popolo che, dall’oro nero, non ha ricavato nulla se non danni. Aggiungendo a questi dati la presenza, sul territorio, di 250 etnie diverse e la crescente diffusione dell’islamismo integralista in tutta la regione centrale africana, la Nigeria è una polveriera pronta ad esplodere da un momento all’altro. Cercare un modo per risolvere il problema dovrebbe quindi essere una preoccupazione doppia per noi occidentali. Sia per motivazioni economiche che per motivazioni di comunanza di valori e cultura.

Cultura e valori, già. Perché a prescindere dal riconoscere o meno le radici cristiane, l’Unione Europea è consapevole di essere lei stessa un prodotto di queste. Chi scrive non è, da definizione, “un seguace del cristianesimo” ma è consapevole quanto i suoi valori siano presenti nel suo modo di vivere, nella sua cultura, così come in quella degli abitanti degli altri 27 Paesi membri. Ignorare lo sterminio indiscriminato di chi è portatore di questi nostri stessi valori rappresenta un crimine grave, ingiustificabile. Quanto aspetterà quindi, un Occidente che si è espresso solamente per parola del Papa, ad affrontare la questione apertamente, direttamente e senza darsi – scordandosene il giorno dopo – a una semplice retorica della condanna? Titubanze, oramai, sono ingiustificabili e il silenzio assordante dell’Occidente può essere udito da tutti, tranne che dalle vittime di questi lunghissimi dodici anni.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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