Nigeria: l’educazione occidentale è proibita

08/05/2014 di Redazione

Bring Back Our Girls, Nigeria

Educa un bambino, avrai un uomo in più, educa una bambina e creerai una tribù”, diceva una canzone. Anche per questo motivo notizie provenienti dalla Nigeria preoccupano sempre di più.

Altre undici ragazzine sono state rapite, e sempre nel solito modo: entrando in un villaggio, armi alla mano, terrorizzando gli abitanti. Smontano le porte delle case e le trascinano via. La polizia ed i militari nigeriani non sembrano in grado di fermare l’offensiva dei ribelli islamisti di Boko Haram, i quali dopo le chiese cristiane date alle fiamme e i massacri nei villaggi, ora si sono dati al traffico di schiave.

Le notizie di nuovi attacchi si moltiplicano, ed è difficile ricostruire quante siano le vittime degli attacchi ormai quasi quotidiani. Solo nell’ultimo –di lunedì scorso- secondo l’Associated Press, centinaia sarebbero le vittime di un attacco nella città di Gamboru Ngala, al confine con il Camerun, in quella che ormai viene riconosciuta come una vera e propria escalation di violenza.

Al momento, secondo gli ultimi calcoli sarebbero 231 le studentesse nelle mani degli islamisti. 220 di queste sono state portate via da una scuola il 14 aprile, e altre undici sono state fatte vittima tra la notte di martedì e mercoledì. La colpa delle ragazze è di studiare l’inglese, di ricevere un’istruzione laica. ‘Boko Haram’ significa, infatti, “l’educazione occidentale è proibita“, anche se il nome ufficiale dell’organizzazione, costituita circa dieci anni fa nello stato del Borno è Jama’atu Ahlis Sunna Lidda’awati wal-Jihad, che tradotto inneggia allo studio e alla diffusione degli insegnamenti del Profeta e del Jihad –la guerra santa.

Nigeria-Malala-BringBackOurGirls
L’attivista pakistana Malala sponsorizza l’hashtag #BringBackOurGirls

Il susseguirsi dei rapimenti sono stati poi rivendicati dal gruppo con un video pubblicato nella giornata del 5 maggio in cui il leader del movimento, Abubakar Shekau, dichiarava esplicitamente di aver intenzione di vendere le donne come schiave e di prendere in sposa due tra le rapite, delle età di 8 e 12 anni.

In ordine sparso il mondo sta rispondendo all’appello e alle richieste di aiuto del presidente Jonathan Goodluck, in difficoltà contro il gruppo ormai capace di controllare un’intera fetta del paese (in particolare i 12 stati a nord della federazione,non a caso i più poveri) e di portare la guerra anche oltre confine: in Camerun, in Chad e nel Niger.

La condanna della campagna di rapimenti è stata unanime. I ministri degli esteri dell’Unione Europea stanno valutando un possibile concreto aiuto da dare al governo nigeriano. La reazione internazionale è stata trasversale: dal ministro degli esteri russo Lavrov, fino all’alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite. Una mobilitazione che ha visto in prima fila anche la giovane Malala Yousafzai con la campagna Twitter #bringbackourgirls. Tuttavia, parole a parte, al momento solo gli Americani e gli Inglesi hanno mandato esperti e truppe. Barack Obama ha definito l’azione degli estremisti islamici un abominio oltraggioso e straziante, sottolineando che gli Stati Uniti faranno tutto quanto in loro potere per riportare a casa le ragazze.

Ufficialmente sul posto ci sono già agenti dell’FBI e uomini delle forze speciali, in realtà sono anni che Washington ha in Nigeria truppe di elite e forze dell’antiterrorismo impegnate nella guerra globale al terrore. Agli americani si aggiungeranno presto gli uomini dei servizi segreti e le teste di cuoio britanniche. Anche la Francia, attraverso le parole di Francois Hollande ha promesso che farà di tutto per aiutare la Nigeria a ritrovare le liceali rapite dagli integralisti islamici.

Dal fronte dell’Unione Europea tutto tace invece. Resta il timore che la notizia stia suscitando clamore solo perché ad essere rapite sono ragazze cattoliche. Così come quello che la notizia finisca nel dimenticatoio come molte delle provenienti da quella parte del mondo.

Iris De Stefano e Martina Viscusi

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