Nigeria, la strategia di Goodluck tra nord e sud

13/02/2014 di Stefano Sarsale

Nigeria, il Presidente Goodluck

Nigeria. Il 10 febbraio il Presidente nigeriano Goodluck Jonathan ha rimosso il capo di gabinetto, Mike Oghiadomhe. La notizia fa seguito alla nomina di 12 nuovi ministri alla fine dello scorso mese, ma soprattutto alla rimozione del Capo di Stato Maggiore e all’abbandono del Presidente del suo People’s Democratic Party.

Boko Haram
Alcuni militanti di Boko Haram

Verso il 2015. Si va delineando l’obiettivo che il Presidente nigeriano intende perseguire, come ha lui stesso dichiarato, cioè la vittoria alle prossime elezioni presidenziali del 2015 e la rielezione. Il quadro che gli si prospetta non è tuttavia di semplice gestione. Per avere successo infatti, l’attuale Presidente avrà bisogno una solida base di consensi che non può non passare anche attraverso l’appoggio da parte dell’Esercito, istituzione indispensabile per mantenere sotto controllo il Paese e specialmente il Nord, dominato da una maggioranza mussulmana. Il passo successivo, dopo essersi assicurato l’appoggio dei militari, consisterà nell’operare una ridistribuzione delle cariche istituzionali ad esponenti del nord, al fine di garantirsi il loro appoggio e consenso, creando così un equilibrio capace di durare.

I contrasti interni. La ragione di questa riorganizzazione interna imposta dal Presidente, è il suo contrasto con i senatori del PDP: il Presidente cristiano di etnia Igbo, è accusato di condurre una politica discriminatoria verso la popolazione musulmana, sita nel Nord del Paese, e e Hausa-Fulani. Risulta quindi evidente che una ridistribuzione delle cariche è alla base per la creazione di un consenso generale in tutto il paese.

Equilibrio precario. La sua ricandidatura rappresenta una mossa senz’altro in grado alterare la consuetudine del Paese che prevede, nonostante l’assenza di regole scritte, l’alternanza alla guida del PDP di un esponente musulmano, generalmente di etnia Hausa-Fulani, e uno cristiano, solitamente di etnia Yoruba. Questo avviene fin dalla fine della dittatura militare, quando il PDP si è riuscito a imporre come unico partito capace di condurre il Paese. La diretta conseguenza è stata che per garantire la possibilità di accedere alla massima carica istituzionale del Paese, che ricordiamo essere fortemente polarizzato tra nord mussulmano e sud cristiano, è stato necessario darsi un regolamento interno così da permettere la tutela degli interessi di entrambe le parti.

A questo va aggiunto il costante peggioramento, negli ultimi anni, della situazione della Nigeria. Principalmente a causa degli attentati compiuti dal gruppo terrorista Boko Haram (“l’Educazione Occidentale è peccato”) contro i cristiani, capace di aumentare ulteriormente il clima di incertezza e di insicurezza. In conclusione, la costante minaccia terroristica, unita alla possibile interruzione nella regolare alternanza dell’esponente che ricopre il ruolo di Presidente, fa emergere un quadro estremamente complesso e di cui è difficile prevedere gli effetti: gli interessi in gioco sono molti e le difficoltà sono accentuate a causa della evidente polarizzazione interna della Nigeria, dove la lotta per il potere e la spaccatura religiosa si sommano a quella etnico-regionale.

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Stefano Sarsale

Dopo la laurea triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali a Pisa 2011, consegue quella Magistale presso la LUISS Guido Carli di Roma con votazione 110. Consegue succesivamente una seconda laurea Magistale in Security and Terrorism presso l'università di Kent, Canterbury. Esperienze lavorative presso il Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) a Roma, Il Conflict Analysis Research Centre (CARC) a Canterbury, l'nstitute for National SecurityStudies (INSS) a Tel Aviv e l'European Strategic Intelligence and Security Centre (ESISC) a Bruxelles.
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