Niente quota 96, niente esodi: ecco come cambia il nuovo Decreto PA

05/08/2014 di Giacomo Bandini

L'annuncio del ministro Marianna Madia ha tolto la speranza di circa 4000 dipendenti scolastici di un imminente e agognato pensionamento

Un annuncio del ministro Marianna Madia ha tolto la speranza di circa 4000 dipendenti scolastici di un imminente e agognato pensionamento. Il decreto Pa, infatti, ne prevedeva la definitiva partenza, anche a favore dell’inserimento di nuove leve bloccate ormai da tempo, specialmente per quanto riguarda il capitolo insegnamento. In Commissione Affari costituzionali al Senato sono passati 4 nuovi emendamenti del governo che modificano, sopprimendo alcune parti del testo, la questione relativa alla cosiddetta quota 96. Il ministro ha poi sottolineato la necessità di porre la questione di fiducia sul decreto che rischiava di slittare nuovamente.

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Carlo Cottarelli, Commissario straordinario per la Revisione della Spesa Pubblica

Una vecchia storia – Procedendo con ordine è necessario effettuare una valutazione delle rilevazioni effettuate dal commissario Cottarelli, di cui si è parlato anche su queste pagine, e in seguito confermate dalla Ragioneria generale dello Stato. Già verso la fine del 2013 il parere di quest’ultima riguardo la questione quota 96 era stato negativo. Il progetto di legge per rendere effettivi alcune parti della riforma pensionistica “Fornero”, all’epoca, si trovava al vaglio della Commissione XI della Camera che, richiedendo il parere della Ragioneria aveva trovato di fronte a sé un muro di no. Dal fondo esodati, creato ad hoc, sarebbero dovuti essere prelevati in totale 400 milioni di euro ripartiti come di seguito:35 milioni di euro per l’anno 2014, 106 milioni di euro per l’anno 2015, 107,2 milioni di euro per l’anno 2016, 108,4 milioni di euro per l’anno 2017 e 72,8 milioni di euro per l’anno 2018. Il medesimo responso è stato fornito in questi giorni, costringendo di fatto il governo prima a cercare rifugio nel Fondo di solidarietà, bocciato nuovamente, ed in seguito ad una clamorosa marcia indietro.

Il limbo dei quota 96 – Per dovere di chiarezza viene qui riassunto il significato del termine quota 96. Esso viene usato per indicare circa 4.000 dipendenti delle strutture scolastiche che avevano maturato tutti i requisiti per andare in pensione prima che la riforma Fornero entrasse in vigore: si parla del 1 gennaio 2012 . Con la riforma Fornero il sistema cambia per sommi capi dal metodo retributivo a quello contributivo seguendo alcuni criteri temporali. I dipendenti “quota 96”, essendo per larga parte scolastici, sono però rimasti in una specie di limbo contributivo. La vecchia legge n. 247 del 2007 prevedeva che l’età di pensionamento venisse ottenuta calcolando l’età anagrafica e l’anzianità contributiva: ad esempio 60 anni di età e 36 di servizio oppure 61 anni di età e 35 di servizio. La nuova legge fatta approvare dall’allora governo Monti, ponendo come limite tra i vecchi e i nuovi criteri pensionistici il 31 dicembre 2011, ha fatto sì che coloro i quali avevano maturato i criteri nell’anno scolastico 2011/2012 secondo le vecchie regole non potessero più usufruire del pensionamento previsto per difetto di 6 mesi, nonostante avessero comunque le carte in regola.

Errori ed orrori – Chi ha sbagliato dunque? Perché di un errore si tratta e, si aggiunga, madornale. La tanto criticata riforma Fornero-Monti o le eterne (eteree) promesse del governo Renzi? La questione è piuttosto spinosa. Da un lato è innegabile che il sistema pensionistico italiano richiedesse, ben prima del 2011, una radicale riforma con i pro e i contro del caso. Se non altro per adeguarsi agli standard di Paesi ben più avanzati e democraticamente assestati. Dall’altro la necessità di tenere i conti pubblici a posto ed effettuare i tagli al posto giusto non deve mai essere sottovalutata, e senza una rotta economico-finanziaria precisa le coperture tenderanno ad essere sempre meno assicurate. Sicuramente un pasticcio di simili proporzioni poteva essere evitato. Il commissario per la spending review Cottarelli ne esce così inevitabilmente vincitore: non è mai stato sufficientemente ascoltato, il caso in esame ne è testimonianza, ed anzi si è visto ridurre pubblicamente la propria autorità, ingiustamente. Solo l’intervento della Ragioneria di Stato, branca del Ministero dell’Economia, è servito a fermare un costoso disastro. Urge recuperare, e in fretta. Le riforme procedono a rilento, l’immagine del governo efficiente ed efficacie comincia a vacillare e la leadership di Renzi sta affrontando solamente le prime difficoltà. Non servono altre “quote 96” per ricordarci di essere ancora in bilico che dobbiamo fare prima i compiti a casa per bene, senza annunci o slogan, senza passi indietro.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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