Il populismo di Vendola, tra paura e autolesionismo

08/01/2013 di Andrea Viscardi

Nichi Vendola, Sel
Nichi Vendola, leader di Sel

Solamente qualche mese fa, Nichi Vendola, leader di Sel, definiva Grillo come “un populista, atto a investire sulle macerie“, in riferimento al discorso del leader del M5S in Sicilia. In questi giorni, però, l’allievo di Bertinotti sta dimostrando di essere, in materia, quantomeno simile a Grillo. Ieri, il Presidente della Regione Puglia, ha dato il meglio di sé. Prima di tutto, riciclando la filastrocca ripetuta, sino alla nausea, ai tempi dell’instaurazione del governo tecnico, ha affibbiato a Mario Monti il termine massoneria che, si sa, ha sempre un certo effetto. Quindi, non contento, ha provato a lanciare la frase ad effetto, quella dal sapore un po’ antico e un po’  bertinottiano: “i super ricchi devono andare al diavolo”. Ha concluso, quindi, un po’ in ritardo rispetto ad un rivale ben più addestrato di lui nel campo della retorica elettorale, ponendo ad obbiettivo di Sel l’abolizione dell’Imu.

Come già sottolineato da più di un giornale francese nel mese passato, però, qualcuno dovrebbe ricordare a Vendola come, con una patrimoniale sui super redditi, si possa risolvere ben poco. Certo, è uno slogan di sicuro effetto e che può attirare qualche consenso elettorale, ma, come per oltralpe, una tassazione, ad esempio, del 75% della parte del reddito superiore al milione di euro avrebbe come risultato uno scarso, per non dire scarsissimo ritorno economico. Qualche centinaio di milioni di euro, briciole, se paragonate alle reali esigenze dell’Italia.

Il problema del populismo “alla Vendola” è il risultato scarso, per non dire scarsissimo o addirittura dannoso. Le motivazioni sono varie. La prima è che, lui stesso, afferma da più di un mese di aver accettato l’agenda Bersani. Proclamare, quindi, un’abolizione dell’Imu, in pieno stile berlusconiano, stride non poco con le dichiarazioni del Segretario del PD di questi giorni tese, al massimo, ad aprire ad una sua riduzione nei riguardi della prima casa. Il richiamo alla massoneria, inoltre, ha fatto il suo tempo, un po’ come l’uso improprio di far passare, ad esempio, le lobby come il demonio. Gli italiani, almeno su questo, negli ultimi anni hanno iniziato ad informarsi e l’accezione sempre e comunque negativa di questi termini sta pian piano aprendo la strada a una consapevolezza maggiore. L’impatto di questa retorica, insomma, risulta sicuramente affievolito, come lo stesso “declino” del movimento di Grillo sta dimostrando.

Il comportamento del leader di Sel sembra, invece, dettato dal disperato tentativo di attrarre qualche elettore in più in vista delle elezioni, causa la delicatissima posizione del suo partito. Peccato che Nichi, quella parte dell’elettorato rispondente alla demagogia scagliata verso il ricco, il potente, il padrone,  non si sia accorto di averla già in buona parte dalla sua. La rimanente, invece, o ha già scelto altri lidi o difficilmente sarà propensa ad appoggiare il Presidente della Puglia. Il rischio, quello vero, è che gli indecisi, quelli più moderati, se proprio dovranno decidere, piuttosto di trovarsi ad appoggiare una coalizione con all’interno Sel, andranno con Monti. Un autogol per la coalizione di Bersani.

Paura per la delicata posizione del Partito. Già perché, negli ultimi giorni, la situazione di Vendola appare sempre più drammatica. Il Segretario del PD, dopo la discesa in campo di Monti, è cosapevole di quanto, per arginare l’avanzata del Presidente del Consiglio uscente, la componente di Sel sia quasi un peso. Molto meglio, in prospettiva, assegnare a Renzi il ruolo di braccio destro, di sostenitore principale, sia per cercare di prendere al lazo qualche elettore di centro sia perché, diciamocelo, anche in termini di governabilità, difficilmente Sel si piegherà in tutto e per tutto ad un’agenda che già molti definiscono speculare, per molti versi, a quella del Professore. Inoltre, come se non bastasse, la lista Ingroia sembra capace, nelle prossime settimane, di erodere parte dell’elettorato di Vendola. Forse anche per questo, oggi, lo stesso ha invitato Bersani al dialogo, ad un’apertura verso l’ex magistrato.

Situazione critica, quindi, e per la prima volta negli ultimi mesi il leader di Sel appare veramente in difficoltà. Sempre più emarginato tra gli alleati, in calo di consensi, sfidato su molti argomenti da un nuovo rivale capace, a quanto dicono i sondaggi, di erodere ulteriormente un consenso passato dal 7,5% di un anno fa al 4% di oggi. La carta sulla quale ha deciso di puntare negli ultimi giorni Vendola sembra essere quella del populismo, un populismo, però, inadeguato, inefficiente e capace di portare solo  ulteriori danni, sia per Sel che per la coalizione di centro-sinistra. Insomma, paradossalmente, su questo, Vendola, dovrebbe andare a prendere ripetizioni nelle zone di Arcore.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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