Nessuno vuole perdere, ma ha vinto Mentana

07/06/2016 di Giuseppe Trapani

Quando arriva la maratona elettorale, il direttore del tgla7 Enrico Mentana batte tutti.

Alla faccia della dimensione “locale”. Quello di ieri è stato il primo round di un test elettorale nazionale, nell’era del sindaco divenuto premier. Renzi, infatti – dopo ore di silenzio quasi monastico -, non ha dissimulato la difficoltà, dichiarando l’esistenza di un problema nel suo partito. Ad ogni modo, la cautela è d’obbligo, dato lo scenario aperto e imprevedibile, con il  ballottaggio il prossimo 19 giugno a Milano, Roma, Bologna e Torino.

Mentre il Partito Democratico non trionfa ma sta in partita, le urne hanno decisamente decretato chi ha perso. Ebbene, per il centrodestra si può parlare di disfatta, con l’eccezione dell’ottimo Stefano Parisi, che spaventa il candidato del Pd Beppe Sala. A Roma il centrodestra si è frantumato, con un Berlusconi kamikaze e un Marchini che, dopo l’appoggio di Forza Italia, perde clamorosamente persino parte del suo consenso di partenza.  Mentre ci si esercita, in queste ore, nella narrazione della vittoria degli anti-governativi (legittima) simboleggiato dal successo (siamo sicuri?) dei cinque stelle (al ballottaggio però in 2 città su 23 capoluoghi), il centrodestra non esiste più, almeno nello schema del tridente Salvini-Berlusconi-Meloni.

Fin qui i perdenti, ma non si dà gioco senza un vincitore che – scritto con estrema ironia – c’è, e porta il nome di Enrico Mentana. La televised poll, nel nostro paese, ha attualmente il suo leader nella figura del direttore del Tgla7, per robustezza della fibra fisica (oltre 11 ore di diretta) ma sopratutto per avvedutezza profetica intorno ai cambiamenti sociali e comunicativi.

Enrico Mentana è l’unico che si è accorto dei mutamenti di paradigma della politica italiana in cui scompaiono i partiti e vincono i leader. In questo senso la new-politik imponeva un salto di format televisivo. Per non sentirsi scavalcati dagli eventi, quindi, Mentana ha personalizzato conduzione e direzione delle notizie con un’impaginazione da one-man show tale da superare persino la componente degli ospiti (  ieri sera erano presenti un team di lusso composto da Cazzullo, Gomez, Porro, Bechis, Damilano, Sorgi e Sofia Ventura).

Ma Chicco Mentana poteva anche star da solo: con lui sarebbe bastata la Sardoni (o Celata) per stare in video per ore di diretta senza un minimo calo di ritmo. Nulla da fare per le altre reti. Player rispettabilissimi come Vespa o Berlinguer, o Di Bella non hanno avuto speranze: battute a raffica, collegamenti veloci, azzeramento della retorica di circostanza e conduzione “ruspante” fanno di Mentana un maratoneta capace di rendere irresistibile persino un mattone come l’analisi di una tornata elettorale. 

In ciò la stranezza della televisione, che è sempre una costante sintesi tra forma e sostanza. La perfezione sta nel bilanciare le due categorie, l’eccesso di una sull’altro crea il “già vecchio”, sopratutto con gli ingredienti di sempre come gli exit poll (soldi sprecati per i sondaggisti ma inevitabili), i primi commenti prudenziali, gli editorialisti che si auto correggono man mano arrivano i dati certi. Per tutti questi elementi Mentana mette se stesso come format creandosi uno spazio “social” esilarante proprio lui, che aveva abbandonato twitter per gli eccessi di alcuni haters.

Insomma, the winner is… Mentana il quale ha creato un genere televisivo tutto suo, la #maratonaElettorale. Inimitabile, irresistibile e sopratutto imperdibile.

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Siculo per nascita ma milanese di adozione, classe 76, si Laurea in Filosofia e in Teologia ma chiede a se stesso un di più perciò studia Linguaggi dei Media presso la Cattolica di Milano. Giornalista e Docente al liceo a tempo pieno, collabora con diverse testate (Famiglia Cristiana, Jesus, Gazzetta d'Alba) e negli ultimi anni tiene rubriche anche per i quotidiani online Lettera43 e Linkiesta.
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