Neolaureati: le aziende assumono, ma i profili sono sotto le attese

11/10/2015 di Laura Caschera

I dati Almalaurea raccontano di una realtà piuttosto variegata nel nostro paese: vengono assunti soprattutto i laureati magistrali, in particolare ingegneri ed economisti, ma raramente le aziende sono soddisfatte delle competenze con cui si presentano i neo assunti.

Con l’autunno, oltre alle piogge e ai tramonti sempre più anticipati, torna anche l’indagine annuale di Almalaurea, che esprime qualche voce confortante: la maggior parte delle aziende conta di assumere nelle proprie file, entro il prossimo anno, neolaureati anche senza esperienza. Non si può comunque sottovalutare che quasi due responsabili su tre lamentano scarse candidature e la metà nota inoltre una differenza marcata tra le caratteristiche richieste per la posizione ambita e quelle effettivamente poi possedute dai candidati.

Il rapporto, condotto nel 2014 ed elaborato nel 2015, ha considerato nella sua analisi 256 aziende, studiando le strategie di reclutamento, unitamente ai punti di forza e di debolezza riscontrati poi nei laureati.

Francesco Ferrante, curatore scientifico delle indagini di Almalaurea, sostiene che il mancato incontro tra domanda e offerta di skill dipende in realtà da diverse cause. Innanzitutto da percorsi formativi non propriamente adeguati, ma anche da un’azione non efficacie dei protagonisti del processo di reclutamento dei candidati “papabili”. Viene però da chiedersi: quali sono le facoltà che sono in grado di garantire un più solido “avvenire” allo studente italiano? In cima al report ci sono i possessori delle lauree ingegneristiche (che primeggiano nelle aziende del Centro- sud) e di quelle del campo economico-statistico (più richiesi al Nord). Dunque, ad inserire più laureati nel mondo del lavoro sono le società di engeneering e quelle di area commerciale. Nelle dichiarazioni delle aziende, circa il 56,5 % dei candidati è stato inquadrato in uno stage o in un tirocinio (soprattutto nelle grandi aziende). Spicca anche il contratto di apprendistato, e, a seguire, troviamo gli assunti con i contratti a tempo determinato, circa il 39% dei laureati. Il tanto agognato contratto a tempo indeterminato ottiene un discreto 18%, ma risulta essere diffuso soprattutto nelle piccole imprese.

Considerando gli ultimi due anni, sempre secondo l’analisi dell’istituto, il 41% delle aziende ha inserito da 1 a 5 laureati senza esperienza, mentre il 29% da 6 a 20. Soltanto l’8% delle aziende non ha inserito nessun neolaureato. A fare la parte del leone sono i possessori delle lauree magistrali o a ciclo unico, infatti, il 77% dei laureati di queste categorie hanno ottenuto un posto in diverse aziende, nel biennio considerato. Soltanto il 4% delle aziende, poi, ha preferito i possessori di titoli altisonanti, come il dottorato di ricerca.

Riguardo ai canali riservati alla ricerca, sentendo le opinioni dei responsabili delle selezioni, risulta che i più utilizzati per mettersi in contatto col mare magnum dei neolaureati sono i servizi di placement universitario, i siti Internet delle aziende e i servizi di selezione offerti dalla stessa Almalaurea, maggiormente diffuso nelle imprese di piccole dimensioni. Per quanto riguarda le grandi aziende, si nota il ricorso massiccio ad altri canali, come ad esempio la partecipazione ad eventi pubblici come fiere, eventi e career day, ma anche l’utile ricorso alle potenzialità dei social network, come Linkedin, Facebook e Twitter. Come ultimi strumenti troviamo gli annunci sui giornali, i centri per l’impiego e il portale del Ministero del Lavoro, Clicklavoro, canali ormai largamente superati per il notevole ricorso alle risorse della rete.

Un’analisi a parte va riservata all’insieme delle caratteristiche e competenze dei laureati, per valutare il rapporto gli aspetti ai quali l’azienda mostra particolare attenzione e il riscontro effettivo sulle candidature poi effettivamente ricevute. Innanzitutto, dall’indagine si notano alcune differenze relative alla dimensione aziendale. Per le piccole imprese, oltre al titolo di studio e alle conoscenze delle lingue, viene valutata anche la conoscenza che il candidato ha del settore, il punteggio ottenuto ai singoli esami, il voto di laurea e il tempo impiegato sui libri, ovvero, se si è andati fuori corso oppure no. Le grandi imprese aggiungono a questi fattori le soft skill (le cosiddette  competenze trasversali) come elemento chiave nel processo di selezione. Ma a contare molto, oltre ai titoli accademici, sono anche la motivazione, l’impegno lavorativo e la flessibilità del candidato. Ovviamente, tutti questi fattori sono valutati diversamente, a seconda delle dimensioni aziendali della società che vuole assumere. Delicato è il tema delle soft skill: sono competenze che l’università non può certificare e gli addetti alle selezioni non possono affidare il loro giudizio totalmente alle dichiarazioni dei giovani laureati. Fino ad oggi, le aziende hanno potuto ottenere informazioni sulle capacità trasversali degli ex studenti basandosi sulle esperienze lavorative precedenti, o sugli interessi dimostrati.

Effettivamente però, cosa emerge dal rapporto riguardo alle criticità nel collegamento tra mondo universitario e imprese? I responsabili delle selezioni hanno lamentato principalmente i deficit di orientamento all’interno dei vari insegnamenti pratici all’università, la scarsa attenzione all’inserimento lavorativo degli atenei. Secondo il report di Almalaurea, tra le criticità da affrontare ci sono: la promozione di una formazione universitaria maggiormente orientata alle esigenze del mondo delle imprese, lo svolgimento di un numero più elevato di stage durante il percorso accademico e l’acquisizione di esperienze pratiche, utili ad inserire in maniera più svelta il neolaureato in azienda.

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Laura Caschera

Nasce a Roma nel 1990. Si diploma al Liceo Classico “Luciano Manara” e nel 2014 si laurea in Giurisprudenza presso la facoltà “Roma Tre”. Coltiva da tempo la passione per l'arte, la musica e lo spettacolo. Ha frequentato la scuola romana di teatro “Teatro Azione”
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