Neo avanguardie ed eredità del futurismo: Marcello Ciabatti in mostra a Roma

23/01/2015 di Laura Caschera

Sino al 24 gennaio si terrà a Roma, nel prestigioso Complesso dei Dioscuri del Quirinale, l'esposizione dedicata alle opere del neofuturista Marcello Ciabatti

Marcello Ciabatti Roma

Marcello Ciabatti nasce a Perugia nel 1943, e si avvicina da subito al mondo delle arti figurative. Frequenta nella sua città natale l’Accademia d’arte “Pietro Vannucci” e  coltiva la passione per la pittura, da lui definita come “la vera passione di una vita”. Le sue opere figurano in numerose collezioni, raccolte private ed enti pubblici, in Italia e all’estero. Ciabatti, conosciuto e apprezzato a livello internazionale, ha esposto le sue opere in alcune delle più importanti rassegne d’arte, tra cui l’ARTEXPO a New York, San Francisco e Miami. Ed è proprio la città di New York, viva e pulsante metropoli, ad essere rappresentata in alcuni dei sui quadri più significativi, come l’opera “Grattacieli”, dove le forme degli edifici si confondono tra loro, in una ricca costruzione geometrica dai colori sgargianti, estendendosi fin quasi alla sommità del cielo. Una forza di modernità che riprende alcune delle tematiche di maestri del calibro di Depero. Centrale per lo sviluppo della personalità artistica dell’autore è stato il suo stretto rapporto con uno dei più altisonanti nomi della pittura futurista: Gerardo Dottori. Perugino di nascita, amico stretto di Balla, riunì nel 1912 il primo gruppo futurista umbro. Rimase fedele agli ideali del futurismo, anche quand’esso era ormai in declino, e ciò contribuì alla trasmissione delle sue tecniche all’allievo Ciabatti.

Marcello Ciabatti a Roma
The Sunset – Acrilico su tela 52×70;

Si deve fin da subito chiarire che, utilizzando il termine neo futurismo, non si vuole certo indicare un ritorno puro e semplice alle tecniche del movimento, bensì una rinascita dello stesso, in chiave apolitica e ormai consapevole delle innovazioni che la modernità ha apportato al mondo dell’arte. Non troviamo, infatti, camminando nelle sale del Complesso dei Dioscuri, le classiche forme e i colori, talvolta cupi, dell’arte futurista della prima ora, bensì l’osservatore è posto di fronte ad un tripudio di colori sgargianti, vivi ed egocentrici padroni della tela. Come ben si può osservare da alcuni dei suoi più noti dipinti, come “Tulipani”, tema molto caro all’artista, è il colore, più che la forma e la velocità, ad attirare l’attenzione. A differenza del “classicismo futurista”, qui il colore restituisce all’occhio la visione di una quotidianità rassicurante, senza appesantire lo sguardo con una rigida scansione dei piani. I tulipani si muovono nel vento, quasi a squarciare il cielo azzurro sovrastante.

Senza dubbio evidente è sia l’influenza sia la ricerca di nuovi modi di espressione. Si avvicina per esempio al cubismo, prendendo in prestito, dal movimento di Braque e Picasso, la metodologia di scansione dei piani, il metodo di suddivisione della figura che porta l’artista ad approcciarsi alla realtà, tramite la scomposizione del soggetto. Un artista complesso, dunque, che sarebbe riduttivo considerare solo un erede del futurismo. Nel quadro “ Malta al tramonto”, per esempio, è l’intero paesaggio a non apparire così tanto legato alla tematica futurista. L’intera atmosfera è pervasa da una calma quasi astratta ed irreale, dove alcune piccole barche riposano dalla navigazione vicine alla riva del mare, sullo sfondo si vedono in lontananza alcune costruzioni complete e squadrate, immobili nella loro essenza. Il cielo è, al contrario, quasi erede dell’espressionismo, l’uso del colore, le forme intrecciate tra loro, fanno quasi trasparire un richiamo agli introspettivi orizzonti di Munch.

Marcello Ciabatti
Fronde al cielo – Acrilico su tela 100×100.

Sebbene ciò che colpisce profondamente delle opere esposte sia il ruolo chiave del colore, interessanti sono anche alcuni disegni in mostra nelle stesse sale, dove si torna questa volta al modo di fare arte tipico dei futuristi. Qui il chiaroscuro dei tratti e le figure spezzate danno l’idea stessa del movimento, e, in alcuni casi, riescono a far trasparire la sofferenza del protagonista dell’opera, le figure escono dalla scansione prospettica e diventano quasi vive, riuscendo a dialogare con l’osservatore tramite le proprie emozioni. Ed è proprio qui che si contraddistingue il genio dell’artista, nella sua capacità di prendere la figura astratta, ferma e intrappolata nel suo spazio, e farla muovere, darle vita, in un vivido tripudio di immagini.

Se è vero che ogni movimento è figlio del suo tempo e della sua storia, il neo futurismo di Marcello Ciabatti riassume in sé l’ottica del cambiamento, di un mondo che spesso è padrone di ingiustizie e talvolta non lesina di aiutare il più forte, a scapito dei più deboli. Lo stesso artista, così legato agli Stati Uniti, non può non essere influenzato nella sua “joie de vivre” dall’enorme tragedia dell’11 settembre, che ha colpito con una indelebile cicatrice una delle sue modelle più care: New York. Ma se senza dubbio l’arte rappresenta un necessario connubio tra il mondo reale e quello spirituale, l’artista può aprire le sue ali e volare, alla ricerca di un paesaggio più congeniale alla sua visione di mondo, dove la calma si può ritrovare in alcune barche ferme su di un caldo mare d’estate.

 

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Laura Caschera

Nasce a Roma nel 1990. Si diploma al Liceo Classico “Luciano Manara” e nel 2014 si laurea in Giurisprudenza presso la facoltà “Roma Tre”. Coltiva da tempo la passione per l'arte, la musica e lo spettacolo. Ha frequentato la scuola romana di teatro “Teatro Azione”
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