Nel deserto del centrodestra milanese spunta Passera

27/01/2016 di Edoardo O. Canavese

Forza Italia e Lega Nord non hanno ancora un candidato da opporre al centrosinistra. Tra le numerose ipotesi spunta Corrado Passera, già in campo per Milano con Italia Unica, protagonista di una campagna elettorale destrorsa, populista, anti-Sala.

Perché il centrodestra a Milano non ha ancora presentato un suo candidato? Perché assiste inerte all’attivismo dei candidati Pd, che vanno riempiendo teatri e circoli, e s’affida ai predellini del suo leader Silvio e alle sue taumaturgiche arti propagandistiche? E’ logico pensare che Forza Italia e Lega attendano fino alla conclusione delle primarie democratiche per investire il proprio campione; già in occasione delle primarie nazionali del 2012, quelle di Bersani e Renzi, un centrodestra invisibile aspettò che finissero per impostare la propria campagna. Non è improbabile inoltre che il candidato ci sia già. “Un milanese”, ha suggerito Berlusconi, intendendo un personaggio espressione della milanesità. Del Debbio? E’ una possibilità, ma lo stesso anchor man appare sempre meno convinto. E se il candidato fosse già sceso in campo, e non fosse un uomo di Berlusconi?

Corrado Passera ha inaugurato la sua lunga corsa per Palazzo Marino il 6 giugno scorso, ma ai tempi quasi nessuno se ne accorse, storditi da Expo. Ha investito energie politiche (il destino di un intero partito, il suo, Italia Unica) ed economiche (anche sue, dobbiamo immaginare), per fare di Milano il trampolino di lancio per sé e per il suo progetto. Un’operazione che ha anche cambiato, stravolto l’immagine che di Passera si aveva. Il profilo del banchiere e del manager, la classe liberale e illuminata di chi si prestò pure come ministro per un Monti inscatolato e messo in soffitta, per far posto agli abiti più comodi e dinamici del qualunquismo piccolo-borghese e dell’oppositore anti tutto, contro Renzi e contro Salvini, e piglia tutto, alla ricerca del voto di mera protesta. Esiste già il M5S, si penserà. E’ vero, ma questo accade a livello nazionale. A Milano il M5S è debole e l’elettorato è tradizionalmente moderato. Quindi si cerca di rastrellare voti contro la sinistra, nella destra berlusconiana e leghista.

“Quanti negozi hanno chiuso nella tua via? Non c’è lavoro! Basta con la sinistra!”, “Hai paura che ti rubino in casa? Non c’è sicurezza! Basta con la sinistra!”. E’ solo un assaggio degli slogan che capeggiano sulle pensiline dei tram e sui cartelli pubblicitari. Non sono manifesti leghisti, berlusconiani, grillini, ma appartengono alla campagna elettorale del nuovo candidato. Chiassosa, populista, con note di raro pressapochismo programmatico che stonano con la sua storia personale. Ma non dobbiamo pensare che Passera abbia messo la cravatta di Marinella e i gemelli d’oro al grillismo. Piuttosto l’ex banchiere visita periferie e suona campanelli di casermoni popolari per costruirsi una nuova carriera. Se da un lato dell’agone politico imperversa il pensiero riformatore di Renzi, l’alternativa dev’essere un frullato di Forza Italia, Lega, M5S. Quindi personalizzazione della battaglia, investimento sulla propria fama di uomo prestato alla politica, adesione a istanze e temi di opposizione distruttiva.

Passera non vuole costruire un nuovo centrodestra, né rincorre gli elettori e si adegua ai loro toni. A dire il vero un programma di Italia Unica per Milano ci sarebbe anche, ma si perde nella crociata contro la sinistra. Nel frattempo lancia messaggi indiretti a destra: il vostro miglior candidato sono io. Ed è probabilmente vero. Non soltanto l’indicazione di un esponente “terzo” dal gioco dei partiti toglierebbe Berlusconi e Salvini dall’imbarazzo di accordarsi su un nome condiviso. Passera rappresenta l’alternativa a più credibile al più quotato candidato Pd, Giuseppe Sala. Ma se è vero che il gran cerimoniere di Expo e l’ex banchiere hanno alle spalle storie alla fine non molto diverse, i due profili potrebbero confondersi e l’aggressività destrorsa di Passera dirotterebbe quei voti moderati che la candidatura di Sala attrae verso il centrosinistra. Forza Italia e Lega Nord riuscirebbero a schierarsi come forza di realistica opposizione alla maggioranza uscente, e Passera potrebbe ambire non solo al ruolo di sindaco, ma pure di astro nascente del centrodestra nazionale.

Quello di Passera non è l’unico nome che circola a destra. C’è Vittorio Sgarbi, forte di una visibilità che travalica i confini politici, su cui s’è espressa positivamente la coordinatrice regionale di FI, Mariastella Gelmini. E’ spuntato anche Maurizio Lupi, che si dice essere in rotta con Ncd e pronto a vestire la maglia di campione del centrodestra milanese. Non manca il candidato “civico”, individuabile nel giovane avvocato Nicolò Martegan, fondatore della lista “Noi x Milano”, rivolta agli ambienti liberali, cattolici e conservatori della città. Si candiderà per conto suo, poi magari sarà chiamato da Berlusconi e Salvini per un’alleanza. Tante ipotesi, nessuna certezza. Il centrodestra declina, e nella sua tradizionale capitale sembra arreso alla capitolazione. Non a caso, nessun dato può descrivere le sue precarie condizioni di salute quanto l’assenza di candidati consiglieri: intorno a Francesco Sicignano, pensionato che uccise un ladro albanese, c’è un grande vuoto. Forza Italia invita gli interessati ad un posto in consiglio comunale o nei consigli di zona ad inviare il curriculum al coordinamento milanese. Il berlusconismo, a Milano, non ha più radici.

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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