‘Ndrangheta e religione: tra scomuniche, inchini e rituali

13/07/2014 di Luca Tritto

Mafia e Religione

Tra mafie e religione esiste un rapporto estremamente complesso che non tutti riescono a comprendere fino in fondo. Un’intersecazione semantica, concettuale e simbolica apparente solo a tratti ai nudi occhi di un comune osservatore, il quale rischia di fermarsi ad episodi circoscritti, come quello avvenuto nei giorni scorsi in quel di Oppido Mamertina, provincia di Reggio Calabria, o alla scomunica generale per i mafiosi proclamata dal Santo Padre nella spianata di Cassano allo Ionio, nel giorno del ricordo del piccolo Cocò, e che riporta alla mente le parole di Giovanni Paolo II quando ad Agrigento, nel 1993, dichiarò ad alta voce il messaggio più importante per queste terre: la mafia è civiltà della morte e non ha niente a che vedere con il messaggio cristiano.

Ciò che tutti sanno – Nelle scorse settimane, tutti i media nazionali hanno puntato i riflettori su un piccolo paese della Calabria, Oppido Mamertina. Durante lo svolgimento di una processione religiosa, la statua della Vergine Maria è stata fatta fermare in prossimità dell’abitazione di Peppe Mazzagatti, 82 anni, boss storico dell’omonimo clan che sta scontando una condanna all’ergastolo agli arresti domiciliari per motivi di salute. Una sorta di omaggio al capobastone operato dai portatori della statua, tutti rigorosamente individuati dal maresciallo dei Carabinieri Marino, il quale si è prontamente dissociato dall’episodio e ha inviato un’informativa ai suoi superiori. Una forte ondata di sdegno ha caratterizzato le parole e le reazioni della Curia calabrese, in particolare del Vescovo della diocesi di Oppido-Palmi, monsignor Francesco Milito, il quale ha condannato l’accaduto. Inoltre, nel mese di febbraio, l’Arcivescovo Francesco Fiorini Morosini aveva emesso un decreto per regolamentare lo svolgimento delle processioni, nel quale si specifica l’espresso divieto di raccolta di offerte e di soste non programmate, specialmente se atte a rivolgere i simboli religiosi verso abitazioni private. Infine, la conseguenza maggiore è rappresentata dalla decisione di monsignor Milito, ossia il divieto per tutte le processioni religiose nella sua diocesi a tempo indeterminato per evitare altre commistioni tra ‘Ndrangheta e religione, in attesa della riunione della Conferenza Episcopale calabra prevista per il prossimo 17 luglio, in cui si farà una riflessione sul caso Oppido.

Papa FrancescoI precedenti – Già un boss del calibro di Francesco di Cristina, storico capomafia di Riesi, nel nisseno, faceva fermare la processione sotto il suo balcone per dare poi il segnale di ripresa. Un potere al di sopra di tutto, anche della religione. Quando decise di passare il comando della cosca a suo figlio Giuseppe, ucciso poi dai corleonesi nel 1978 e implicato nella morte di Enrico Mattei, non trovò occasione migliore del festeggiamento religioso cittadino. Sempre durante una sosta delle statue sotto il suo balcone, abbracciò il figlio davanti a tutti e fu poi quest’ultimo a dare il segnale di ripartenza, sancendo così il passaggio di potere da padre in figlio. Cercando episodi più recenti, si passa nuovamente in Calabria, precisamente a Sant’Onofrio, provincia di Vibo Valentia. La storica processione dell’Affruntata, replicata in ogni parte del mondo ove siano presenti emigrati del paese, in occasione della Pasqua scorsa è stata oggetto di attenzione della prefettura. Il Comitato per l’ordine e la sicurezza aveva deciso che a portare la statua della Madonna fossero i volontari della Protezione Civile, al fine di evitare che a fare i portantini fossero soggetti legati alla ‘ndrina locale, come già avvenuto in precedenza. Le reazioni, tuttavia, sono state un po’ diverse. Se nella vicina Stefanoconi la decisione era stata rispettata, a Sant’Onofrio l’intera cittadinanza, capitanata dal Vescovo Luigi Renzo, ha deciso di non svolgere l’evento religioso, nonostante avesse chiesto una mediazione con l’obiettivo di scegliere i portantini tra i giovani della parrocchia. Questo episodio rappresenta un esempio abbastanza controverso, ma è necessario far notare che negli anni precedenti vi furono alcuni episodi di gravi intimidazioni verso un religioso ed una squadra di calcio aventi l’obiettivo di scegliere dei volontari diversi dai soliti noti.

Ciò che tutti non sanno – Quanto raccontato finora non è solo la rappresentazione di una sorta di asservimento della religione alla criminalità organizzata. I due concetti sono particolarmente contigui dal punto di vista simbolico dei rituali di affiliazione ‘ndranghetisti. Se, in Sicilia e in America, Cosa Nostra fa giurare i nuovi picciotti su immagini raffiguranti i Santi, la ‘Ndrangheta va addirittura oltre. Il rituale della mafia calabrese è una continua allusione ad elementi della religione cattolica. Il motivo è abbastanza complesso, in quanto, essendo cerimonie antichissime, vi era la necessità di dare una sorta di aura mistica all’ingresso in una società segreta, dare una sorta di valore aggiunto tramite la credenza e la fede popolare fortemente radicata nelle zone rurali. Senza entrare particolarmente nel merito, si vuole evidenziare come l’elemento religioso sia, sebbene in maniera distorta e piegata alla logica mafiosa, parte integrante del background culturale degli affiliati, i quali spesso ostentano la fede anche per una sorta di legittimazione popolare. Non dimentichiamo, poi, che ogni settembre, come da tradizione, i più importanti capiclan della ‘Ndrangheta si danno appuntamento al Santuario della Madonna di Polsi, simbolo della religiosità mafiosa ma allo stesso luogo in cui si è voluta celebrare la festa di San Michele Arcangelo, Patrono della Polizia di Stato, quasi a voler sottrarre questo simbolo allo strapotere delinquenziale.

Condannare e prevenire episodi come quelli raccontati è un atto dovuto alla morale e soprattutto alla Fede cristiana, totalmente antitetica alla morale mafiosa, come hanno ricordato due eminenti Pontefici. Prima di tutto, però, bisogna comprendere e cercare di spezzare questo legame simbolico che ancora lega una visione distorta della religione al credo mafioso. Una vera e propria profanazione.

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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