‘Ndrangheta e Cosa Nostra americana: “New Bridge” o antichi legami?

23/02/2014 di Luca Tritto

Con l’operazione congiunta tra FBI e Polizia italiana sono venute a galla le relazioni tra le due organizzazioni nel traffico di droga internazionale

Franco Lupoi, 'Ndrangheta e America

Sono 24 i soggetti coinvolti nell’operazione “New Bridge”, 17 in Italia e 7 negli Stati Uniti. Un nuovo ponte che unisce i clan calabresi e le storiche famiglie mafiose di New York, cementato da fiumi di droga da smerciare oltreoceano. Una storia complessa, inquietante, emblema della potenza della criminalità calabrese, capace di imporsi a livello mondiale, eppure non nuova agli affari realizzati in terra americana

L’operazione – Il personaggio principale di questa storia non è un mafioso, bensì uno strano soggetto. Si fa chiamare Johnny, ma non si sa bene chi è. Perché Johnny non è un broker come vuole far credere, e nemmeno un aspirante mafioso. Johnny è un agente dell’FBI sotto copertura, proprio come Donnie Brasco – al secolo Joe Pistone – alle prese negli anni ’70 e ’80 con la famiglia Bonanno. Nella primavera del 2010, a Brooklyn, l’agente riesce ad abboccarsi con Franco Lupoi, un trafficante che rappresenta il raccordo tra la famiglia Ursino di Marina di Gioiosa Jonica, Provincia di Reggio Calabria e la famiglia Gambino, una delle potenze della mafia della Grande Mela. Johnny vorrebbe acquistare un carico di eroina, che Lupoi può fornire grazie ai legami tra il clan di ‘Ndrangheta con i talebani, che ne producono in quantità industriale. Dopo i primi viaggi, le mangiate, le prove della merce, l’operazione va in porto. Ma non finisce qui. Gli Ursino vorrebbero avviare un’attività di importazione di cocaina che, fornita dai narcos sudamericani storicamente legati alla mafia calabrese, sarebbe dovuta partire dalla Guyana francese per arrivare al porto di Gioia Tauro, dove un funzionario corrotto avrebbe fatto passare indenne il carico. Inoltre, pare che i personaggi coinvolti nell’inchiesta stessero mettendo le mani su un ingente quantitativo di armi proveniente dalla base militare americana di Vicenza. Ma come facevano a saperlo? Mistero. Resta il fatto che i rapporti tra Johnny, i calabresi e i Gambino vanno avanti per un bel pezzo, tanto che il boss Francesco Ursino aveva pensato di riciclare ben 11 milioni di euro negli Stati Uniti. Un fiume di droga a cavallo dell’oceano, un fiume di denaro che avrebbe fatto felici tutti, o quasi. Perché Johnny, dopo tutto questo tempo, comincia a insospettire tutti i soci in affari, che decidono alla fine di farlo fuori invitandolo in Calabria. Arriva dunque il momento di scoprire le carte, e così scattano le manette tra Calabria, New York e Benevento, dove un gruppo ben organizzato e guidato da Raffaele Valente poteva vantare ottimi rapporti con i Gambino.

?ndrangheta e America
L’arresto di Franco Lupoi

Il nuovo che avanza – Il nome dato all’operazione fa da contraltare a quanto avvenuto nel 2008 con l’inchiesta denominata Old Bridge, che sgominò i legami tra la famiglia Gambino e i clan palermitani, facenti capo a Salvatore e Sandro Lo Piccolo, con la benedizione di Bernardo Provenzano, favorevole al ritorno degli “Scappati”, i superstiti della famiglia Inzerillo sfuggiti alla furia dei Corleonesi e rifugiatisi dai parenti in America. Quanto avvenuto in questi giorni, invece, denota come la ‘Ndrangheta, già ritenuta leader in Europa nel traffico di stupefacenti, abbia soppiantato persino il partner naturale dei mafiosi americani, Cosa Nostra siciliana. Una forza data dai solidi legami con i narcos sudamericani e talebani produttori di cocaina ed eroina, dall’infinita disponibilità economica e dalla pressoché inossidabile solidità strutturale dei clan, uniti dai legami di sangue che impediscono la fuoriuscita dei collaboratori di giustizia.

È davvero un New Bridge? – Bisogna comunque sottolineare che le proiezioni della ‘Ndrangheta oltreoceano non sono un fenomeno recente. Sull’onda della grande emigrazione avvenuta tra XIX e XX secolo, anche i clan storici hanno esteso i propri interessi nei Paesi di destinazione, in particolare Canada e Australia. Già negli anni ’50, operava nel Paese nordamericano il feroce Siderno Group, un’organizzazione ‘ndranghetista attiva a Montreal. Così come i clan trapiantati in Australia, tutti facevano capo ad un solo uomo, considerato un vero padrino: don Antonio Macrì di Siderno. Uomo d’onore di vecchio stampo, Macrì riusciva a comandare un impero criminale quando ancora si impiegava un mese per raggiungere questi Paesi, dimostrando come la ‘Ndrangheta pensa localmente ma agisce globalmente, da sempre. Il suo dominio terminò nel 1975, quando una nuova generazione di mafiosi eliminò la vecchia guardia in una feroce guerra che trasformò per sempre la mafia calabrese. Anche ultimamente, come abbiamo già raccontato (link articolo montreal- bagheria), le attività dei calabresi si sono scontrate con i gruppi siculo-americani in Canada, anche se, in nome degli affari e della forte posizione di preminenza mondiale, oggi la ‘Ndrangheta può tranquillamente operare con chiunque, rimanendo comodamente indisturbata tra i territori a cavallo dell’Apromonte.

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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