‘ndrangheta: Amedeo Matacena, ex deputato latitante, arrestato a Dubai

30/08/2013 di Luca Tritto

Amedeo Matacena è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa

Amedeo Matacena

Quando le Forze dell’Ordine si recarono a giugno nella sua residenza romana per trarlo in arresto, Amedeo Matacena aveva già spiccato il volo. Dopo un lungo iter processuale, la Corte di Cassazione lo aveva condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione per aver avuto rapporti con la cosca Rosmini di Reggio Calabria. Un latitante di lusso, come si nota dalla sua storia

Amedeo Matacena
Amedeo Matacena, ex deputato del PdL

Da Catania a Montecarlo – Matacena, al Sud, è un cognome importante. Il padre di Amedeo fu il pioniere dei traghetti sullo Stretto di Messina. Un business milionario, del quale il rampollo approfittò nella sua carriera imprenditoriale. Inizialmente residente in Calabria, negli anni novanta Matacena divenne uno dei fondatori di Forza Italia in fondo allo stivale. Berlusconiano della prima ora, riuscì con la sua influenza ad essere eletto alla Camera dei Deputati tra il 1994 e il 2001. Dal successo politico a quello imprenditoriale, la stella di Matacena sembrava brillare sempre più, al punto di trasferire la propria residenza nel Principato di Monaco. Un modo per ostentare il proprio prestigio e la propria ricchezza.

Il maxi-processo Olimpia – Nella rosea visione della sua vita, però, Matacena nasconde anche molte ombre. Nell’ambito del terzo filone dell’indagine Olimpia della Procura di Reggio Calabria, fu accusato di essere il referente politico di una delle più temibili cosche della Provincia, quella dei Rosmini. L’operazione Olimpia assume una fondamentale importanza nella storia giudiziaria di Reggio. Furono ricostruiti 20 anni di ‘Ndrangheta, dalla sua trasformazione in Holding del crimine alla seconda guerra di mafia scoppiata tra i De Stefano, capeggiati dal potentissimo Don Paolo, e i loro nemici guidati dagli Imerti e dai Condello, passando infine per i rapporti con la politica e la massoneria. Tutto nasce con il desiderio di Paolo, vincitore della prima grande guerra e fondatore della Santa – l’entità criminale che permette agli affiliati di interloquire con il potere politico ed imprenditoriale – di espandersi in quel di Villa San Giovanni, dove sarebbe stato costruito il famoso Ponte sullo Stretto. Le Cosche Imerti e Condello si opposero. Antonino Imerti, detto il “nano feroce”, fu oggetto di un attentato dinamitardo al quale scampò per miracolo. La vendetta non si fece attendere, e nel giro di pochi anni si registrarono centinaia di morti, fin quando anche Don Paolo non cadde sotto i colpi dei sicari all’interno del suo feudo, il quartiere Archi di Reggio Calabria.

La latitanza – Matacena, secondo le motivazioni della sentenza di Cassazione, avrebbe deliberatamente stipulato un accordo con i Rosmini. In base a quanto evidenziato, non è ritenuto possibile che l’ex onorevole non fosse a conoscenza del modus operandi dei suoi interlocutori, e quale ambiente rappresentassero. In tal modo, l’appoggio elettorale in termini di voti sarebbe stato bilanciato dal fatto di fornire una copertura politica al clan, il quale avrebbe aumentato il proprio spessore criminale proprio grazie alla presenza di un proprio rappresentante nel più alto consesso democratico del Paese.

Il politico in fuga, ricercato a livello internazionale, era già sto individuato dalla Squadra Catturandi di Reggio Calabria e dall’Interpol nelle isole Seychelles, dove era in vacanza. Per motivi burocratici non è stato possibile agire, e così si è aspettato il suo rientro a Dubai, dove, con la collaborazione delle forze di polizia degli Emirati, è stato bloccato.

La sua fuga ha avuto fine. Una latitanza dorata di appena due mesi. Ora sconterà finalmente la sua pena in carcere in Italia.

Luca Tritto

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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