Nazionalista come un manga

25/07/2014 di Francesca R. Cicetti

Manga, nazionalismo e cultura giapponese

Prima di tutto, abbiamo un eroe. Un eroe incontrastato, che con la sua squadra si mette in viaggio per provare al mondo che è lui il migliore. Che è lui il più forte. Poco importa se le mosse tra cui si destreggia sono irreali, fuori dal mondo o dalle aspettative. Al contrario. Quello che conta, è che alla fine il protagonista dagli occhi a mandorla risulti il numero uno. L’eroe vittorioso, il campione. Il Giappone non ha mai vinto tanti mondiali, tante partite di tennis, di pallavolo o di basket quanti ne ha vinti sul piccolo schermo e nelle serie animate. Non è mai stato così osannato, così amato e così venerato come nei fumetti. Non ha mai avuto tanti ammiratori, tanti felici e fieri abitanti. Tra le pagine, regna un profondo sentimento di attaccamento al paese, spesso di lealtà nazionalista. Perché, in fondo, niente è più propagandistico di un manga o di un anime.

Il nazionalismo, inutile negarlo, è sempre stato un marchio di fabbrica della grande industria nipponica, che negli ultimi anni ha registrato il suo boom anche in Occidente. La firma mediatica del Giappone attuale, i manga e gli anime, ha coinvolto lettori e spettatori del vecchio continente e del nuovo. Per capire l’importanza di queste serie, basta pensare al successo mondiale di hit come Naruto, di Masashi Kishimoto, o di One Piece, di Eichiro Oda, fino ad arrivare al celeberrimo Dragonball, di Akira Toriyama. Solo per citarne alcuni, ma la lista sarebbe ancora lunga. Con una moltitudine tale di generi e di possibilità in grado di abbracciare i gusti di qualsiasi pubblico, non c’è da stupirsi se manga e anime sono diventati il traino delle forme di intrattenimento del Giappone.

Keiji, MangaTralasciamo, qui, la questione inerente alcune opere propagandistiche e profondamenta nazionalistiche rivolte verso l’interno del Paese, come, ad esempio, Kenkanryu. Affrontando invece l’argomento internazionale, se l’intento era quello di promuovere l’eredità culturale del Paese, questo è stato pienamente raggiunto. Tutti gli appassionati di manga e anime, senza eccezione, sognano viaggi nella terra del Sol Levante, corsi di lingua e amicizie orientali. Per non parlare della popolarità dei cosplay, degli eventi e delle fiere. Anime and manga hanno attirato ammiratori da tutto il mondo, nutrendo la popolarità del Giappone. Così, tra le pagine di fumetti osannanti, Tokyo non è più un paese ex aggressore, ma una nazione ricca e florida. E poiché la buona pubblicità fa miracoli, persino i manga e gli anime diventano apparati ideologici, una via per riconquistare lo scettro di grande potenza nel panorama della comunità globale. Il nazionalismo giapponese si è evoluto. Da fiero e feroce militarismo, a un sottile approccio mediatico. Per far dimenticare al grande pubblico la storia del Giappone bellico, in cambio dell’affascinante attrattiva di una cultura meravigliosamente esotica.

Non solo forme di intrattenimento. Iniezioni di nazionalismo, che ne dimostrano l’evoluzione. E poi, quella del fumetto come propaganda non è una novità. Lo hanno utilizzato tutti, dall’Italia mussoliniana di Toffolino alla civilissima America col suo fiero supereroe Cap. Sconfiggere su carta i nemici che non si sconfiggono nella realtà, si può. Che siano essi mostri in carne ed ossa, politici, eserciti oppure campagne mediatiche contrarie. Perfino Ironman ha combattuto in Vietnam.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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