Nativi digitali e istruzione: qual è il futuro delle università italiane?

29/04/2015 di Lucio Todisco

Alcuni dei ritardi che l'Italia sconta per quanto riguarda il basso tasso di scolarizzazione potrebbero essere risolti tramite l'e-learning, ma le università sembrano restie ad innovarsi

Università

Il tema dell’istruzione e dell’università è da sempre centrale nel dibattito politico italiano. I dati presentati da AlmaLaurea nel suo XVII rapporto sullo stato occupazionale dei laureati (e analizzati su Europinione) hanno evidenziato dati contrastanti sulla convenienza o meno della laurea per chi era alla ricerca di prima occupazione in questi anni di crisi.

Laurearsi per i giovani italiani, nonostante tutto, rimane un investimento, soprattutto se l’idea è quella di andare a lavorare all’estero. Un’Italia con valigia è l’immagine che arriva da Michael Page, la multinazionale specializzata nella selezione e ricerca di middle e top manager. Come l’infografica del Sole 24 ore ha perfettamente sintetizzato aumenta il numero di giovani laureati italiani che decidono di andare all’estero, soprattutto coloro che hanno conseguito lauree che toccano contenuti innovativi. Che i nostri giovani vadano a lavorare all’estero deve continuare a farci riflettere sulla scarsa appetibilità che il “sistema Italia” ha verso i giovani che sono alla ricerca di un lavoro e sul quale già  abbiamo avuto modo di soffermarci in un recente articolo sempre qui su Europinione – basti pensare che lo stipendio medio all’estero sarebbe di 1.550 euro, contro i 1.003 percepito in Italia -, dall’altro deve rappresentare uno stimolo maggiore per il nostro sistema d’istruzione per apportare dei cambiamenti significativi alle modalità di insegnamento nei nostri atenei.

Se, come abbiamo scritto, laurearsi conviene, è giunto anche il momento in cui le università diano alcuni segnali di cambiamento per potenziarsi. Siamo il Paese con il più basso indice di e-learning ovvero di coloro che perfezionano i propri studi on line. In compenso siamo il paese con il più elevato indice di costo amministrativo e di gestione in tutti gli ordini di scuola. Bisogna riformulare il sistema universitario tenendo conto dei “nativi digitali”: in Italia gli studenti iscritti ai corsi delle Università Telematiche on line coinvolge appena 46 mila studenti. Solo il 40% dei giovani tra i 25 ed i 40 anni ha un titolo di studio di cultura terziario: dopo il Brasile siamo il Paese con la percentuale più bassa di laureati.

Questi dati ci dicono come le Università sono in qualche modo ancora restie ad aprirsi del tutto ai corsi online e a cogliere le opportunità che si presentano alle nuove generazioni con l’impiego delle tecnologie che paesi avanzati e paesi Europei più lungimiranti stanno facendo proprie e che stanno ridisegnando le professioni. Sempre la società Michael Page ha indicato quattro nuove professioni che stanno diventando sempre più importanti nel mondo del lavoro con stipendi che vanno dai 45 mila euro l’anno: si tratta di e-commerce manager, food & beverage manager, medical advisor, export area manager.

Ci troviamo di fronte ad una considerevole evoluzione nel mondo del lavoro, che integra nuove professioni nell’area digitale e ridefinisce figure professionali già presenti, ma che vede le Università assenti nella fase formativa in un mondo del lavoro che cambia velocemente. Un esempio su tutti: aumentano nelle regioni italiane soprattutto del centro e del nord (Piemonte, Emilia Romagna, Veneto Lombardia) le aziende che cercano lavoratori specializzati nel settore della logistica, spinta, in modo particolare, dal boom dell’e-commerce. Tuttavia, domanda e offerta di lavoro fatica ad intrecciarsi proprio per le scarse connessioni tra il mondo dell’Università e quello delle imprese. Le Università dovrebbero in qualche modo rovesciare il proprio punto di vista ed affiancare a corsi tradizionali dei corsi dall’alto profilo formativo soprattutto nel campo dell’innovazione e dell’uso delle nuove tecnologie; dovrebbero anche comprendere che l’integrazione tra il metodo didattico classico e quello on line creerebbe delle prospettive interessanti anche alla luce di un altro dato sul quale, prima o poi, il nostro paese dovrà fare i conti.

L’Italia è il paese meno giovane d’Europa: il suo tasso di popolazione sotto i 30 anni è del 29,2%, il più basso dell’UE a 28. La segue la Germania con il 30,1%, lontana da Paesi “giovani” come l’Irlanda con il 40,1% della popolazione sotto i 30 anni e Cipro con il 39%. Sono dati che emergono dall’indagine “Cosa significa essere giovani oggi nell’Ue” realizzata da Eurostat sulla base dei dati del 2013. Pochi giovani che rischiano di incrociare un mondo universitario poco incline all’innovazione.

Di recente, l’Università degli Studi di Napoli Federico II si è inserita in un percorso innovativo rispetto alle altre università italiane lanciando la piattaforma Federica.eu, il portale Web Learning interamente dedicato ai MOOC (Massive Open Online Courses) nati con l’idea di una formazione a distanza aperta a tutti. Questa scelta, se seguita anche dalle altre Università italiane, permetterebbe da un lato di innovare il modello di insegnamento e di formazione universitaria incentivando i “nativi digitali” al conseguimento di titoli di studio specializzanti e dall’altro permetterebbe la diffusione di corsi di laurea che valorizzino maggiormente le professioni digitali.

Ci troviamo di fronte, quindi, ad un Paese sempre meno giovane, dove è necessario accrescere il numero dei giovani laureati ed invogliargli alla formazione continua che porti alla laurea e a prospettive economiche e lavorative dignitose. Puntare su una Università che si apra maggiormente alle generazioni dei cosiddetti “nativi digitali” è il tema assolutamente imprescindibile sul quale lavorare nei prossimi anni per innescare un meccanismo virtuoso incentrato sull’innovazione universitaria e lavorativa per rendere il nostro Paese maggiormente competitivo con chi, già da tempo, ha avviato questo percorso.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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