Napolitano e la dignità di un Paese in crisi

02/03/2013 di Giacomo Bandini

Se le recenti elezioni politiche non sono riuscite a sollevare le sorti di un paese uscito ancora una volta sconfitto da una delle battaglie per il suo futuro, a ridare un minimo di dignità all’Italia ci ha pensato bene il nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E’ altrettanto vero che il soprannome “Re Giorgio” calza a pennello ad una personalità che ha saputo rimodellare e trasformare il ruolo che attualmente occupa, facendo in modo di rafforzare la sua figura di “pater familias” della Nazione e aumentando la sua ingerenza nell’operato dei governi che si sono succeduti sotto la sua presidenza. Re Giorgio per l’ennesima volta si è dimostrato un vero Capo di Stato, capace di difendere il valore di un’Italia maltrattata in primis da chi la popola.

napolitano-presidente-repubblicaIn visita istituzionale in Germania, infatti, si è rifiutato di incontrare il candidato premier della Spd Peer Steinbrueck il quale aveva appena definito Berlusconi e Grillo due clown fra i più votati dagli italiani. Ovviamente non è nostra intenzione fare polemica sulla dichiarazione in sé e per sé, ma è opportuno in prima lettura considerare le parole del leader di centrosinistra tedesco piuttosto offensive nei riguardi di tutti coloro che hanno dato il voto ai due partiti in questione. In secondo luogo è inevitabile pensare che il giudizio negativo fosse in qualche modo esteso ad un intera nazione di italiani che si rispecchierebbe nelle due personalità del Cavaliere e del comico. Ed è di per sé riprovevole in quanto si può essere d’accordo o meno, ma una personalità con una simile visibilità dovrebbe evitare certe affermazioni da dittatore dell’Europa.

La prima lezione di stile e di dignità per l’appunto viene impartita a Steinbrueck proprio dal nostro Napolitano che non solo cancella, come già ricordato, l’incontro, ma parla e lo fa a testa alta, altissima: “Il presidente della Repubblica ha per Costituzione il mandato di rappresentare l’unità nazionale e penso che non sia molto diverso dal rappresentare la dignità nazionale, mi sono sentito investito di ambedue questi mandati e doveri”, queste le testuali parole in difesa di una democrazia come la nostra, sicuramente imperfetta e anomala in certe parti, debole nei suoi recenti sviluppi, ma non compromessa del tutto e capace ancora grazie a persone di elevata fattura di difendersi da sola.

La seconda lezione di dignità invece deve partire proprio da chi compone le fila del Paese, deve partire dal basso per poi propagarsi verso i vertici di un intero sistema istituzionale. E’ allora necessario che la prova di forza in un momento di delicata stabilità, dopo un voto che ha dimostrato forte divisione intestina, avvenga tramite scelte consapevoli e responsabili. Centrodestra , centro e centrosinistra devono essere consapevoli di avere fallito e di doversi ristrutturare in vista di un voto che si prospetta molto vicino, dopo una legislatura, la prossima, che rischia seriamente di essere brevissima. Anche questo sarebbe un segnale di umiltà e dignità.

Nel frattempo però Napolitano ha cercato di insegnare a noi, i suoi “figli” anche questo. Fallire e ricostruire dalle macerie non è per forza segno di sconfitta, ma segnale di maturità e consapevolezza degli errori compiuti nel passato. E’ chiaro che sente il peso di una situazione complicatissima che rievoca scenari di paura, come la Grecia e i mercati che premono minacciando tempesta. Nelle sue mani verrà difatti consegnato il testimone pesante della decisione sul futuro governo del Paese e la decisione non è certo delle più semplici. Non a caso si espone, sapendo che per molti aspetti l’Italia è indifendibile e appare certamente come esempio negativo agli occhi degli osservatori esteri, ma la sua è la speranza di uno di quei vecchi che pare difficile anche a noi “rottamare”.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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