Napolitano affida l’incarico ad Enrico Letta per un “governo di servizio al Paese”

24/04/2013 di Federico Nascimben

Il Presidente Napolitano ha deciso di affidare l’incarico ad Enrico Letta, il quale si è “riservato di accettare”, come da tradizione. Il suo era nome che circolava sin dall’inizio, e alla fine – visti i rispettivi veti – si è deciso di puntare su uno dei più giovani Ministri della storia repubblicana, nonché nipote di Gianni Letta (uomo di fiducia del Cavaliere).

Il Presidente incaricato, Enrico Letta
Il Presidente incaricato, Enrico Letta

Perché Enrico Letta? – Visti i paletti posti dalle forze politiche, la sua candidatura era l’unica su cui sarebbe stato possibile trovare una convergenza. Il nome di Amato aveva infatti ricevuto il “no” della Lega e non piaceva a parte del PD, probabilmente perché ancora troppo pesante l’ombra del prelievo forzoso nei conti correnti dell’estate ’92. Renzi, invece, avrebbe sicuramente rifiutato per evitare di “farsi bruciare”, viste le difficoltà che comunque questo esecutivo troverà lungo il proprio percorso, a causa della composizione eterogenea e della diversità di vedute. Infine, dopo l’esperienza del governo tecnico, nomi che avessero richiamato un “Monti” avrebbero reso difficile un accordo con il centrodestra.

La tenuta del PD – Non rimaneva quindi che lui: persona pacata, riflessiva, moderata, ottimo curriculum e una brillante carriera politica, ma mai veramente di primissimo piano. Caratteristiche queste che hanno reso possibile trovare una convergenza sul suo nome. D’altronde, durante la direzione del PD di ieri, Bersani aveva ricordato che “il vicesegretario così come il tesoriere sono nella pienezza dei loro poteri”, una sorta di investitura indiretta, visto “[l’]esplicito e pieno sostegno al tentativo del presidente Napolitano di dar vita ad un governo”, e visto anche che “tocca a noi [PD, ndr] nelle prossime settimane e mesi dire per primi che cosa si fa”. Il ruolo di vicesegretario, l’imparzialità e i buoni rapporti che Letta ha con tutte le varie anime del partito sono condizioni necessarie per cercare di tenere unito – per quanto ancora possibile, dopo i fatti che hanno portato alla rielezione di Napolitano – il Partito Democratico sulla grande coalizione insieme a Scelta Civica e al PDL. Proprio a tal riguardo Speranza, capogruppo alla Camera, ha dovuto utilizzare parole forti, ricordando che “il voto di fiducia non è un voto di coscienza, ma un voto che determina l’appartenenza al partito”.

Il nuovo Governo ed il programma – Letta si è “riservato di accettare” l’incarico conferitogli dal Presidente Napolitano, perché il “governo di servizio al Paese”, come è stato definito dallo stesso incaricato, non nascerà a tutti i costi, ma solo se ci saranno le condizioni”, occorre quindi grande “senso di responsabilità” perché l’Italia “ha bisogno di risposte”. Le linee guida del (probabile) nuovo governo rispecchieranno la scelta operata dal Capo dello Stato al momento della designazione dei c.d. “saggi”: da una parte quindi le riforme economiche e sociali (con un occhio particolare a giovani, disoccupati e imprese), e dall’altra le riforme istituzionali per ridare “credibilità” alla politica (partendo dal superamento del bicameralismo perfetto, dalla riduzione del numero dei parlamentari e da una nuova legge elettorale). È molto probabile che le maggiori difficoltà si ritroveranno nelle tematiche socioeconomiche, in cui da sempre PD e PDL hanno posizioni differenti (senza contare che le opposte visioni all’interno dello stesso Partito Democratico).

I possibili Ministri – Appare molto probabile che- sempre sulla falsariga della composizione delle due commissione dei “saggi” – il nuovo Governo veda al proprio interno un mix abbastanza equilibrato fra tecnici e politici. I nomi che si fanno al momento sono i più diversi e “i più fantasiosi”, per citare lo stesso Letta, ma il minimo comune denominatore è lo stesso che ha visto la scelta del nome del vicesegretario PD: personalità provenienti dagli ambienti istituzionali, di riconosciuta competenza per non dare l’impressione di un “Monti bis”. Le difficoltà maggiori (quasi certamente) riguarderanno i Dicasteri dell’economia, dello sviluppo economico, del lavoro e della giustizia.

La soddisfazione e la serenità del Presidente Napolitano – Il Capo dello Stato si è dichiarato “soddisfatto” perché finalmente “si è aperta la sola prospettiva possibile, quella di una larga convergenza tra le forze politiche che possano assicurare al governo la maggioranza politica in entrambe le Camere”, e ha ricordato che “non sono state poste pregiudiziali sulla persona a cui affidare l’incarico. Sono anzi stati espressi apprezzamenti per la persona di Enrico Letta e la mia scelta è caduta su di lui perché pur appartenendo ad una generazione giovane, per gli standard italiani, ha già accumulato varie esperienze nell’attività parlamentare e di governo, nel campo culturale ed è stato presente in numerosi poli internazionali”. Infine, Napolitano, dopo aver ribadito il suo auspicio perché si crei un clima disteso e di collaborazione fra le diverse forze politiche, ha espresso “piena fiducia e confida nel successo” del tentativo di Enrico Letta.

Le prospettive del nuovo Governo – Il rischio più evidente  – e di cui l’incaricato è ben consapevole, come ha fatto intendere – è quello di venire travolti da trattative che rischiano di trasformarsi in litigi e in posizioni inconciliabili. Tale rischio è (ovviamente) ab origine, dato cioè dall’eterogeneità delle forze coalizzatesi, che risentono dell’incomunicabilità e delle contrapposizioni frontali susseguitesi in questi ultimi vent’anni. Spetterà quindi al Presidente del Consiglio incaricato trovare una soluzione sui nomi di Ministri, Sottosegretari alla Presidenza e durata del nuovo esecutivo. Quello che è certo è che tutti hanno bisogno di prendere tempo: il PDL deve allontanare il rischio Renzi e sperare che l’alleanza spacchi definitivamente il PD; i democratici sono a rischio scissione ed escono a pezzi dopo la rielezione di Napolitano; Scelta Civica deve cercare di galleggiare il più possibile per allontanare il rischio di sparire alle prossime elezioni politiche. Tutto ciò senza contare che l’elenco delle cose da fare è davvero molto lungo e andrebbe ben oltre la durata di una singola legislatura. Molte incognite pesano quindi sul primo Governo Letta, ma il Paese ha bisogno di unità d’intenti e d’azione per dare risposte a quei grandi temi – socioeconomici ed istituzionali – i quali, proprio perché fungono da cornice, riguardano tutti noi.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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