Napolitano: dieci “saggi” in due gruppi ristretti

01/04/2013 di Federico Nascimben

Napolitano: il discorso di sabato –Nella prospettiva ormai ravvicinata dell’elezione del nuovo Capo dello Stato[…], pur essendo ormai assai limitate le mie possibilità di ulteriore iniziativa sul tema della formazione del governo, posso fino all’ultimo giorno concorrere almeno a creare condizioni più favorevoli allo scopo di sbloccare una situazione politica irrigidita tra posizioni inconciliabili. In questo senso mi accingo a chiedere a due gruppi ristretti di personalità tra loro diverse per collocazione e per competenze di formulare – su essenziali temi di carattere istituzionale e di carattere economico-sociale ed europeo – precise proposte programmatiche che possano divenire in varie forme oggetto di condivisione da parte delle forze politiche. Ciò potrà costituire comunque materiale utile [anche per il prossimo Presidente della Repubblica]“.

Gaetano Quagliariello
Quagliariello, uno dei dieci scelti da Napolitano

Sbloccare lo stallo – In un momento di estrema difficoltà per il Paese, mentre la politica è “irrigidita tra posizioni inconciliabili” e la crisi economica continua a picchiare duro, il Presidente Napolitano ha deciso di prendere in mano la situazione. Il Capo dello Stato, in questo momento così arduo, è rimasto l’unico vero garante ed arbitro delle istituzioni, l’unica figura nella quale gli italiani possono sentirsi rappresentati. Perciò, “Re Giorgio” ha voluto continuare ad esercitare il suo mandato forte, provando a fare l’impossibile: sbloccare lo stallo politico.

Un governo c’è già – Probabilmente, in caso di dimissioni anticipate – come viene sottolineato da molti osservatori – vi sarebbero state ripercussioni sui mercati e non solo. Rimangono: la ferma volontà del Presidente – ribadita continuamente e costantemente – di mettere le forze politiche davanti alle proprie responsabilità, superando antiche divisioni, per il bene dell’Italia, operando per realizzare le necessarie riforme elettorali ed istituzionali che da troppi anni vengono procrastinate; ripetuti appelli caduti sempre nel vuoto. Da una parte, dunque, Napolitano ha intenzione di rimanere sino al termine del proprio mandato, tentando – impresa da lui stesso considerata quasi impossibile – di responsabilizzare le forze politiche. D’altro canto, ribadisce come vi sia un Governo, quello di Mario Monti, ancora in carica. Inoltre, il Presidente specifica come l’attuale esecutivo sia dimissionario (non sfiduciato), e come questo rappresenti un elemento di concreta certezza, essendo in procinto di adottare importanti provvedimenti di natura economica.

La prorogatio – Ribadito l’augurio di Napolitano per un’elezione condivisa del prossimo Capo dello Stato, la lettura del quadro politico-istituzionale che viene data da molti appare però sbagliata. Anzitutto perché la c.d. “prorogatio” del Governo non esiste: è solamente un istituto pensato per permettere la continuità nella gestione degli “affari correnti”. Nozione piuttosto malleabile, ma che certo non equivale ad un regime di pieni poteri. Nel nostro ordinamento tale termine è infatti riferito solamente alle Camere e al Presidente della Repubblica.

Le nuove commissioni permanenti – Il secondo problema è rappresentato dall’insediamento delle nuove commissioni permanenti. Il punto, oltreché dottrinale, è soprattutto politico: sappiamo infatti come, quasi tutto il lavoro parlamentare, venga “filtrato” dalle commissioni. Queste rappresentano – e rispecchiano in maniera proporzionale – un Parlamento in miniatura, specializzato, però, per materia. Oltre alla composizione delle commissioni, sono molto importanti i ruoli di vertice, ovvero quelli di Presidente e di vicepresidente. A tal riguardo, la prassi e la logica hanno sempre visto questi ruoli  assegnati, oltre che tramite un criterio fondato sulla competenza, anche secondo logiche di spartizione fra i partiti membri della maggioranza. In questo modo risulta palese il rapporto causa-effetto tra formazione del Governo e istituzione delle nuove commissioni, anche perché, per fare un esempio, la presidenza della Bilancio è di indubbia importanza e  (conseguente) ambizione politica.

Un Governo, subito – Fatti questi dovuti chiarimenti, sembra perciò prendere forma il vero fine del tentativo del Presidente Napolitano. Le cose sono – ancora una volta – più semplici di come ci vengono dipinte: l’obiettivo è quello di provare a dare un Governo al Paese nel più breve tempo possibile, nient’altro.

I membri delle due commissioni  Andiamo allora ad analizzare la composizione dei due gruppi ristretti di “saggi”, aventi il compito di creare premesse per la formazione di un futuro Governo che si basi su alcuni, necessari e fondamentali provvedimenti condivisi. Notiamo che del primo – cioè quello incaricato di elaborare proposte programmatiche in materia istituzionale – fanno parte tre politici (Mauro, Quagliarello e Violante) e un “tecnico” (il prof. Onida, ex membro della Corte Costituzionale): persone competenti, ma soprattutto disponibili al confronto e al dialogo. Del secondo gruppo – incaricato di ricercare proposte in materia economico-sociale ed europea – fanno invece parte tre “tecnici”, provenienti da diverse istituzioni nazionali (Giovannini dall’Istat, Rossi dalla Banca d’Italia e Pitruzzella dall’authority del mercato e della concorrenza), due politici – presidenti delle commissioni speciali operanti alla Camera e al Senato (Giorgetti e Bubbico provenienti rispettivamente dal centrodestra e dal centrosinistra) – e l’attuale Ministro per gli Affari Europei Moavero Milanesi. Anche in questa seconda commissione appare evidente la logica già vista nel primo, rinforzata in maniera maggiore dalla partecipazione di membri esterni alla politica.

Alcune considerazioni finali  Sottolineiamo, infine, un ultimo aspetto, tralasciato spesso dai media: per essere membri dei due gruppi ristretti bisognava “accettare di farne parte”. Inoltre – anche per chi, come il sottoscritto, non è un grande sostenitore delle quote rosa -, appare evidente a tutti l’assenza di donne tra le scelte di Napolitano: il diritto di rappresentanza andava senza dubbio dato anche al genere femminile, visto che il loro contributo appare più che mai necessario in un Paese nel quale le pari opportunità rimangono un’utopia. Comunque, le possibilità di successo del tentativo appaiono senza dubbio in salita: se al momento dell’annuncio vi erano state aperture da parte di tutte le forze politiche, già dalla tarda serata di sabato si registravano le prime perplessità, che si sono pian piano trasformate in aut-aut e chiusure nel corso della domenica. Gli esiti del lavoro dovranno venire approvati in maniera trasversale prima del 15 aprile – giorno in cui le Camere si riuniranno per l’elezione del nuovo Capo dello Stato. Altrimenti sarà l’ennesimo tentativo andato perduto e si tornerà alle urne il prima possibile. Quando, invece, il Paese avrebbe bisogno di quelle poche e centrate misure di riforma del sistema istituzionale ed economico.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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