Napoli e Camorra, se il silenzio è sempre più assordante

19/09/2014 di Iris De Stefano

A Napoli, con la crisi, è riemerso sempre maggiore il ruolo della Camorra. Guerre tra clan e spaccio sono in espansione: ma lo Stato e la politica sembrano non accorgersene

Napoli e Camorra

Napoli è sempre stata e resta – senza forme di vittimismo o campanilismo pur tipiche ai suoi abitanti – una città particolare, piena di contraddizioni e difficilmente definibile con schemi classicamente occidentali.  Quello che però è evidente per chi vive nella zona è, nell’ultimo periodo, un prolasso della struttura statale in città. Dovrebbe essere un ulteriore segnale di allarme il fatto che sui giornali nazionali e, dunque, all’orecchio dell’opinione pubblica nazionale, gli unici casi ad arrivare siano solo quelli generatori di titoli sensazionalistici.

Rione Traiano – L’emblema di quelli dell’ultimo periodo è certamente l’uccisione di Davide Bifolco, il diciassettenne freddato da uno dei carabinieri del posto di blocco da cui lui ed altri due coetanei su un motorino stavano tentando di scappare.  La vicenda ha provocato dure prese di posizioni, in ogni caso semplicistiche ma comunque nette: c’è chi prosegue la retorica dell’ACAB, del poliziotto bastardo che si innesta su i sentimenti filo borbonici mai sopiti nel capoluogo partenopeo e chi invece, al contrario, ritiene che Davide Bifolco si sia quasi meritato la morte non fermandosi all’alt e viaggiando su un motorino in tre con –forse- un latitante.

ScampiaA prescindere dalla superficialità e ignoranza di queste opinioni quello che però ha sorpreso è la mancanza di riferimenti a chi ha effettivamente gestito – e placato – la crisi, dimostrando chiaramente quanta influenza i clan camorristici abbiano e come, naturalmente, intervengano a sostituzione dello stato centrale.  Dopo la prima notte e la prima mattinata con due macchine della polizia danneggiata e alcuni passanti scambiati per poliziotti in borghese e aggrediti tutto è si è improvvisamente calmato. Solo sui giornali locali si è parlato di questa stranezza come un ordine venuto “dall’alto”, per evitare di attirare (ulteriore) attenzione su un quartiere notoriamente conosciuto per essere uno dei principali mercati di droga del Sud Italia.

Lo Stato latitante – È un processo a faccia di medaglia. Per gli esponenti di spicco dei clan della zona (i Grimaldi, i Vigilia e i Puccinelli) è infatti possibile ordinare un ripristino della calma nel quartiere anche per le difficoltà della polizia ad intervenire nella zona. Solo il 18 settembre, è stato catturato Arturo Equabile, il latitante che si presume fosse sul motorino insieme a Davide Bifolco. Preso in custodia dopo quattordici giorni, dunque, sulla soglia di casa della fidanzata (non in un bunker segreto) e dopo numerose interviste radiofoniche che il ragazzo aveva rilasciato in queste settimane. La vicenda è specchio di un modus vivendi che la crisi economica ha portato alla luce. La crisi, nonostante tutto, non fa in modo che i riflettori si accendano sul territorio. Se il Pil procapite del Sud è 17.000 €, la metà del Nord ed inferiore a Spagna e Portogallo, e diminuisce per sei anni consecutivi a botte del 3,5% come nel 2013, se la percentuale di donne impiegate è al 28% ma di questi numeri non c’è traccia nelle campagne elettorali o sui quotidiani nazionali, è così strano che subentri un’autorità autoctona?

La guerra – Gli enormi tassi di disoccupazione nel Sud Italia (20% quella media, 50% la giovanile) con il livello più basso di occupati dal 1977 liberano un enorme bacino di manodopera a disposizione dei boss ma implicano anche una ripresa furiosa della guerra tra clan che non si è mai davvero sopita. Sono giornaliere ormai le notizie di agguati, omicidi e ritorsioni, per non parlare poi del sistema di spaccio che si sta diffondendo a livello capillare ma, soprattutto, in modo evidente nelle strade principali di Napoli e della provincia. Gli arresti, continui e numerosi e l’azione incessante della Procura antimafia non frenano le azioni dei sicari, anche in pieno centro, come gli omicidi del pregiudicato Carmine Lepre del 13 settembre scorso o di Luigi Miele del 30 agosto.

La disattenzione della politica e dell’opinione pubblica tutta per le vicende del Sud Italia è dunque più grave di quanto sembri. Non si può lasciare una città di un milione di abitanti – con un’area metropolitana di tre – completamente in balia di un non Stato organizzato e militarizzato come la camorra senza che prima o poi le conseguenze si avvertano in tutto il paese. Essere coscienti di quello che sta succedendo potrebbe essere il primo passo.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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