Mutter Courage und ihre Kinder, il piccolo capolavoro di Brecht

26/02/2016 di Nicolò Di Girolamo

Bertolt Brecht si è ispirato, nella composizione di questo testo, al racconto Die Landstortzerin Courasche del Grimmelhausen, il quale "vedeva avvicinarsi una grande guerra e non era affatto convinto che gli uomini avrebbero saputo cavare da soli una lezione dalle sventure che stavano per colpirli"

Bertolt Brecht

Il libro su cui ci soffermeremo quest’oggi è un testo teatrale scritto tra il 1938 e il 1939 da nientemeno che Bertolt Brecht. Il celebre scrittore tedesco si è ispirato nella composizione di questo testo al racconto Die Landstortzerin Courasche del Grimmelhausen il quale, con le parole di Brecht ‘vedeva avvicinarsi una grande guerra e non era affatto convinto che gli uomini avrebbero saputo cavare da soli una lezione dalle sventure che stavano per colpirli’.

Infatti se la vicenda è ambientata durante la Guerra dei Trent’Anni, il tema dell’opera è la guerra nel senso più lato. Il protagonista, ovvero l’epica figura di Anna Fierling, madre Courage, vivandiera che trascina le proprie mercanzie e la propria miseria finanche sotto i bombardamenti pur di cavare il pane da quella stessa guerra che le strappa, uno ad uno, i propri figli è un anti-eroe che si erge a simbolo della tragica necessità di vivere in un mondo sbagliato e corrotto.

Nonostante gli immani sforzi che Anna compie per la sopravvivenza propria e dei propri figli è difficile riconoscere a questa figura lo status di eroe positivo: Anna vive grazie alla guerra, ne è perfettamente cosciente e insegue la guerra fino al centro dei suoi più turpi misfatti pur di riuscire a ricavare qualche soldo ai soldati affamati e si rifiuta di soccorrere i rifugiati per non dover dar loro gratuitamente ciò che potrebbe vendere ad altri.

Il tema principale di quest’opera è anche uno dei temi tipici di Brecht: dove occorrono sforzi e virtù straordinari c’è qualcosa di contorto e corrotto.

D’altronde, quando si parla di virtù così grandi, vuol dire che c’è qualcosa di marcio. Se un comandante o un re è molto stupido e porta i suoi allo sbaraglio, allora a quegli uomini gli ci vuole un coraggio da leoni, cioè una virtù. Se è troppo avaro e recluta pochi soldati, tutti devono essere degli ercoli. Tutte virtù che non c’è n’è bisogno in un paese ben ordinato, con un buon re e un bravo comandante. In un buon paese non ci vogliono virtù. Tutti possono essere gente qualsiasi, d’intelligenza media, e ,sissignore, anche dei vigliacchi.

Madre Courage

Così, uno ad uno, i grandi ideali positivi di cui parlano ancora i soldati, i brigadieri, il cappellano, vanno in frantumi di fronte alla cocciuta e primitiva abilità nel sopravvivere dell’intrepida vivandiera. Anna non è mai stata contaminata da vaghe astrazioni come grandi ideali, fede o amore e non ha mai conosciuto vergogna per le proprie azioni, semplicemente è nata in un mondo sbagliato ed è cresciuta e si è formata secondo le necessità dei suoi tempi. Le sembra normale che il coraggio susciti solo in seguito alla promessa di una ricompensa e non esita a prendere a sberle ‘quell’idiota’ del figlio che si è fatto reclutare.

Eilif: Di’ un po’ se non è una fortuna: te ne stai seduta in cucina e ti capita di sentire come si è distinto tuo figlio!

Madre Courage: Sì, l’ho sentito. (Gli dà uno schiaffo).

Eilif: (fregandosi la guancia) Perché ho preso i buoi?

Madre Courage: No. Perché non ti sei arreso quando quei quattro ti sono venuti addosso e volevano farti a pezzi! Non ti ho sempre detto di badare alla pelle? Indemoniato d’un finlandese!

Va inoltre aggiunto che i quattro figli di madre Courage hanno tutti genitori differenti e anche i figli hanno ricevuto istruzioni differenti dalla madre, ad esempio Schweizerkas, l’altro maschio, è stato educato alla più completa onestà perché era il più stupido e perché non rubasse il resto alla madre.

In breve quest’opera è un piccolo capolavoro, tanto ricco di amara ironia, quanto profondo nella descrizione di questo atipico e straordinario personaggio, destinato fin dalla sua ideazione a diventare una figura mitologica. Probabilmente lo spunto migliore con cui affrontare questa lettura è quello fornito dallo stesso Brecht: Se Madre Courage non ricava nessun insegnamento da ciò che le succede, penso che il pubblico, invece, può imparare qualche cosa osservandola.

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Nicolò Di Girolamo

Nasce a Trieste nel 1993 e consegue la maturità classica alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. In seguito si iscrive al corso di lettere moderne all'università di Firenze. Lettore accanito fin dalla tenera età, divide le proprie passioni tra vela, cinema e, naturalmente, libri di vario genere.
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