Mussolini in singolar tenzone, i duelli d’onore nella storia del Duce

26/03/2014 di Lorenzo

Mussolini e i duelli

Di Benito Mussolini si è parlato molto, tanto che nel nostro paese si è sviluppata un’enorme letteratura. Alcuni momenti della sua vita, però, anche per la loro non gravosa importanza a livello storico, sono stati messi in disparte rispetto al grande libro della storia  e relegati nel dimenticatoio. L’evento su cui questo articolo vuole concentrarsi è quello dei famosi duelli combattuti dal futuro Duce del Fascismo negli anni che precedettero la sua ascesa al Viminale (l’allora sede del Presidente del Consiglio).

Benito Mussolini e la schermaIl Duce, infatti, tra gli anni 1915 e 1922, piegò a fil di spada alcuni dei suoi più agguerriti avversari politici, sfidandoli in memorabili performance da moschettiere. Colpito da ingiurie, vere o presunte vere, Mussolini sfidò a singolar tenzone vari personaggi di spicco dell’Italia di inizio Novecento, tra i quali figuravano i deputati socialisti Claudio Treves e Francesco Ciccotti Scozzese, il giornalista Mario Missiroli, l’anarchico Libero Merlino e il maggiore Cristoforo Baseggio. Seguendo alla lettera il famoso ed antico codice Cavalleresco del tenzone –messo al bando dalle leggi del Regno – Mussolini sbaragliò uno ad uno tutti i suoi avversari, spesso infliggendo loro gravi ferite, sia nel corpo che nell’orgoglio. I cinque sfidanti, dopo la bruciante sconfitta a duello, dovettero poi assistere alla ancor più scottante sconfitta politica del 1922.

Il più celebre di questi episodi rimane, probabilmente, lo scontro con Treves:

“Fra tutti i neutralisti del socialismo ufficiale lazzaronico il più repulsivo è senza dubbio l’avvocato Claudio Treves… perché è ormai pacifico che neutralismo e dote sono nella coscienza del deputato di Bologna una equazione… senza incognite”

Le posizioni mussoliniane sulla Grande Guerra andavano contro quella che era la linea neutralista dettata dal Partito Socialista e, difatti, il 24 novembre 1914, a seguito delle sempre più frequenti manifestazioni interventiste, fu espulso dal partito. Treves che faceva capo alla colonna pacifista e maggioritaria del PSI non digerì tali prese di posizione a cui, poi, si aggiunsero pesanti ingiurie e gli attacchi personali.

Lo scontro avvenne a Milano, in una villa alla Bicocca di Niguarda nel pomeriggio del 29 marzo 1915, poco prima dell’entrata in guerra dell’Italia al fianco delle potenze dell’Intesa. Fu un combattimento alla sciabola, durato venticinque minuti, nei quali i duellanti si infersero varie ferite. Al termine dell’ottavo assalto, su consiglio dei medici presenti in campo, i padrini decisero di porre fine allo scontro. I due non ne vollero sapere perché entrambi si ritenevano ancora insoddisfatti. Colui che ebbe la peggio a danni subiti fu Treves, ferito all’avambraccio, alla fronte e all’ascella. Mussolini, invece, se la cavò con un taglio su di un orecchio. A memoria di ciò, bisogna ricordare che entrambi non erano estranei alla pratica del duello, ostracizzata dai quadri del PSI già dal luglio del 1896.

Dopo la guerra e con la nuova avventura nei Fasci di Combattimento, Mussolini si imbatté in nuove sfide che, una volta preso il potere, ricorderà facendo collocare in ogni palestra di scherma del Regno la sua foto con l’inevitabile didascalia: Il Primo schermidore d’Italia.

Secondo le cronache dell’epoca, dopo essere stato eletto insieme ad altri 34 deputati fascisti nei Blocchi Nazionali durante le elezioni del 1921, Mussolini sfidò a duello il colonnello maggiore Cristoforo Baseggio, Ulisse Igliori (scontro che non ebbe mai luogo) e Francesco Ciccotti Scozzese. Come ebbe a ricordare anche Donna Rachele nelle sue Memorie: “Benito ebbe una quantità di processi per questa mania di risolvere a sciabolate ogni litigio con i suoi più accaniti nemici. Le elezioni del ’21 avevano riscattato il  fiasco del ’19 e mio marito, eletto deputato, aveva cominciato a fare la spola fra Roma e Milano e non aveva altresì smesso di scrivere i suoi articoli aggressivi. Essi suscitavano continue polemiche e si concludevano spesso con una sfida in piena regola”.

La sfida col deputato socialista Ciccotti Scozzese fu quella che ebbe maggior risonanza (anche a livello nazionale), poiché fu un duello dichiarato tra due deputati. Avvertiti di un possibile scontro armato tra i due, tutte le questure del Regno si mobilitarono per impedire l’avvenimento. Si iniziò comunque con un tentativo di scontro a Milano da dove, inseguiti dalla polizia, fuggirono in un posto più tranquillo. Giunti nella villa Perti di Artignano, nel piacentino, si sfidarono nel pian terreno del casale. Mussolini, scortato dai suoi padrini Aldo Finzi ed il colonnello Basso, dopo quattordici intense cariche alla sciabole riesce ad avere la meglio sul socialista Ciccotti che, in affanno, cade assalito da crisi respiratoria.

Mussolini in singolar tenzoneMa è a pochi mesi dalla Marcia su Roma che Mussolini dovette accettare la sfida di uno dei suoi più acerrimi, ma rispettati avversari: il giornalista de “Il Secolo” di Milano, Mario Missiroli. Questi, presa la guida del quotidiano meneghino nel settembre del 1921, cominciò ad attaccare pesantemente l’estremismo di sinistra che aveva sconvolto l’Italia in quegli ultimi due anni e al contempo condannando i metodi del Partito Nazionale Fascista. In uno dei suoi più celebri articoli, Missiroli definì i fascisti degli “schiavisti agrari” e di tutta risposta Mussolini, dalle colonne del Popolo d’Italia, gli aveva dato del “perfido gesuita e solennissimo vigliacco”. Tale insulto costò al Duce l’ennesimo scontro a singolar tenzone. I due si incontrarono su un prato del quartiere San Siro di Milano il 14 maggio 1922 e fu scelta la spada, invece che la solita sciabola. Vi furono sette assalti, nei quali Mussolini fu costretto a battersi con la spada spezzata contro un Missiroli assolutamente inesperto in materia d’armi, al punto d’aver richiesto un corso accelerato di scherma, messo alle corde con una vistosa ferita all’avambraccio.

Tali tenzoni, da cui Mussolini uscì quasi sempre vittorioso, amplificati poi dalla propaganda di regime e dalla stampa fascista, contribuirono a creare il mito del Duce e ad alimentare la sua enorme fama del suo ardimento e di coraggio fisico, che effettivamente, almeno in quegli anni erano notevoli. Le sue leggendarie vittorie spinsero Mussolini a praticare sempre la scherma anche nella sua residenza privata di Villa Torlonia a Roma. Una fonte molto importante su questo scorcio di vita di Mussolini sono le memorie del maestro di scherma Vittorino Maselli, originario di Pescolanciano in Molise, che, nel 1941, nel bel mezzo del conflitto mondiale, si ritrovò a dare lezioni private di scherma a Benito Mussolini e ad essere partecipe di un inusuale duello organizzato tra lui e Mussolini davanti agli occhi di Adolf Hitler.

(Foto: archivio centrale dello Stato)

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Lorenzo

Nato a Roma, appassionato di storia moderna, contemporanea e delle relazioni internazionali Si occupa di storia e di esteri.
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