Mussolini, il passato che ritorna ed un futuro che non arriva

30/01/2013 di Giacomo Bandini

Ci risiamo. La fiera delle sparate in Italia non finisce mai, e rischia sempre di scatenare grandi bufere intorno alla credibilità che faticosamente abbiamo ricostruito dopo un anno di “lacrime e sangue”, come piace definirlo ai giornalisti. Il problema è che – dopo un periodo di pausa – il cattivo uso di perdere il senso e la misura delle proprie dichiarazioni è ritornato ad occupare la scena italiana. PdL, Lega Nord, Grillo e in generale tutto il mondo politico. Addirittura Monti, almeno da quando ha deciso di partecipare al gioco, quello della politica.

L’ultima uscita degna di nota, in ordine cronologico, risale a domenica 27, il giorno della memoria, quando il Cavaliere Silvio Berlusconi ha dichiarato pubblicamente, di fronte alle telecamere: “Il fatto delle leggi razziali è stata la peggiore colpa di un leader, Mussolini, che per tanti altri versi invece aveva fatto bene. E’ difficile mettersi nei panni di chi decise, ma certamente il governo di allora per timore che la potenza tedesca vincesse preferì essere alleato alla Germania di Hitler piuttosto che opporvisi”. Nessun dubbio sul fatto che una parte di italiani la pensino esattamente così come ha detto Brunetta in difesa di padron Silvio, ma fare certe dichiarazioni proprio nel giorno della memoria non è sembrata cosa di buon gusto, nemmeno da parte di Berlusconi.

Dunque sorge un palese dubbio. Oltre all’ignoranza storica in sé e per sé di come andarono le cose nel lontano ventennio, oltre a tutte quelle persone che si sono sentite offese da tali parole, oltre alle “gaffe” che sono componente essenziale della sfera politica mondiale, la domanda lecita è: chi voleva convincere il leader del PdL con un’ affermazione simile?

Su La Stampa è comparso un utilissimo e puntualissimo sondaggio di Renato Mannheimer che rivela dati di un certo significato ai fini della comprensione della strana uscita di Silvio. I numeri infatti segnalano che quasi il 6% degli elettori delusi dalla Lega Nord ora punta all’estrema destra xenofoba, mentre il 21% dello stesso Pdl è ancora incerto se riaffidarsi al partito degli imprenditori o se aderire a frange più estreme, mentre sempre un 10% che si identifica con il termine Destra italiana è addirittura tentato dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Il quale aveva palesemente aperto ai neofascisti di Casa Pound poco tempo fa e nonostante le rivolte della base non ha mai smentito di essere disposto ad accoglierli nel suo bacino elettorale. Mica scemo. In battaglia, ogni aiuto è prezioso. O quasi. Ora non è più sicuro che aver invitato i fascisti in casa sia stata un’ottima scelta.

Ecco dunque come Berlusconi, anch’egli per nulla nuovo alla strategia del “tutto per tutto”, si apre ancora una volta alla fascia più estrema della Destra italiana, spostando del tutto l’attenzione del povero elettore dalle carenze contenutistiche della campagna elettorale e ponendolo invece di fronte alla realtà di un Paese che non sembra mai capace di distaccarsi del tutto dalla vecchia realtà che lo circonda e lo stritola. Doveva essere il primo federatore dei moderati (ora lo è Monti) eppure si gira ancora verso l’estrema ala fascista del Paese, trascurando il fatto che l’Italia ha fatto una scelta in merito. Quella di emarginare certe frange dal sistema politico per poter affrontare una nuova stagione politica che però tarda ad arrivare e fa solamente capolino per poi scappare di fronte a situazioni come questa: “Il fatto delle leggi razziali è stata la peggiore colpa di un leader, Mussolini, che per tanti altri versi invece aveva fatto bene”.

Andare avanti significa anche non calpestare tutto quello che ha significato aver superato un Regime che ha lasciato una nazione come la nostra distrutta e impoverita, piena di contraddizioni e che ancora oggi porta i segni di una mancata crescita. Andare avanti significa oltrepassare quel limite che ci è stato imposto di seguire a tutti i costi la frase ad effetto che riempie la giornata e di pretendere che il dialogo si focalizzi su ciò di cui abbiamo veramente bisogno: innovazione, lavoro, scuola, giustizia. E’ troppo facile giocare sugli animi stanchi di un popolo. La crisi fa sempre il gioco degli estremismi e della facile demagogia, fa il gioco di chi non ha nulla da dire, da proporre. Non serve ritornare ai tempi in cui la battaglia si giocava sull’odio e sulla rabbia della gente, è ora di seguire la strada che abbiamo preparato per anni, la strada che vede il confronto politico come motore del miglioramento.

 

 

 

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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