Museo Egizio, il nuovo volto di un orgoglio italiano

09/04/2015 di Ginevra Montanari

Una boccata d’ossigeno e un lavoro ben fatto, dedicato alla cultura e alla storia di un orgoglio nazionale, non può che fare del bene. Soprattutto in un Paese in cui si è soliti far troppo rumore per nulla, il silenzio che si respira in questo museo è un balsamo che aiuta l’Italia a non perdersi del tutto

Museo Egizio

La collezione egizia di Torino è una delle prime al mondo. Ospitata dal 1824 in un edificio scelto dalla dinastia sabauda già alla fine del XVII secolo, ancora in quel palazzo rivive l’atmosfera dei tempi passati, grazie a un presente ricco di premesse, e contenuti, di straordinaria importanza. I reperti raccolti raccontano ancora oggi questa storia, ormai quasi bicentenaria, di uomini appassionati, sovrani curiosi, studiosi d’eccezione, e che ha reso la città – oltre ogni previsione – uno dei centri principali di cultura applicata alla storia e all’arte egizia. Così, con la memoria riconoscente legata a quanto è stato, oggi gli italiani hanno la gratitudine concreta verso chi ha permesso questo percorso, arrivando a inaugurare – in un connubio perfetto di passato e futuro – un museo completamente rinnovato, che tra le sue mura barocche racchiude reperti millenari e tecnologia avanzata.

Dopo un imponente restauro di tre anni abbondanti, e una spesa di cinquanta milioni di euro, dal 1 aprile 2015 il museo ha un nuovo percorso, grande il doppio rispetto a prima. È una meraviglia di emozioni, per cultura, certo, ma anche per l’organizzazione, la cura dei particolari, le luci, l’atmosfera, la cortesia del personale. Ogni dettaglio ha il proprio stile, nessuna spocchia, nessun vanto. Si fluttua tra deserti, piramidi e antichi palazzi, e si percepisce l’aria calda dell’Egitto da ogni scultura, ogni reperto, mummia, affreschi storici, slanci contemporanei.

Oggi sono presenti ricostruzioni virtuali di alcuni siti archeologici: si può esplorare la tomba della Regina Nefertari, di Kha, o la Cappella di Maia. Ascoltate l’audio guida, fornita anche di speciali supporti per non udenti, ma prestate attenzione anche ai vostri sensi; al di là della storia, godetevi i colori, i particolari, gli oggetti personali delle signore di allora, gli amuleti, i pettini, i gioielli e i meravigliosi vasi in alabastro. Il percorso inizia al secondo piano, dove in precedenza si trovava la galleria Sabauda, ed ogni teca è ora interamente di cristallo. Nel prevedibile caos di questi giorni, paradossalmente, regnava un silenzio rispettoso, un interesse autentico, che raramente si percepisce. Ognuno ha avuto l’occasione di vestire i panni di un fortunato archeologo, immaginando la stessa gioia dei ricercatori, quegli stessi eroi che per vite intere hanno cercato i resti di una grande civiltà e che, con grande eleganza, la (ri)presentano al mondo con vesti rinnovate, e con la collaborazione artistica di Dante Ferretti.

Grazie, Torino. Grazie a Vitaliano Donati e a Bernardino Drovetti, che con la loro caparbietà hanno riportato alla luce i fasti di un Impero immenso; grazie ai Savoia, che con la loro curiosità hanno spinto svariate spedizioni; grazie ad Evelina Christillin, Presidente della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino, per il suo lavoro di rifunzionalizzazione, ampliamento e restauro; grazie a Christian Greco, direttore della Fondazione, che con le sue parole – “Un museo che ripensa se stesso rende con ciò solamente omaggio alla sua natura e alla sua funzione” – colpisce per la usa semplicità, chiudendo il cerchio.

E se qualcuno storce il naso, perché magari non è il momento adatto, perché ci sono problemi più gravi da risolvere, soldi da investire per altro, bisogna avere il coraggio di rispondere che a violenza, corruzione, delinquenza, una boccata d’ossigeno di un lavoro ben fatto, di un orgoglio nazionale, non può che fare del bene. In un Paese in cui si butta giù tutto pur di far rumore, il silenzio che si respira in questo museo, è un balsamo che aiuta l’Italia a non perdersi del tutto.

The following two tabs change content below.

Ginevra Montanari

Nasce a Roma il 4 settembre 1993. Diplomata al liceo linguistico europeo Sacro Cuore, attualmente frequenta la facoltà di Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Da sempre appassionata di cinema, musica e teatro.
blog comments powered by Disqus