Musée d’Orsay. Capolavori in mostra al Vittoriano a Roma

17/02/2014 di Simone Di Dato

Musée d'Orsay. Capolavori in mostra al Vittoriano di Roma.

La pittura calda, bruciante e appassionata di Van Gogh, i movimenti sfuggenti e mutevoli delle ballerine di Degas, insieme con il mondo primitivo ma armonico di Gauguin e la rigorosa geometria di Saraut. Sembra di essere tra le sale del Musée d’Orsay, tra i più bei capolavori di metà e fine Ottocento, e invece siamo a Roma, presso una delle mostre più attese della capitale. A partire dal 22 febbraio fino al 18 giugno, le prestigiose sale del Complesso del Vittoriano daranno infatti il via ad una nuova esposizione tutta dedicata alle straordinarie opere realizzate tra il 1848 e il 1914 da protagonisti d’eccezione quali Monet, Sisley, Pissarro, Manet, Corot insieme ai già citati pittori del tempo. Forte dei numerosi prestiti concessi  da quel museo che un tempo fu stazione ferroviaria nel cuore di Parigi, la mostra proporrà ai visitatori italiani l’occasione di ammirare parte della pittura accademica, gli anni della rivoluzione artistica di Monet per poi giungere alle soluzioni formali di nabis e simbolisti, continuando la felice stagione impressionista in Italia.

Van Gogh, L'Italiana, 1887.
Van Gogh, L’Italiana, 1887.

Dopo il successo di “Cezanne e gli artisti del XX secolo”, il Vittoriano posa di nuovo lo sguardo su quell’Europa spettatrice e protagonista delle rivoluzioni artistiche più affascinanti, i cui effetti modificarono irrimediabilmente il modo di fare pittura. Se in alcuni ambienti restano artisti ancora colpiti dal positivismo dominante, in un’epoca che vede la nascita del socialismo, dei sindacati, della corsa agli armamenti e i progressi nel campo medico, in un contesto socioculturale diverso si afferma anche l’artista ribelle, privo di beni e di legami, per il quale l’arte è un sacrificio incondizionato, quel sacrificio che segnò Van Gogh per tutta la vita, guidò Gauguin sulle coste di Tahiti e che illuminò i dipinti en plain air di Monet e Renoir. Sono i maestri innovatori, decisi ad affermare la propria autonomia, ad unirsi contro l’Accademia di Belle Arti e il monopolio dei Salon, sul fronte comune della creatività.

Edgar Degas, L’Orchestra dell’Opera, 1868.
Edgar Degas, L’Orchestra dell’Opera, 1868.

Curato da Guy Gogeval e Xavier Rey, il percorso espositivo vanta una selezione di 70 opere distribuite in cinque sezioni ben precise. Si inizierà proprio dall’arte dei Salon, nucleo originario della collezione, messa in diretto confronto con l’emergente arte realista, all’epoca disprezzata: un seducente parallelismo tra la pittura accademica di Cabanel, Bouguereau ed Henner e il realismo di maestri del calibro di Courbet che scelsero di rappresentare uomini e donne contemporanei “nelle loro officine, nei campi, con il loro cielo, la loro terra, le case, gli abiti, le culture, i cibi”. Troverà quindi spazio la Scuola di Barbizon e l’inizio dello studio impressionista della luce. E’ qui che, attraverso paesaggi inediti, ricerche atmosferiche e persistente poesia, Monet e il suo amico Bazille realizzarono i primi capolavori, ricercando nella temporalità, nella variazione della luce, delle stagioni e degli eventi, gli aspetti più effimeri della pittura.

Dopo aver cercato una corrispondenza tra la modernità di una tecnica inedita e i soggetti rappresentati nella terza sezione, si giunge alla quarta dedicata alla declinazione simbolista dell’Ottocento.  A farla da padrone è Gauguin che dopo aver meditato sulla lezione artistica precedente, inventerà un nuovo registro di forme e colori esotici che metterà in perfetta armonia vita umana e natura, senza tralasciare una particolare carica emotiva. A concludere la mostra sarà l’eredità impressionista, il suo immenso e immediato valore postumo, quando i pointillisti muteranno le veloci pennellate in macchie cromatiche separate, e i nabis riaffermeranno la bidimensionalità, la sintesi formale e la morbidezza del colore, fino ad assistere all’avvento delle avanguardie novecentesche, agli albori di un’Europa mutata per sempre, e con lei la pittura.

The following two tabs change content below.

Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
blog comments powered by Disqus