Murray leggenda! Al Nurburgring è il solito Vettel

08/07/2013 di Luciano Di Blasio

Il successo del tennista scozzese a Wimbledon e del pilota tedesco in Germania

Dopo la tripletta di Fred Perry (1934-1936) di 77 anni fa, un britannico riesco a trionfare sulla sempreverde erba dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club: Andy Murray, 26 anni, alla sua terza finale in uno Slam, si porta a casa Wimbledon. È la prima volta, nell’Era Open (dal 1968), che un tennista britannico riesce a vincere uno Slam, e lo fa nel tempio dello sport inglese, il circolo tennis sulla SW19.

But I’m Scottish, mate – Andy, però, è scozzese! Fatto non da poco, per gli inglesi, ma da niente per i “britannici”: in epoche di magra, la polemica sulla non inglesità del ginger boy di Dunblane si spense subito, quando ancora il beniamino del pubblico inglese, Tim Henman, era lì a battagliare di serve & volley per arrivare alla sua solita semifinale, tetto di cristallo sul quale per anni si sono infranti i sogni di gloria tennistica dei sudditi di sua maestà. A pensarci bene, Murray ha la stessa età di Novak Djokovic, e solo un anno in meno di Rafa Nadal, ma questo è soltanto il suo secondo titolo dello Slam, dopo quello conquistato a Flushing Meadows lo scorso anno: si può parlare di una leggenda solo perché ha sfatato un tabù sul campo centrale più emozionante del circuito, oppure siamo di fronte soltanto ad un ottimo tennista professionista che sfrutta al meglio le sue occasioni? Chissà, ma intanto, con un sonoro 3 – 0 che non lascia adito a dubbi di sorta, lo scozzese si propone come nuovo principe dell’erba. Forse di un’erba “nuova”, non più per attaccanti, ma per difensori? Sarà un caso, ma le vittorie di Nadal, Djokovic e dello stesso Murray potrebbero far pensare ad un cambiamento di rotta sulla superficie tennistica con la S maiuscola, quella meno utilizzata nel circuito, ma la più prestigiosa in assoluto.

Un appunto: molti quotidiani questa mattina si sono affrettati a ricordare come il piccolo Andy fosse presente nella Primary School di Dunblane quel terribile 13 marzo 1996, quando il folle Thomas Hamilton sparò contro i ragazzini e ne uccise 16 prima di togliersi la vita. Alcuni anche sorprendendosi del fatto che Andy non abbia quasi mai dichiarato nulla sull’accaduto: cosa mai potrebbe dirvi un ragazzo introverso e timido che ha una carriera e una notorietà legate al suo talento sportivo, evidentemente traumatizzato da quel tragico evento?

Macumba SkysportF1 – Se nel sobborgo verde a sud della capitale inglese andava in scena la favola di Murray, nello splendido scenario della Renania-Palatinato, nel “Green Hell” del Nürburgring, si consumava la classica vittoria di Sebastian Vettel, questa volta contornata da un tocco di sana e straniante follia made in F1. Nel pre-gara Carlo Vanzini, su SkysportF1HD, tende a ricordare in ogni modo le tragedie occorse nei decenni passati sul Gesamtstrecke, la pista storica di ben 28 km, ancora lì e ancora pericolosissima. Poi, parte questo incredibile video: un montaggio di tragiche immagini miste a musica thriller e citazioni dall’Inferno della Divina Commedia in sovrimpressione, quasi una macumba, quasi un augurio al disastro. E, al giro 8, il canale italiano viene sfortunatamente quasi accontentato: il primo pit stop di Webber si trasforma nella folle corsa della posteriore destra, mal fissata alla vettura, verso l’inerme cameraman della FOM che viene colpito in pieno alle spalle, in diretta tv. Un episodio gravissimo, dato dalla foga, non precipua della sola Reb Bull, di accorciare i tempi delle soste il più possibile: i tempi di reazione sono sovrapposti e dati per scontato e, quando il meccanismo s’inceppa, un unsafe release può generare scene tragicomiche che non vorremmo proprio vedere.

Il trionfo di Vettel al Nurburgring.
Il trionfo di Vettel al Nurburgring.

La macumba continua però: giro 21, il motore Cosworth della Marussia di Jules Bianchi esplode nell’accelerare in discesa verso l’ADVAN-Bogen, il francese parcheggia sulla sinistra, pochi metri prima della chicane NGK. In salita. Salta fuori dalla vettura per un principio d’incendio, poi vi ritorna e reinserisce il volante: è questo ciò che il regolamento prevede in caso di ritiro sul tracciato, per favorire, da parte dei commissari, lo spostamento della monoposto. Insieme all’obbligo di lasciare la vettura in stallo, in folle. Ma in salita? In salita la vettura si muoverà e precipiterà a valle, incontrollata, magari attraversando la pista selvaggiamente prima che un fortuito scontro con un cartellone pubblicitario ne blocchi la corsa. Forse i commissari avrebbero fatto bene a rimanere vicino alla vettura di Bianchi, invece di guardare da lontano avvicinarsi la ruspa con gru che avrebbe dovuto rimuoverla e che si è quasi ritrovata a dover inseguire il corpo del reato per mezzo circuito. Morale: una pista così bella e storica non può fare delle figure tanto magre. Non si vorrà mica fornire scuse a Mr. Ecclestone per abbandonare di nuovo questo magnifico tracciato?

Ferrari brava in teoria…ma la pratica? – Per la rossa di Maranello una domenica oggettivamente da dimenticare, nonostante i 12 punti di Alonso: Massa gioca all’autoscontro in solitaria all’inizio del quarto giro, mentre dai box, dopo aver scelto una tattica coraggiosa e molto intelligente al sabato, sono come sempre sfortunati nell’attuarla la domenica. Ma tutti questi problemi non persisterebbero, se la vettura fosse migliorata, almeno un po’, in qualifica: e invece la situazione sembra peggiorare adesso, drasticamente, anche in gara. Facile, forse anche giusto, dare la colpa alle Pirelli e alla loro estrema schizofrenia, ma gli uomini di Domenicali devono fare di più, altrimenti il campionato è già chiuso, e la restante parte di stagione sarà solo un’agonia centellinata di domenica in domenica per i tifosi della rossa.

Felipe non c’è, Lewis a pezzi – Dicevamo di Felipe. Il brasiliano, reduce dal capolavoro di Silverstone, deve aver fatto un passaggio da Lourdes sbagliando grotta: al sabato è ancora bravissimo e si piazza settimo, addirittura davanti al compagno di squadra. Ma la domenica del brasiliano non c’è, svanisce alla frenata in entrata verso la Mercedes Arena, in curva 1: bloccaggio delle posteriori, testa coda verso il fuoripista sulla sinistra, poi cambio bloccato in quinta marcia, fine della corsa. Un comportamento molto anomalo della vettura che, dopo svariati test, è stato attribuito all’errore del pilota, nulla più. Dalle stelle alle stalle in 7 giorni: signore e signori, Felipe Massa. Ed è un peccato perché è evidente che ce la stia mettendo tutta per tornare quello del 2008!

C’è un altro pilota che pagherebbe per tornare quello del 2008: Lewis Hamilton, partito in pole, viene risucchiato dal gruppo, conduce una gara battagliando come un pazzo contro i suoi colleghi e contro la sua vettura, di nuovo alle prese con la forte usura dei pneumatici. Finirà quinto, per poi recarsi ai microfoni con parole che hanno dell’incredibile: “sto attraversando un periodo davvero molto pesante…”, affermando di aver perso l’amore della sua vita, la sua ormai ex compagna, Nicole Scherzinger. Un lato umano mostrato in maniera insolita da un pilota che, fin dal suo esordio in F1, aveva incarnato il nuovo che avanza, quel race driver 2.0 capace di focalizzarsi e puntare ad un solo obiettivo: vincere. E invece lacrime d’umana umiltà scendono anche dagli occhi di Lewis Hamilton: che la F1 sia pronta a riumanizzarsi davvero?

Ecclestone, è proprio questo ciò che vuoi? – in tutto questo marasma, si è parlato meno di gomme, che rimangono però l’argomento principe, essendo le cause principali di tutte le dinamiche prestazionali delle varie scuderie: caro Bernie, è proprio questo quello che vogliamo? Intanto aspettiamo il kevlar, poi vedremo.

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Luciano Di Blasio

Nasce a Lanciano (CH) il 20/03/1987 e cresce a Ortona (CH): un abruzzese dalle velleità internazionali. Maturità scientifica (100/100, premiato dalla fondazione De Medio) a Francavilla al Mare (CH), vince il premio come miglior studente di matematica della provincia di Chieti. Vive un anno a Newcastle (UK) studiando ingegneria elettronica, sei mesi a Rio de Janeiro. Si laurea in Lingue e Letterature Moderne (Tor Vergata, inglese e portoghese) con una tesi in letteratura inglese post-coloniale sullo scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa. Attualmente iscritto al secondo anno Corso di Laurea Magistrale in International Relations (Scienze Politiche, LUISS). Membro fondatore dell'associazione GiovaniRoma 2020. Drogato di letteratura, politica, F1, tennis e calcio.
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