Iraq, Muqtada al-Sadr: dalla lotta alla corruzione alla preoccupazione iraniana

04/05/2016 di Marvin Seniga

L'occupazione del Parlamento, il 30 aprile, da parte di Muqtada al-Sadr rappresenta un forte segnale anche verso l'esterno: l'Iran guarda con preoccupazione, gli Stati Uniti con interesse.

Iraq

Gli avvenimenti di sabato 30 Aprile hanno rivelato una volta di più che l’Iraq è un paese molto più diviso al suo interno di quanto si creda, ma non solo. Hanno infatti ricordato al mondo l’importanza di Muqtada al-Sadr, il vero uomo dietro alle proteste che hanno costellato gli ultimi mesi. La presa del parlamento da parte di diverse migliaia di manifestanti indica che il paese, in questo momento, è attraversato da più crisi che si intrecciano tra di loro senza essere però collegate. Negli ultimi due anni, dalla presa di Mosul nel giugno 2014, si è abituati a sentire parlare dell’Iraq come un paese nel pieno di un conflitto settario o quasi: da una parte le milizie sunnite del Califfo e dall’altra l’esercito iracheno affiancato dalle milizie di volontari sciiti, tra cui anche l’esercito del Mahdi, il gruppo armato fondato nel 2003 da Muqtada Al Sadr.

Tuttavia, il conflitto con l’ISIS rappresenta solo una parte del complicato puzzle iracheno. A tredici anni dall’invasione americana del paese, l’Iraq rimane dilaniato da una corruzione endemica. La classe politica, negli ultimi dieci anni, si è dimostrata totalmente incapace di combattere questo stato di cose. Al di là degli annunci, ancora nessuna azione è stata intrapresa per mettere un freno a questo fenomeno che caratterizza soprattutto la principale industria del paese, quella petrolifera. Nell’ultimo rapporto di Transparency, l’Iraq figura al 161° posto su 169, poco davanti a Stati del tutto o quasi “falliti” come Yemen, Somalia, Siria e Afghanistan. A farsi carico della richiesta della popolazione per un cambiamento nella politica del paese è stato più di tutti Muqtada al-Sadr che, dal 2003 –  quando lanciò il suo movimento di resistenza contro l’invasione americana -, gode di un ampio sostegno tra i ceti più poveri della popolazione sciita.

Muqtada al-Sadr, il cui movimento politico al Ahrar conta 34 membri in parlamento, ritiene che l’unica soluzione per cambiare le cose sia favorire l’instaurazione di un governo di tecnocrati, composto di personaggi provenienti dalla società civile e senza nessuna affiliazione politica, che abbiano come unico obiettivo quello di affrontare con risolutezza e senza compromessi i problemi più gravi del paese, corruzione in primis. La manifestazione di sabato è stata scatenata proprio dall’ennesimo fallimento da parte del parlamento di approvare il rimpasto di governo proposto dal primo ministro Haider-al Abadi .

Ma quali sono le implicazioni di un ritorno sulla scena politica di Muqtada Al Sadr? Il paese che sembra vedere con più apprensione all’ascesa di al-Sadr è l’Iran. Teheran era, infatti, tra i principali sostenitori dell’ex premier irakeno al Maliki, sostituito dopo la disfatta di Mosul da Al-Abadi, e mantiene tutt’oggi un forte controllo su molti dei partiti sciiti presenti nell’attuale parlamento iracheno, al-Daʿwa su tutti. Nel caso, dovesse instaurarsi un governo di tecnocrati a Baghdad, l’Iran perderebbe molta della sua influenza nella politica del vicino iracheno. A testimoniare poi la distanza sono stati anche i cori intonati in più occasioni, durante la manifestazione di sabato, contro la Repubblica Islamica dell’Iran.

A vedere con interesse il movimento di al-Sadr sono invece gli Stati Uniti. Per Washington, l’arrivo al potere di al Abadi nel 2014 al posto del filo-iraniano al Maliki era già stato accolto positivamente, proprio perché andava a mettere un freno alla crescente influenza di Teheran in Iraq. La manifestazione di sabato, in primis, conferma che, in questo momento, esiste una spaccatura nel fronte sciita, e soprattutto testimonia un indebolimento dell’influenza iraniana nel paese. Il ritorno di Muqtada al-Sadr al centro della scena politica irachena è destinato, dunque, a provocare grandi cambiamenti sia a livello interno, con il fronte sciita che sembra essere meno unito che in passato, e a livello esterno, con l’Iran che vede ridursi la sua influenza sulla politica irachena. Lo stesso Khamenei è voluto intervenire personalmente, invitando il leader iracheno a Teheran per discutere del futuro dell’Iraq. Muqtada Al-Sadr ha però declinato, lasciando aperta la questione.

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Marvin Seniga

Nato a Roma nel 1992, attualmente studia relazioni internazionali presso l'Università di Trento, dopo essersi laureato in Scienze Politiche presso la Luiss - Guido Carli. Oltre che di politica si interessa di sport e cinema.
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