Muore Margaret Thatcher, la Lady di Ferro che diede concretezza alle idee

08/04/2013 di Elena Cesca

Leadership, coraggio, determinazione, integrità intellettuale, Intransigenza, decisionismo – Queste solo alcune delle grandi caratteristiche della Lady di Ferro che ha dominato la politica britannica per due decenni. A 87 anni, colpita da ictus, lascia per sempre la sua Gran Bretagna e lascia al mondo intero una grande eredità: il pensiero tramutato in azione. “Abbiamo perso un grande leader, un grande primo ministro e un grande britannico“, ha detto il primo ministro David Cameron.

Iron Lady – Unica donna primo ministro in Regno Unito e primo Premier a vincere tre elezioni consecutive (1979, 1983, 1987), Margaret Thatcher è e resterà per tutti la “Donna di Ferro”. Questo appellativo le venne attribuito da un giornale russo, in seguito ad un famoso discorso tenuto nel 1976 contro l’Unione Sovietica. La sua determinazione nello sconfiggere il “male economico inglese” fu talmente incisiva nella politica anglosassone e mondiale, da far sì che col suo nome si indichi un’intera corrente politica e un’era, quella “thatcheriana”.

Margaret TatcherCarriera politica – Figlia di un droghiere, la futura Baronessa di Kesteven nacque a Grantham, nell’ottobre del 1925.  Nonostante la laurea in chimica conseguita presso l’Università di Oxford, a 25 anni una profonda passione per la politica la spinge a candidarsi al fianco del partito conservatore alle prime elezioni a Dartford. Nel 1959 viene eletta alla Camera dei Comuni e dal 1961 al 1964 è Segretario parlamentare al Ministero delle Pensioni. Già come semplice parlamentare dimostra un grande senso di determinazione, distanziandosi anche da alcune decisioni del suo partito. Vota, infatti, a favore della depenalizzazione dell’omosessualità maschile e dell’aborto, per il mantenimento della pena di morte e contrasta  fermamente la politica fiscale del  Governo laburista di Harold Wilson.

The milk snatcher – Nel ’70 diviene Ministro dell’Istruzione. Alcune decisioni, come quella di abolire il latte gratuito nelle scuole per i bambini al di sotto degli 11 anni – per la quale le venne attribuito l’appellativo di “ladra di latte”- fanno di lei una figura politica alquanto impopolare. La sconfitta del partito conservatore alle elezioni del 1974 funge per lei da trampolino di lancio per la candidatura alla leadership dei Tory. Nel 1975 è la prima donna a ricoprire tale carica.

Wind of change – Nel 1979 è ufficialmente inquilina del 10 Downing Street di Londra. La condizione economica britannica è, però, disastrosa: la Gran Bretagna è debitrice all’International Monetary Fund, Londra soffre nell’abbandono dell’immondizia per strada e senza elettricità, il paese vive una grave recessione. In un discorso che quasi parafrasa San Francesco d’Assisi, la Thatcher fa del cambiamento il suo manifesto programmatico: “Dove c’è discordia, che si possa portare armonia. Dove c’è errore, che si porti la verità. Dove c’è dubbio, si porti la fede. E dove c’è disperazione, che si possa portare la speranza”. È l’inizio di una nuova era.

Politica Economica – Ribalta l’approccio keynesiano dominante dal secondo dopoguerra. La politica economica keynesiana non riusciva a risolvere un fenomeno nuovo, mai conosciuto prima: la stagflazione. Elevata inflazione unita ad elevata disoccupazione, fenomeno che contrastava con la stessa teoria keynesiana. La Thatcher, consigliata da Alan Walters, si affida alle teorie monetariste elaborate pochi anni prima dal Premio Nobel Milton Friedman: l’inflazione non dipende dalla domanda aggregata, ma dalla quantità di moneta messa in circolazione dalla Banca centrale. Aumenta i tassi d’interesse, riduce la base monetaria, con l’obiettivo primario di contenere un’inflazione dilagante. Durante il primo mandato questa politica monetaria restrittiva aggrava la recessione dell’economia, aumentando la disoccupazione. Negli  “inverni dello scontento”, sono in molti a dirle di lasciare la direzione a chi di competenza, ma lei, caparbia, non si lascia convincere. È sicura di essere la persona giusta al momento giusto. La battaglia per la stabilità consta, ma riesce a contenere l’innalzamento dei prezzi. Nel secondo mandato può così concentrarsi al ridimensionamento della macchina statale: razionalizza il Welfare State, adotta  nuove leggi di regolamentazione dei sindacati, privatizza, deregolamenta, riforma la finanza delle amministrazioni locali, e agevola l’edilizia privata. Combatte lo statalismo attraverso la privatizzazione di aziende e proprietà immobiliari pubbliche: obiettivo creare un “capitalismo popolare”, una democrazia di piccoli proprietari. Nel frattempo la deregolamentazione del mercato finanziario rende la City, da luogo per pochi aristocratici, il centro finanziario più grande del mondo, e la classe media ne trae beneficio. Nel complesso pur non mancando le ambiguità (contrasti ideologici sussistevano tra i suoi stessi ministri e consiglieri, liberisti ma pochi i convinti monetaristi), il programma di riforme radicale della Thatcher permise alla Gran Bretagna di uscire dalla grave crisi e garantire al paese una competitività tale da permetterle di crescere per i successivi 15 anni. La funzionalità di quelle riforme verrà riconosciuta anche dallo stesso Tony Blair, che capace di riportare i Laburisti al Governo, mai penserà di ricostruire il Nanny State precedente.

Politica estera – “Chi si trova in guerra, non si può far distrarre da complicazioni diplomatiche, deve superarle con ferrea volontà“. Gestisce, quindi, in prima persona prendendo il comando delle operazioni nella Guerra delle Falkland (1980). Fortemente filo-americanista, crea col repubblicano Reagan un vero e proprio asse, tanto da essere nel mirino del Kgb : la Iron Lady è, difatti, temuta come l’unico alleato USA capace di attaccare l’Urss. Anche durante la crisi degli euromissili, la linea britannica è molto più vicina a quella statunitense. Fortemente euroscettica, non vede di buon occhio l’unificazione tedesca. In un’Europa sempre più vicina agli accordi di Maastricht, tuttavia, il Regno Unito non può permettersi l’isolazionismo e ciò, unito all’introduzione della poll tax- la tassa sulla cittadinanza che gli inglesi dovevano versare senza distinzioni di reddito e proprietà-, causa la perdita di consensi nel partito e il suo allontanamento politico.

Rivoluzione culturale – Il thatcherismo, non fu solo liberalizzazione economica e diminuzione del ruolo dello stato nell’economia, ma vera e propria rivoluzione culturale. Lei stessa, da conservatrice, non voleva essere associata all’ideologismo statico del dopoguerra e diceva NO alla “moda della censura dei comportamenti”. Quello che si riproponeva, era “cambiare il sentire comune”, far comprendere che il cittadino non deve essere assistito dalla “culla alla tomba”, ma deve impegnarsi attivamente, riscoprendo un più alto senso di responsabilità individuale.

La forza delle donne – “Se vuoi che qualcosa venga fatto, chiedi ad una donna”. In una società altamente maschilista e poco operosa, ci voleva una donna che agisse. Con i suoi modi bruschi, la Lady da vita ad una rivoluzione conservatrice che stravolge non solo lo stato sociale e la società britannica, ma l’intero modo di pensare la politica e le cariche dirigenziali. Molte le sue massime sulle donne, nonostante lei affermasse di non dipendere da alcun movimento femminista. Semplicemente, per lei le donne sono dotate di capacità che l’uomo ha voluto celare. Il concetto stesso di potenza doveva essere rivalutat0: quella dell’uomo va provata, mentre è insita nella volontà e nella natura stessa delle donne: Essere potenti è come essere una donna. Se hai bisogno di dimostrarlo vuol dire che non lo sei”.

Conclusioni – Il successo della Iron Lady, dunque, non è meramente associabile ad un ideale, ma alla capacità di concretizzare un pensiero. Quel che è più encomiabile non è aver creato l’idea, ma averla applicata. La sua politica economica non era nuova agli economisti, così come il suo spirito non era nuovo al genere umano, ma Margaret Thatcher ha osato munirsi del coraggio e della caparbietà e ha combattuto i luoghi comuni, i pregiudizi. Ha forgiato la storia.

The following two tabs change content below.

Elena Cesca

Tarantina, del 1988. Maturità classica. Laurea Triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l’Università del Salento. Laurea specialistica in International Relations presso la LUISS Guido Carli. Ha condotto studi di approfondimento sul funzionamento interno della Commissione Europea, le iniziative europee nel campo della difesa (mercato e industria), la non-proliferazione nucleare e le politiche del Sud-Est Asia. Esperienze studio e di ricerca in Austria, Belgio, Canada e Inghilterra. Attualmente collaboratore parlamentare presso la Camera dei Deputati e PhD Candidate in Storia dell'Europa presso la Sapienza di Roma su tematiche di cooperazione tecnologico-militare in ambito NATO.
blog comments powered by Disqus