MST: la sfida è rivalutarne alcune

31/08/2015 di Pasquale Cacciatore

Studi di settore hanno dimostrato che in altri organismi animali lo scambio di batteri per via sessuale può apportare grandi vantaggi: gli afidi acquisiscono resistenza ai parassiti, tolleranza al calore; le mosche ottengono materiale con cui rivestire le uova e fornire nutrimento alle larve: e nell'uomo?

Microbioma

Malattie sessualmente trasmissibili, le purtroppo celebri MST. Un insieme di patologie, dalle più banali alle più gravi, che nel corso degli ultimi decenni – complice il cambiamento delle abitudini culturali – sono ritornate in prima scena, coinvolgendo ogni giorno più di un milione di persone (fonte Organizzazione Mondiale della Sanità). Eppure.

L’evidenza più recente sembra, lentamente, scardinare il concetto che ogni malattia sessualmente trasmissibile sia interamente nociva. O, meglio, si inizia a credere che alcuni microorganismi potenzialmente pericolosi possano in realtà apportare benefici nel momento in cui ci contaminano per via sessuale. Sin dalla nascita, l’organismo umano viene in contatto con batteri, virus e funghi, e con molti di questi organismi stabilisce un rapporto di simbiosi (si pensi al microbioma intestinale). Una cosa simile avviene anche a livello genitale: organismi albergano anche qui, ed i microbi trasmessi per via sessuale hanno una precisa definizione in ambito medico (così come, spesso, una particolare funzione).

Studi di settore hanno dimostrato che in altri organismi animali lo scambio di batteri per via sessuale può apportare grandi vantaggi: gli afidi acquisiscono resistenza ai parassiti, tolleranza al calore; le mosche ottengono materiale con cui rivestire le uova e fornire nutrimento alle larve: e nell’uomo?

Come dimostra l’evidenza scientifica, il caso più celebre nell’ultimo periodo è quello del virus dell’epatite G (HGV). L’infezione è trasmessa per via sessuale ma non sembra causare nessun tipo di sintomo, sebbene sia spesso associata ad altre patologie come HIV. Uno studio di sei anni ha dimostrato che la confezione dei due virus porta ad una riduzione di circa il 60% della mortalità da HIV, forse perché il virus HGV riduce la capacità di HIV di infettare le cellule. Ultimamente, il virus (conosciuto anche come GBV) è stato associato ad una riduzione di mortalità nei pazienti colpiti da Ebola.

Insomma, a quanto pare non è possibile fare di tutti questi organismi un unico fascio e catalogarli come dannosi: si rischia di perdere il loro aspetto positivo, come emerso da queste evidenze. L’obiettivo è dunque quello di esser molto più cauti nel trattamento di alcune tipologie d’infezioni, soprattutto le più banali. Un caso è quello del Lactobacillus, che fa parte della flora genitale e si è rivelato particolarmente efficace come “guardiano” nei confronti di altre specie. D’altra parte, pensare di abbassare la guardia su questo fronte vuol dire rischiare di esporsi a malattie ben più gravi, e di certo particolarmente dannose. Il futuro potrebbe dunque portare a nuove tecniche per valorizzare gli organismi “buoni” trasmessi per via sessuale.

Le sfide e le prospettive sono molto ambiziose. Un ampio campo di ricerca scientifica già immagina di poter scoprire gli effetti che un genoma correlato all’attività sessuale può avere sull’individuo in toto, compreso il suo modo di pensare, le emozioni o i segnali d’ansia. L’ipotesi affascinante è che alcune comunità microbiche potrebbero indurre prestazioni positive in un individuo, spiegando così la maggior propensione a “diffondere” il buon microbioma (che potrebbe competere con organismi dannosi). Le nuove tecniche biomediche permettono di studiare il microbioma umano in un modo molto più accurato e definito: non è affatto improbabile che le ricerche sulla sessualità e gli organismi che ruotano attorno ad essa vivano nei prossimi anni un vero e proprio boom, portando a rivalutare una fetta di organismi oggi trattati come dannosi, che potrebbero diventare – perché no – quasi terapeutici.

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Pasquale Cacciatore

Nato a Gallipoli nel 1991, entusiasmato da scienza e tecnologia sin dalla tenera età. Laureato in Medicina e Chirurgia ed ex-borsista presso il Collegio Universitario “Lamaro-Pozzani” della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, attualmente è Resident Doctor in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È un appassionato delle tematiche di salute globale, politica sanitaria ed health technology.
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