MPS e il ritorno della banca di Stato

15/12/2016 di Alessandro Mauri

Monte dei Paschi di Siena (MPS) tenta il tutto per tutto per evitare la nazionalizzazione e chiudere l’aumento di capitale con risorse private entro il 31 dicembre. Comunque vada a finire, un fallimento soprattutto della vigilanza, BCE in primis.

Nessuna proroga – Sebbene la notizia si sia diffusa ben prima dell’ufficialità, e per questo la BCE minaccia di avviare procedimenti legali, è oramai nota la situazione di Mps: l’istituto di Francoforte ha respinto – quasi una settimana fa – la richiesta di MPS di rinviare la scadenza per l’aumento di capitale. MPS avrebbe voluto infatti concludere l’operazione da 5 miliardi di euro entro il 20 gennaio, considerando il mutato contesto post-referendum. Nonostante non ci sia stato né panico sui mercati, né una vera e propria fuga degli investitori, l’esito della tornata referendaria ha determinato qualche giorno di attesa da parte dei mercati. Per questo motivo, sostiene MPS, sarebbe stato opportuno spostare di qualche giorno la scadenza dell’aumento. Non è parsa dello stesso avviso la BCE che invece ha confermato il 31/12 quale ultima data utile per reperire i 5 miliardi di euro necessari a stabilizzare MPS, specie in vista della maxi cessione di sofferenze (non-performing loans, NPL) sempre richiesta dalla BCE.

Le opzioni sul tavolo – Dopo aver raccolto 1 miliardo di euro dalla conversione dei bond subordinati da parte degli investitori professionali, restano da trovare 4 miliardi di euro. A complicare la situazione potrebbe essere il venir meno della garanzia sull’aumento da parte del pool di banche che ha strutturato l’operazione. Resta in dubbio anche l’intervento del fondo del Qatar, congelato dopo il referendum (l’interlocutore era infatti il governo Renzi, ora bisogna capire se ci sarà continuità in questo senso), che avrebbe dovuto portare almeno un altro miliardo di euro. Per trovare altri 2 miliardi di euro dunque MPS punta alla conversione delle obbligazioni subordinate in mano alla clientela retail, con il benestare della Consob che ha dato, in giornata, il via libera. La conversione di questi titoli era stata infatti impedita nella prima fase in quanto la clientela retail non avrebbe un profilo di rischio tale da permettere il cambio tra obbligazioni e azioni, ma MPS spera che la Consob rimuova questi paletti, in caso di conversione volontaria da parte della clientela. Una prospettiva difficile, e che inoltre dovrebbe poi tradursi in una effettiva domanda da parte del retail: se da un lato la conversione sarebbe conveniente da un punto di vista economico (le obbligazioni subordinate quotano a circa la metà del valore nominale, ma sarebbe convertite sostanzialmente alla pari), il rischio diventerebbe più elevato.

L’intervento dello Stato – Indipendentemente dall’esito di quest’operazione, sarebbe già pronto un piano di intervento pubblico per il salvataggio di MPS. Elaborato dal governo Renzi, con la conferma di Padoan a ministro dell’economia, potrebbe essere portato avanti anche dall’esecutivo Gentiloni e, sebbene non siano noti i dettagli, i possibili scenari sono due. Il primo, più probabile, riguarda la garanzia pubblica sulla parte di aumento di capitale che non sarebbe coperto dagli investitori privati. Il secondo, più invasivo, riguarderebbe un intervento diretto dello Stato in MPS. Tutto questo con il benestare più o meno espresso dell’Unione Europea e della BCE.

Il ruolo dell’Europa – L’intervento dello Stato segnerebbe un manifesto fallimento delle politiche sin qui portate avanti dall’Europa e dalla BCE in particolare: nonostante tutti gli sforzi fatti per evitare “aiuti di Stato” e per addossare le perdite a investitori e correntisti, verrebbe a galla una questione in realtà evidente da tempo. Nessun governo potrai mai permettersi di lasciare che le perdite di un eventuale fallimento bancario cadano direttamente sui risparmiatori, tanto più per istituti di grandi dimensioni come MPS, per i quali misure come il bail-in sarebbero inoltre deficitarie. Ogni volta che ci si troverà di fronte ad una situazione del genere, la via dell’intervento dello Stato, più o meno diretto, più o meno mascherato, sarà sempre preferita. Anche la stessa Unione Europea, come probabilmente accadrà con MPS, dovrà chiudere un occhio, per evitare di alienarsi ulteriormente le simpatie dei propri cittadini.

Infine, la situazione di MPS testimonia le carenze degli interventi fin qui portati avanti, con oltre 20 miliardi di capitale (compresi i 5 attuali) raccolti negli ultimi anni senza che la situazione migliorasse. Una colpa che va condivisa dal management dell’istituto senese e dalla BCE, che, di fronte alla crisi degli enti, non sembra riuscire a fare molto altro oltre a chiedere iniezioni di capitale, nonostante la situazione dei mercati ne sconsigli caldamente il ricorso.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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