Mps: i legami pericolosi con la sinistra italiana

25/01/2013 di Giacomo Bandini

Inaugura una serie di articoli dedicati alla questione Monte dei Paschi di Siena, il primo si concentra sui legami tra la sinistra italiana e la Banca. Fantasie o verità?

Il demone della finanza: i derivati. Dietro il recente scandalo , colpevole di aver trascinato Monte dei Paschi – la più antica banca italiana – all’inferno e di averla trasformata da gioiello economico e politico senese ad esempio di gestione nefasta, ci sono proprio i derivati e Giuseppe Mussari . Indicato come il male assoluto e capro espiatorio pubblico, ora è solo; ma la realtà dice che il peso della colpa non è solo frutto delle sue sciagurate azioni, bensì un concatenarsi di scelte politiche e finanziarie disastrose che trovano complicità in quel PD già tiratosene fuori.

Tutto comincia nei lontani anni ’90, quando, grazie alla legge Amato, si tenta di ridurre la supremazia delle fondazioni bancarie all’interno dei CdA delle stesse, obbligandole, in parola povere, a vendere parte delle quote detenute. L’unica banca nella quale la fondazione corrispettiva mantiene il pieno controllo con il 51% delle azioni è proprio quella di Siena, fondazione i cui vertici sono nominati da sempre dal Comune di Siena, feudo del centro sinistra.

L’evidenza di un rapporto speciale tra DS e Mps risale, però, al 1999, quando viene pianificato l’acquisto della Banca del Salento. La questione diventa ben presto spinosa: la Banca 121 dei Semeraro aveva appena aperto una filiale a Londra con la quale aveva cominciato la vendita di prodotti finanziari denominati My Way e 4You. Tale strategia consentì, nei mesi immediatamente precedenti all’acquisizione da parte di Mps, di triplicare il proprio valore di mercato. A favorire l’operazione fu il manager Vincenzo de Bustis, il quale aveva conosciuto D’Alema nel 1994, quando quest’ultimo si trovava in campagna elettorale. Era stato un colpo di fulmine: la banca principale del salento e un uomo che, in quegli anni, stava cercando di esportare, grazie alle coop, la finanza di sinistra nel tacco dello stivale. Forse è anche per questo che i vertici della fondazione del Mps rimangono subito convinti della bontà dell’operazione e decidono ben volentieri di pagare 2.500 miliardi di lire per l’acquisizione della 121. La campagna MyWay e 4You di conseguenza continua nella Banca di Siena, dove i pacchetti vengono venduti ai clienti, trattandosi però di contratti che la Cassazione, dopo la sentenza del Tribunale di Teramo del 2006, ha dichiarato sostanzialmente ingannevoli e assimilabili ad una truffa, disponendone l’annullamento. Intanto, de Bustis, diviene da lì a poco Direttore Generale del Monte dei Paschi, portando all’interno di Rocca Salimbeni la grande amicizia con D’Alema.

Nello stesso periodo, precisamente nel 2001, viene eletto un a capo della Fondazione Mps Giuseppe Mussari il quale, cinque anni dopo, diventerà Presidente della Banca. La sua elezione provoca non poche reazioni a livello nazionale, in quanto sembrò a molti il frutto di un vero e proprio regolamento di conti interno ai Ds, risoltosi, ancora una volta, con la vittoria della corrente di Massimo D’Alema. Il quale , come ha riportato La Stampa, ha dichiarato, due giorni fa: “Noi, e per noi intendo il Pd di Siena nella persona del sindaco Franco Ceccuzzi, Mussari lo abbiamo cambiato un anno fa, assieme a tutto il consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi. Questi sono fatti documentati”. Tutto vero, ma da una parte il congedo forzato di Mussari non cancella l’operato ultradecennale dei vertici del Monte dei Paschi, dall’altra tale dichiarazione evidenzia lo stretto legame fra PD e il gruppo Mps. Pierluigi Bersani , intanto, dichiarava nello stesso momento il partito estraneo a qualsiasi implicazione nelle vicende senesi. Un autogol, insomma.

L’intreccio poi non si esaurisce. In quel periodo infatti vennero elaborate alcune strategie fondamentali riguardo al fulcro delle “politiche” bancarie del decennio scorso, le fusioni. Queste erano considerate uno dei pochi modi per permettere ai nostri istituti di competere a livello internazionale. Mussari, uomo ambizioso, non si tira certo indietro dalla competizione, giocata, sul territorio, fondamentalmente da Unicredit, Intesa-San paolo e Mps. E sono ben tre le opportunità che possono essere sfruttate per diventare veramente grandi. Scartata immediatamente la prima ipotesi: una fusione con San Paolo, il cui peso maggiore avrebbe portato la dirigenza di Mps ad avere un ruolo di margine nel futuro gruppo, lo stesso avviene con la “geronziana” Capitalia (acquistata poi, nel 2007, da Unicredit). L’obbiettivo, però, sembra trovato. Si tratta di Bnl. Ma anche in questo caso intervengono la politica e l’alta finanza. Le difficoltà insormontabili create all’operazione, tese a favorire, invece, la scalata di Unipol alla Banca Nazionale del Lavoro – il riferimento qui è alle intercettazioni di Fassino del 2006 e all’alt di Antonio Fazio- portano il Mps a mancare la creazione del gruppo, nonché una possibile fusione con la Bbva di Bilbao, grande azionista di BnL. La Banca del Lavoro finirà poi in mani francesi, visto il fallimento dell’operazione di Unipol.

Da qui, in sostanza, il Monte dei Paschi segna il suo destino. Non senza responsabilità politiche, dunque. Come testimoniano i 700 mila euro versati a titolo di finanziamento dallo stesso Mussari nelle casse del PD e le dinamiche di elezione della Deputazione Generale dell’Istituto, incaricata, a sua volta, di eleggere il Presidente: su sedici membri 8 sono nominati dal Comune di Siena, cinque dalla Provincia e uno dalla Regione. Il Segretario Bersani cerca di sviare i legami stretti del partito dalla questione, i fatti però indicano tutt’altra direzione, il Pd è davvero estraneo alla faccenda?

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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