Mps, btp e derivati

28/01/2013 di Giacomo Bandini

mps-derivati-btpNel capitolo precedente ci siamo concentrati soprattutto sulla malaugurata vicenda di Antonveneta, in questo ultimo capitolo del dossier Monte dei Paschi vi sarà una dettagliata analisi dei fatti legati allo scandalo derivati. Cronologicamente parlando, l’ultimo articolo relativo ai guai del banco senese era giunto al 2008. Con l’ingresso nel nuovo anno Mps oltre a dover affrontare le conseguenze dell’affaire Antonveneta (4 miliardi bruciati nel giro di un anno) deve anche fronteggiare la crisi, che ha iniziato a colpire duro. La Banca è costretta a correre ai ripari. Il contesto del periodo non era certo dei più facili: Mps si ritrova con 30 miliardi di Titoli di Stato a coefficiente patrimoniale basso. Non rendono quasi nulla. Mussari  è costretto a chiedere l’intervento di Deutsche Bank per tamponare una perdita di 367 milioni di euro della banca su un contratto derivato precedente, chiuso sempre con il colosso tedesco. L’operazione prevede 1,5 miliardi di derivati sottoscritti che si protrarranno fino al 2018 e il nome affibbiatogli è Project Santorini. Come parte dell’accordo la banca italiana avrebbe dovuto eseguire una “losing bet” (una scommessa perdente) contro il valore dei titoli di Stato. Ad occuparsi di tutto è il banchiere Dario Schiraldi. Secondo uno studio di Bloomberg però l’operazione Santorini genera perdite immediate per 87 milioni di euro, nel 2008 per 62 milioni, mentre nel 2009 la liquidazione dell’operazione le ha portate fino 224,4 milioni.

Mps è diventata così un hedge found, un fondo speculativo ad alto rischio.

Il 2009 invece è l’anno di “Nota Italia”, nata dall’esigenza di coprire le gravi perdite causate dalle precedenti scelleratezze . L’operazione aveva un valore nominale di 500 milioni e per effettuarla richiede l’utilizzo di un veicolo finanziario irlandese, Corsair Finance, inventato letteralmente da Jp Morgan. “L’operazione in oggetto” dicono sempre gli esperti di Bloomberg “ appartiene alla famiglia delle cartolarizzazioni sintetiche credit link note”. Per intenderci, la posizione consiste nella compravendita di strumenti  protettivi sui titoli emessi dalla Repubblica Italiana. Il tutto con scadenza 2037. La società veicolo emette le note, poi sottoscritte dalla banca. In seguito la società veicolo investe le risorse finanziarie raccolte con l’emissione delle note acquistando un titolo con alto rating (tipo AAA) il quale rappresenta il collaterale dell’operazione e vende protezione sul nome Italia, attraverso un credit default swap in dollari. In poche parole Mps è costretta a giocare contro il Paese. Il tutto convertito in euro con la sottoscrizione di un currency swap, giocando sul cambio euro dollaro favorevole. Il 2009 si caratterizza poi per essere l’anno dei primi Tremonti bond, richiesti per 1,9 miliardi di euro – su 6 di capitalizzazione in Borsa – per arginare la relativa debolezza patrimoniale e gli utili in calo del 30%. Debolezza che risale ancora all’ integrazione di Banca Antonveneta nel 2007.Nel frattempo, Gianluca Baldassari, che lascia la banca a marzo 2012 poco dopo l’arrivo di Viola che insieme a Profumo cerca di fare piazza pulita, aveva investito 1,71 miliardi di euro in titoli strutturati di ogni genere: Abs, Cdo, Cdo Squared etc. Il valore di tutti i titoli però già dopo alcuni mesi vale 200 milioni in meno,

I soldi iniziano a finire. Il dividendo scende progressivamente, la fiducia della Borsa è scomparsa. L’unica soluzione sembrerebbe vendere una parte delle azioni della Banca, ma il timore è quello che la Fondazione perda definitivamente il controllo sulla sua creatura e al contrario si continua con il contrarre altri prestiti strutturati. Il finanziamento della politica locale invece continua ed è anche generoso. Il 2011 si caratterizza per essere l’anno dello spread: tutti scaricano i titoli tossici italiani, ma nessun compratore. Il Monte dei Paschi e altre banche continuano a riempirsi di titoli per un totale di 26 miliardi.Le perdite aumentano a dismisura. La Fondazione infine si trova costretta a vendere scendendo per la prima volta sotto la soglia del 51%. La Banca è nuovamente in crisi di liquidi e tenta un nuovo aumento di capitale.

Per salvarla anche in questa occasione sembrano necessari altri Bond statali, questa volta i Monti Bond. Con l’avanzare della crisi le autorità di vigilanza nazionali, Bankitalia, e europee, l’Eba dispongono di maggiori poteri di controllo e ispezione. Ed è proprio l’Eba a evidenziare carenze patrimoniali per 3,1 miliardi, appena pochi mesi la chiusura dell’aumento di capitale da 2,1 miliardi del giugno 2011. Il risultato finale del test Eba rileva necessità di capitale aggiuntivo per 1,7 miliardi. Il cda di Mps richiede un aumento di 500 milioni oltre ai 3,4 miliardi previsti dagli iniziali Monti Bond. Il totale è 3,9 miliardi di aiuti di Stato di cui 1,9 per coprire i precedenti Tremonti Bond. Mussari intanto è presidente dell’Abi, assobanche e Profumo diventa presidente di Montepaschi dal 2012.

Lo scandalo sui derivati scoppia il 22 gennaio a causa delle rivelazioni contenute ne “Il Fatto Quotidiano”, dove viene denunciata una terza operazione per salvare il dissesto finanziario della Rocca Salimbeni: nome in codice Alexandria. Si tratterebbe di un contratto segreto risalente al luglio 2009 con la banca Nomura relativo all’ennesimo derivato sottoscritto, Alexandria per l’appunto. Un contratto che impone  una correzione che vale220 milioni nel bilancio 2012, ma che si potrebbe rivelare di 740 milioni. I punti critici sono due e sono conosciuti grazie ad una telefonata registrata da Nomura e ora agli atti del processo e resa pubblica dal quotidiano. Primo punto: un’operazione permetteva a Mps di accollare a Nomura la perdita dei derivati col nome in codice Alexandria e così di truccare il bilancio 2009. La seconda prevedeva il rimborso in quanto il Monte Paschi sarebbe entrato in “un asset swap e due operazioni pronte contro termine a 30 anni legate a tale swap” (citazione testuale dalla telefonata). La storia poi è quelle che conosciamo e abbiamo sentito tutti, Mussari si dimette dalla presidenza dell’Abi e Palazzo Salimbeni viene messo sotto setaccio dall’autorità giudiziaria.

La finanza dunque è davvero avvelenata. Lo scandalo però richiede una serie di ammissioni di responsabilità che finora non vi sono state. I manager in primis, tutti hanno condannato Mussari che ha sicuramente un grosso peso e gravi colpe, ma non era da solo ai vertici dell’istituto. I vari Baldassarri e Vigni i cui nomi spuntano a poco a poco non possono continuare ad affermare la loro risicata ignoranza. Gli organi di vigilanza: la Consob che tace e la Banca d’Italia che risponde con un comunicato, in cui parla di “documenti nascosti all’Autorità di Vigilanza”. Troppo poco. C’è ovviamente la politica. Comune, Provincia, i vecchi vertici dei Ds da cui sono scaturite le nomine e il consenso. Il Pd che continua a dichiararsi estraneo, rendendosi vulnerabile agli attacchi mossi da tutte le altre forze in campo, anche se sentire Berlusconi e Alfano che parlano di “questione morale” fa sorridere. E va ripetuto ancora: è possibile che nessuno sapesse dello stato delle cose?

Come ha detto Luigi Zingales, ci vuole il coraggio di cambiare. E’ necessario un cambiamento del sistema di vigilanza, del sistema di governance bancaria e una regolamentazione più stretta sull’uso dei derivati.

Urge maggiore trasparenza nelle operazioni e la possibilità che vengano realmente puniti i responsabili della cattiva gestione come coloro che dichiarano bancarotta a livello imprenditoriale. Se poi ci pensa lo Stato a salvarli con finanziamenti pubblici, allora la finanza in questo paese è davvero malata e urgono terapie di cambiamento.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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